Venezia 72

Recensione The Childhood of a Leader

Quello di Brady Corbet si dimostra essere uno fra i più interessanti e promettenti esordi registici degli ultimi anni: un dramma di estrema suggestione e di innegabile fascino presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia 2015.

recensione The Childhood of a Leader
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Francia, 1918. Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, i rappresentanti delle principali potenze sono in procinto di riunirsi a Versailles per negoziare i termini della pace e stabilire il nuovo assetto degli equilibri fra le nazioni. Nei pressi di Versailles prende residenza un importante diplomatico americano (Liam Cunningham), accompagnato dalla moglie (Bérénice Bejo) e da loro figlio Prescott (Tom Sweet), un ragazzo pre-adolescente affidato alle cure della fedele domestica della famiglia, l'affettuosa Mona (Yolande Moreau). Mentre suo padre è impegnato nei preparativi per la conferenza che deciderà le sorti dell'America e dell'Europa, la madre, donna inflessibile e devota cristiana, assume la giovane Ada (Stacy Martin) affinché insegni a Prescott la lingua francese. Nel frattempo, però, il ragazzo inizia a manifestare i segni di un insondabile malessere e ad assumere atteggiamenti strani e imperscrutabili, fino al punto da intraprendere con la madre un furioso "braccio di ferro" che porterà a conseguenze sempre più drastiche...

L'INFANZIA DI UN CAPO

È un esordio a suo modo impressionante, quello del giovane attore statunitense Brady Corbet (nato in Arizona, classe 1988) dietro la macchina da presa. Formatosi nell'ambito del cinema indipendente (nel suo curriculum Mysterious Skin di Gregg Araki e La fuga di Martha di Sean Durkin) e della TV di alta classe (24, la miniserie Olive Kitteridge), per poi approdare alla corte di alcuni fra i principali registi europei (la versione americana di Funny Games di Michael Haneke, Melancholia di Lars von Trier e Sils Maria di Olivier Assayas), per il suo debutto come regista Corbet ha scelto di puntare altissimo. E The Childhood of a Leader, co-produzione tra Francia e Gran Bretagna, presentato nella sezione Orizzonti alla 72° edizione del Festival di Venezia, è un film encomiabile già soltanto per le sue ambizioni. Non tanto per gli imponenti modelli letterari citati da Corbet come propri riferimenti (il racconto Infanzia di un capo di Jean-Paul Sartre e il romanzo Il Mago di John Fowles), quanto per la decisione di affrontare temi di grande complessità - uno studio sulle derive totalitaristiche dell'Europa del Novecento - con un approccio diametralmente opposto alle convenzioni hollywoodiane, ma plasmato piuttosto sul rigore del cinema d'autore nordico e mitteleuropeo: sia dal punto di vista della costruzione dello spazio filmico (esemplare l'apporto della cupa fotografia di Lol Crawley), sia sul piano narrativo, per un film che dietro l'apparente freddezza delle prime sequenze sa generare una tensione progressiva e raggelante.

LE ORIGINI DEL MALE

Il nucleo della pellicola è costituito dalla figura di Prescott, l'impenetrabile bambino che, attraverso i tre "scatti d'ira" che costituiscono idealmente i tre atti del racconto, lascerà emergere un inquietante lato oscuro: un lato oscuro destinato a sfociare in un conflitto aperto verso i suoi genitori, simboli di un'autorità patriarcale, religiosa (il fervente cristianesimo della madre) e politica. In questa prospettiva, il principale elemento di confronto per The Childhood of a Leader potrebbe essere Il nastro bianco, il capolavoro di Michael Haneke del 2009: tanto per la capacità di comporre un'atmosfera inesorabilmente sinistra mediante l'assoluto rigore della messa in scena (i piani fissi e la cinepresa quasi sempre immobile), quanto per la volontà di indagare e rileggere la storia del Novecento - e dei suoi orrori - usando i filtri di un'analisi al contempo culturale e psicologica. In tal senso, Brady Corbet sceglie coraggiosamente di non offrire un'interpretazione univoca ai comportamenti del suo giovanissimo protagonista, ma arricchisce il film di una pluralità di spunti e sottotesti: gli accenni freudiani alla sessualità di Prescott e alla presenza ingombrante della figura materna risultano quindi mescolati alle allusioni storico-politiche e filosofiche, veicolate dalla figura del padre di Prescott e di Charles Marker (Robert Pattinson), il quale si rivelerà un personaggio chiave nell'epilogo dell'opera, subito dopo l'improvvisa esplosione di violenza alla fine del terzo atto.

The Childhood of a Leader Fra i più interessanti e promettenti esordi registici degli ultimi anni, nonché fra i migliori titoli presentati alla Mostra di Venezia 2015, The Childhood of a Leader è un film che, al netto di un ermetismo non facilmente decifrabile e di una certa confusione nel suo apparato teorico, fa dell'ambiguità e delle audaci scelte stilistiche i propri punti di forza. Brady Corbet firma dunque un dramma di estrema suggestione e di innegabile fascino, che può avvalersi fra l'altro di un'eccellente squadra di interpreti (in primis un'inedita Bérénice Bejo, oltre al sorprendente Tom Sweet).

7.5

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