The Circle Recensione: oltre i limiti del social

Dal Best Seller di Dave Eggers è arrivato nelle sale The Circle, il nuovo lungometraggio co-scritto e diretto da James Ponsoldt.

recensione The Circle Recensione: oltre i limiti del social
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Quando, nel 2014, venne pubblicato per la prima volta il romanzo di Dave Eggers, The Circle, l'opera dell'autore statunitense è stata accolta dal pubblico come un intelligente monito - oltre che una riflessione sul concetto di privacy - su quel che sarebbe potuto accadere qualora il privato delle persone fosse divenuto pubblico attraverso l'arma a doppio taglio dei social network. Anche se sono passati pochissimi anni dall'uscita del libro, l'internet corre più veloce della letteratura verso il futuro ed è per questo che, pur rimanendo una storia efficace nel suo distopismo, nel 2017 la trasposizione cinematografica del testo di Eggers, diretta e co-sceneggiata con lo stesso autore da James Ponsoldt, rischia di essere accolta dal pubblico come prodotto "stantìo" e retorico più che come una considerazione antropologica su quel che potrebbe accadere qualora - come effettivamente sta succedendo - rinunciassimo in toto alla nostra privacy in nome di un'esistenza tutta focalizzata non più sull'essere ma bensì sull'"apparire" social.

I segreti sono bugie

"The Circle", nel romanzo come nel film, altro non è che la più importante multinazionale del mondo nel campo della tecnologia e dei social media. L'azienda ha in cantiere l'ambizioso progetto di creare un un'applicazione che consenta di "chiudere il cerchio", ovvero di creare una community trasparente nella quale tutte le esperienze individuali degli iscritti possano divenire pubbliche. Per lavorare a questo particolare social a tutto tondo viene assunta Mae (Emma Watson), una donna giovane e ambiziosa che in poco tempo riesce a scalare i vertici della società tanto da essere notata dal Fondatore stesso Eamon Bailey (Tom Hanks) che la sceglie come "consapevole" cavia, rendendola il primo essere umano ad essere seguito 24 ore su 24 da una minuscola telecamera in diretta streaming mondiale. Se nella prima parte The Circle è tutto focalizzato sul "sogno" di Mae di far parte di qualcosa di "maestoso", la pellicola poi si trasforma in un vero e proprio thriller psicologico in cui il mantra del lungometraggio, "i segreti sono bugie" comincia ad assumere - anche per l'assuefatta Mae - un tragico significato.

Il Cerchio si è chiuso

Nonostante i tanti tagli, anche importanti, che sono stati fatti rispetto al romanzo, The Circle riesce comunque a trasporre in maniera eccellente il percorso di Mae, i motivi delle sue scelte: dalla sua infatuazione intellettuale verso il personaggio di Bailey al suo risveglio durante il quale la protagonista si porrà (e porrà agli spettatori) domande su quanto sia giusto - o meno - abbattere il muro della riservatezza, su quanto sia vero o meno che - come afferma l'ipocrita personaggio di Hanks - "la conoscenza è bene, la conoscenza totale è anche meglio" se questa frase è unicamente atta ad abolire il concetto di privacy e, quindi, di individuo e di individualità. Purtroppo però l'ottima regia, funzionale alla trama e a ogni cambiamento di registro, tanto della storia quanto dei suoi protagonisti, e le ottime performance attoriali non bastano a salvare un film che è nato anacronistico. Il problema è che già viviamo in un'epoca storica in cui siamo disposti a condividere qualsiasi pensiero e momento della giornata per sentirci parte di una comunità virtuale, tanto che addirittura i killer uccidono in diretta Facebook come se davvero ogni segreto fosse una bugia. Ed è per questo che gli importanti temi affrontati in The Circle, oggi, ci scivolano addosso, come il film stesso: il cerchio ormai è chiuso.

The Circle Il Best Seller di Dave Eggers The Circle nel 2014 fu considerata un’opera distopica, monito di un futuro alle porte ma all’epoca non ancora così imminente. La versione cinematografica del romanzo, però, pur arrivando nelle sale a soli 3 anni dall’uscita del libro, si trova a raccontare - anche se in maniera romanzata e a tratti metaforica - una realtà a cui il pubblico è già abituato, assuefatto. È per questo che il buon film di James Ponsoldt più che, come doveva essere, un’intensa e potente riflessione sui rischi che si incorrono quando si dona la propria individualità agli altri attraverso i social, rischia di apparire come film retorico che mira solamente a puntare il dito contro il presente.

6.5

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