The Chaser, la recensione del thriller coreano su Prime Video

Na Hong-jin firma un film disperato e brutale, ispirato alla scia di delitti commessa da un serial killer che ha sconvolto l'opinione pubblica coreana.

recensione The Chaser, la recensione del thriller coreano su Prime Video
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Solo qualche mese fa, conseguentemente al grande successo di critica e di pubblico culminato con la vittoria di quattro Oscar di Parasite (2019), le sale italiane hanno visto l'uscita di Memorie di un assassino, pellicola del 2003 diretta dal medesimo regista Bong Joon-ho. La storia del film era vagamente ispirata a un caso di cronaca nera, il primo di omicidi seriali avvenuto in Corea del Sud tra gli anni '80 e '90.
E alla figura di un altro serial killer si ispira The Chaser, scritto e diretto cinque anni dopo dal connazionale Na Hong-jin, al suo esordio dietro la macchina da presa in un lungometraggio.
Questa volta la macabra fonte di partenza riguarda la persona di tale Yoo Young-chul, autore reo-confesso di venti omicidi: le vittime furono per gran parte prostitute e persone anziane, oggetto di brutali violenze e atti di cannibalismo prima della morte.
L'adattamento per il grande schermo si è preso le sue ovvie libertà ma non ha esitato nella rappresentazione della violenza, diventando un acclamato cult tra i thriller di produzione coreana.

Ore disperate

La trama vede per protagonista Joong-ho, un ex detective della polizia che ora lavora come protettore. Due delle sue ragazze sono scomparse nel nulla negli ultimi tempi, ma l'uomo pensa che abbiano semplicemente cambiato "magnaccia" e non ha effettuato denunce di alcun tipo.
Una notte obbliga una delle prostitute alle sue dipendenze, la bella Mi-jin, a occuparsi di un cliente: la ragazza, madre di una bambina, accetta nonostante abbia la febbre alta.
Questo sarà l'ultimo dei suoi problemi quando scopre che il pagante, Yeong-min, è in realtà uno psicopatico che la lega e imbavaglia procurandole una grave ferita alla testa.
Joong-ho si imbatte per puro caso la sera stessa nel killer, ma è ignaro della scia di sangue da questi commessa e in seguito a un alterco vengono condotti entrambi in centrale.

Una sana violenza di genere

Un'opera cupa e cruda, pregna di una violenza ferale che lascia senza respiro e adombra un'inquietante atmosfera di impotente desolazione nel corso di due ore ricche di sorprese ed emozioni.
Se i colpi di scena vengono parzialmente limitati dalla pressoché immediata confessione del killer, il crescendo tensivo è invece esasperato ed esplode in scene madri brutali che guardano a quel cuore pulsante e primigenio tipico di molte produzioni a tema indigene.
Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, The Chaser sa come e dove colpire, restituendo un amaro apologo morale che ha non pochi punti in comune proprio col succitato Memories of Murder: anche qui non esistono infatti personaggi limpidi e accomodanti, con lo stesso Joong-ho che risulta una figura spesso sopra le righe nei suoi eccessi fisici e verbali.
Ci troviamo così davanti al confronto serrato tra un antieroe e un villain mai così subdolo e spietato, lucidamente consapevole delle proprie azioni, e la sfida tra i due assume connotati sempre più grotteschi fino alla definitiva resa dei conti finale.

Ho visto il diavolo

La parziale forzatura che riguarda un evento clou nella parte finale viene giustificata dall'importanza di tale tassello narrativo nello schema generale e rende ancora più amara una vicenda dove le ombre soggiogano le luci in territori via via più claustrofobici.
Na Hong-jin, che due anni dopo avrebbe diretto il maggiormente introspettivo ma altrettanto riuscito The Yellow Sea (2010) e in tempi più recenti ha entusiasmato con il magnifico horror Goksung - La presenza del diavolo (2016), firma un'opera prima consapevole, con mano sicura e capace di insinuare delle salde dinamiche di genere all'interno di un percorso così tetro e oscuro, ideale discesa agli inferi che accompagna lo spettatore alla scoperta della più pura essenza del Male.

The Chaser Il Male nelle sue molteplici sfumature è una costante nella carriera del regista coreano Na Hong-jin, che per il suo esordio dietro la macchina da presa nel lontano 2008 ha preso spunto dalla scia di efferati delitti commessi da un serial killer che solo qualche anno prima sconvolsero l'opinione pubblica indigena. The Chaser è, e non poteva essere altrimenti, un film brutale dove per combattere ad armi pari col villain serviva un'altra figura scomoda, un ex detective riciclatosi a protettore di prostitute, che proprio nel viaggio all'inferno troverà forse una nuova speranza di redenzione. Ma le due ore di visione rimangono un incessante sali e scendi di tensione, con momenti di pura esasperazione dove lo spettatore viene trascinato di peso nel dramma dei personaggi e nella corsa contro il tempo per "salvare i salvabili". Nella miglior tradizione dei thriller provenienti dal Paese asiatico, il film non lascia un attimo di tregua e sfrutta la violenza quale mezzo per incanalare le contraddizioni della società, dall'inettitudine delle forze dell'ordine all'oblio degli ultimi, destinati in partenza al ruolo di vittime sacrificali. Per due ore di grande cinema di genere, che agguantano alla gola in un crescendo amaro e lancinante.

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