The Coma, la recensione del film di Nikita Argunov

Con The Coma, Nikita Argunov crea uno sci-fi originale, divertente e visivamente molto suggestivo. Una bella sorpresa per il genere.

recensione The Coma, la recensione del film di Nikita Argunov
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Christopher Nolan è Christopher Nolan. Ormai si può tranquillamente dire che il regista britannico sia diventato l'asso pigliatutto della settima arte di questo decennio. Tuttavia non ha mai avuto molti discepoli, almeno fino a questo momento.The Coma, di Nikita Argunov, ha convinto parecchio al Trieste Science + Fiction Festival di quest'anno, grazie a una bella sceneggiatura scritta dallo stesso Argunov e da Timofei Dekin e Aleksey Gravitskiv.
Di certo, un'ulteriore prova di quanto il cinema russo sia una realtà tutta da scoprire e da valorizzare, per ora purtroppo penalizzata da una distribuzione molto stentata e dall'incapacità di sfondare oltre i confini nazionali.

Un ragazzo perso in un labirinto

The Coma è un gradevolissimo e intrigante prodotto, per quanto magari in ultima analisi non porti poi moltissimo di nuovo al genere sci-fi; lo si potrebbe tranquillamente definire un "homage", ma un homage molto ben riuscito.
La trama vede come protagonista il giovane architetto Viktor (Rinal Mukhametov) che dopo un incidente stradale si sveglia in un gigantesco labirinto in cui la realtà perde completamente di senso, dove ogni certezza fisica, materiale, gravitazionale va in frantumi, quasi si trovasse dentro un enorme videogioco o puzzle tridimensionale. Il tutto è in realtà basato sui ricordi delle persone, sulla parte ancora attiva della loro mente in stato comatoso.
In questo universo distopico, Viktor in breve tempo dovrà cercare di recuperare la memoria, capire perché è finito in una realtà dove ognuno può rivendicare poteri diversi, ma dove comunque esistono pericoli mortali e soprattutto vi è un'umanità che vuole salvarsi.
Ma nella sua ricerca della verità e di come farcela, in un mondo abitato da creature spaventose e dove ogni logica e certezza fisica non esiste, Viktor a poco a poco dovrà fare i conti con uno sporco segreto.

I capisaldi della moderna fantascienza

The Coma dal punto di vista estetico e della regia è a dir poco entusiasmante, lo è perché (come spesso capita ai B-movies) non scende ad alcun compromesso tra la dimensione visiva e quella creativa.
Argunov va a briglia sciolta nel suo unire l'universo di Matrix con Inception, Johnny Mnemonic e soprattutto con quella realtà dark e cyber-punk del mondo videoludico che ha fatto la fortuna di prodotti come Souls, Starcraft o Metro.
Ma è possibile trovare anche numerosi riferimenti allo sterminato mondo degli anime giapponesi dell'ultima generazione, alla loro poesia e capacità di andare oltre la materialità.
Il resto del cast, composto da Lyubov Aksyonova, Anton Pampushnyy, Milos Bikovic e Konstantin Lavronenko, assolve il suo compito senza infamia e senza lode, si attiene a uno script non particolarmente approfondito ma che ha il grande merito di divertire, di andare oltre l'azione pura e semplice.

L'immagine di un'umanità persa nella propria fantasia

Sotterranea, si aggira la metafora dell'umanità schiava della sua stessa fantasia, delle proprie ambizioni, spietata verso i propri simili, per la sua incapacità di accettare la realtà materiale di un mondo che non corrisponde alla dimensione del sogno.
Belli i riferimenti alla mitologia (sia classica che norrena), e quasi non si nota che è un B-movie per la qualità di effetti speciali che sono tra l'altro sempre funzionali alla narrazione.
C'è anche l'elemento della cecità della massa, della necessità per il pubblico di avere sempre un "guru" o un leader in cui credere.
The Coma in ultima analisi è un tipo di prodotto che per caratteristiche e concezione ha davvero molto da insegnare alla sci-fi di oltreoceano.

The Coma The Coma di Nikita Argunov è uno sci-fi robusto, creativo e visivamente molto accattivante. Pieno di omaggi e rimandi al mondo cyber-punk, al cinema di Nolan, delle Sorelle Wachowski e al mondo videoludico, offre un intrattenimento mai superficiale. Presentato al Trieste Science + Fiction Festival, scorre con piacere lungo tutta la sua durata. Per quanto i personaggi non siano mai particolarmente approfonditi, l'insieme offre una bella riflessione sul rapporto tra fantasia e realtà, tra umanità e tecnologia.

8

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