Berlinale 64

Recensione The Dark Valley

Dal romanzo di Thomas Willman un western atipico e suggestivo ma non privo di difetti

Recensione The Dark Valley
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Adattando un romanzo scritto da Thomas Willman, il regista Andreas Prochaska ha cercato di unire nel suo nuovo film The Dark Valley più elementi e tematiche, riuscendo a tratti a confezionare un'opera originale dall'aspetto visivo affascinante che, purtroppo, si scioglie nella seconda parte quasi anticipando il ritmo delle stagioni durante le quali si svolgono gli eventi. La trama ricca di sfumature sembra inizialmente promettere un lungometraggio dall'atmosfera tesa e incalzante ma, finito il mistero, quello che rimane è solo una lunga lista di stereotipi e clichés impreziositi da una suggestiva fotografia che enfatizza la bellezza delle location, e qualche invenzione registica di buon livello. Il tema della vendetta viene trattato all'interno di una prospettiva familiare non priva di interessanti spunti di tipo sociale e psicologico, ma la complessità di questo approccio non viene mai esplorata del tutto, limitandosi a restare sulla superficie dei problemi che vengono risolti, in pieno rispetto dei canoni western, ricorrendo alla rapida catarsi delle armi da fuoco.

Il cavaliere della valle solitaria

La tranquilla quotidianità di una comunità che vive in una valle circondata da un promontorio montuoso viene interrotta bruscamente dall'arrivo di uno straniero a cavallo. Greider (Sam Riley) è un americano, di professione fotografo, che ha deciso di trascorrere l'inverno in quella remota località, tra cittadini molto legati tra loro e che condividono un importante segreto. Greider alloggia nella casa della giovane Luzi (Paula Beer), promessa sposa di Lukas (Thomas Schubert). La presenza di Greider non viene vista di buon occhio dagli abitanti, soprattutto dagli uomini della famiglia Brenner, alla guida della comunità da sempre.Tra il fotografo e Luzi si stabilisce invece un rapporto di reciproca comprensione, nonostante entrambi nascondano dei segreti sul proprio passato e sulle regole esistenti nella valle.Mentre arriva rapidamente l'inverno e la neve, due misteriosi omicidi tra i Brenner mettono a rischio l'equilibrio stabilitosi nel corso del tempo nella valle.

Tra il bene e il male

Le sequenze iniziali del film introducono una storia di violenza spietata inaspettata durante una notte che ben riflette l'oscurità degli eventi, mentre la voce della giovane Luzi racconta quanto accaduto.L'entrata in scena di Greider, scandita dal lento incedere del cavallo tra le montagne innevate, è rappresentata con un tono epico di grande impatto, grazie alla cornice inusuale per un western. Il regista  Andreas Prochaska riesce a costruire bene l'atmosfera un po' claustrofobica ed emotivamente opprimente che anima la cittadina al centro degli eventi, e l'espediente dello straniero arrivato da lontano che spezza l'equilibrio viene sviluppato con cura e attenzione. L'attrice Paula Beer ha saputo trovare la giusta chiave di lettura al personaggio di Luzi, evidenziandone la voglia di conoscere e sapere cosa si trova al di fuori dei confini del proprio piccolo mondo, senza però dimenticare una piccola dose di ribellione e una malinconica rassegnazione per il proprio destino. Sam Riley, con il suo taciturno cowboy solitario, conferma di sapersi adattare bene ai ruoli in cui bene e male sono privi di confini netti e precisi, ma appare un po' troppo statico nella sua recitazione delle sequenze finali, faticando a rappresentare in modo adeguato la drammaticità della vita del suo personaggio. Gli interpreti dei fratelli Brenner sono invece fin dall'inizio un po' troppo stereotipati nella loro incarnazione di uomini privi di remore morali.

The Dark Valley The Dark Valley, dopo aver immerso lo spettatore in una dimensione molto particolare, perde di incisività dopo le svolte narrative principali, facendo emergere eccessivamente la familiarità del regista con il mondo horror che, unito agli schemi più classici del western ispirato a Sergio Leone, dà vita a momenti surreali ed eccessivamente enfatici. Gli scontri tra i protagonisti, pur presentando un'ampia dose di azione, scivolano via lenti senza mai creare il giusto impatto emotivo e il film subisce un'involuzione che rende vani gli sforzi compiuti inizialmente, limitandosi a essere un western poco brillante in cui gli assolati deserti statunitensi vengono sostituiti dalla fredda neve delle Alpi.

5.5

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