Venezia 70

Recensione The Canyons

Un noir sui pericoli dell’ambizione e dell’ossessione sessuale, con protagonisti Lindsay Lohan e James Deen

Recensione The Canyons
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Autore, tra l’altro, de Le regole dell’attrazione e American psycho, entrambi oggetti di chiacchieratissime trasposizioni cinematografiche, il losangelino classe 1964 Bret Easton Ellis firma la sceneggiatura del lungometraggio che segna il ritorno di Paul Schrader - responsabile dell’immortale script di Taxi driver (1976) - dietro la macchina da presa, a cinque anni dal discusso dramma a sfondo nazista Adam resurrected (2008), interpretato da Jeff Goldblum e Willem Dafoe.
Ed è proprio nella Los Angeles di oggi che si svolge la quasi ora e quaranta di visione, il cui punto di partenza è rappresentato dal fortuito incontro tra alcuni ventenni che, tutti apparentemente coinvolti nella produzione di un film che sembra non interessare a nessuno, finiscono al centro di una sequela di eventi destinati a sfociare in inganni, paranoia, crudeltà psicologica e violenza.
Quasi ora e quaranta di visione in salsa noir, a proposito di cui il regista americano osserva: “Il primo giorno delle prove ho detto agli attori che il film parla di un gruppo di ventenni di Los Angeles in fila al cinema. Solo che, a un certo punto, il cinema chiude e loro rimangono in fila perché non hanno dove altro andare”.

Sex & Lohan

Quasi ora e quaranta di visione in salsa noir che, riguardante i pericoli dell’ambizione e dell’ossessione sessuale, sia a livello personale che professionale, ruota attorno alla turbolenta relazione tra Christian, giovane e ricco produttore cinematografico cui concede anima e corpo il pornodivo James Deen alla sua prima prova lontano dall’universo della celluloide XXX, e la aspirante attrice Tara, incarnata da Lindsay Lohan.
Una Lindsay Lohan che, per la gioia dei suoi fan, appare in più occasioni svestita, complici bollenti amplessi che non mancano neppure di tirare in ballo membri in bella vista; man mano che nella propria vita si riaffaccia il suo ex Ryan, con le fattezze del Nolan Funk di Riddick (2013), complicando la situazione che arriva a trasformarsi in una escalation di sangue e giochi mentali.
Escalation che Schrader, includendo nel cast anche la Amanda Brooks di Flightplan - Mistero in volo (2005) e il Gus Van Sant regista di Belli e dannati (1991) e L’amore che resta (2011), inscena privilegiando i dialoghi e concedendo non poca importanza alla non disprezzabile prova sfoggiata dagli attori.
Scelte che lasciano tranquillamente intendere una certa impostazione teatrale dell’insieme, costruito su ritmi di narrazione talmente lenti da permettergli difficilmente di sfuggire alla letale morsa della fiacchezza.
Per non parlare del fatto che, una volta giunti ai titoli di coda, risulta piuttosto facile intuire la totale inutilità di un’operazione da grande schermo che lasciava in un primo momento intravedere interessanti premesse.

The Canyons L’elemento del lungometraggio di Paul”Auto focus”Schrader che immediatamente cattura l’attenzione dello spettatore è individuabile nella scelta di porre quale attore protagonista la star del porno James Deen, qui alla sua prima prova lontano dalle luci rosse. Per i soli maschietti, però, ancora più interessante è, sicuramente, sapere che i quasi cento minuti di visione non mancano di mostrarci la tanto gossipata Linsay Lohan generosamente senza veli e impegnata in bollenti sequenze di sesso. Sfortunatamente (???) per loro, però, esclusivamente questa può essere la motivazione per spingerli alla visione di quello che, sulla carta thriller noir riguardante i pericoli personali e professionali derivati dall’ossessione per il sesso e per l’ambizione, non solo si rivela un incredibilmente fiacco elaborato di celluloide, ma non riesce in alcun modo a far capire quale possa essere la sua utilità.

5

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