The Breakfast Club su Netflix: la recensione del cult anni '80

Arriva su Netflix il manifesto di una generazione di adolescenti. Scopriamo perché uno dei migliori school movie di sempre è ancora felicemente attuale.

The Breakfast Club su Netflix: la recensione del cult anni '80
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Ci sono film capaci di catturare lo spirito del tempo e di essere pietre miliari. Se ci sembra azzardato definirlo un capolavoro assoluto, di certo possiamo considerare The Breakfast Club semplicemente perfetto nel raccontare la vita scolastica, gli anni '80 e le illusioni del sogno americano dal punto di vista degli adolescenti. Successo clamoroso in patria, meno celebre in Italia, la pellicola del 1985 è anche un'ottima prova di regia e scrittura ai limiti dell'esercizio di stile, dato che tutti i personaggi si incontrano, e si scontrano, in un solo ambiente.
Se siete affezionati ai due Mamma, ho perso l'aereo, ad altre commedie classiche familiari come Beethoven, Miracolo sulla 34° strada e Dennis la minaccia, o cult adolescenziali come Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare e La donna esplosiva, sappiate che sono tutti sceneggiati da John Hughes.

Chiusi in gabbia

La scuola superiore americana è radicalmente diversa dalla nostra: non c'è una classe fissa ma tanti corsi, come avviene all'università. Per questo al cambio dell'ora gli studenti si riversano nei corridoi per spostarsi, prendendo i libri che servono nei celeberrimi armadietti. Difficile socializzare a lezione, dal lunedì al venerdì fino alle quindici; più facile farlo nei cosiddetti club pomeridiani, di tutti i tipi, dagli sport agli hobby, passando ovviamente per gli approfondimenti delle materie, fortemente raccomandati se non obbligatori. Cenni necessari per capire le premesse di The Breakfast Club: cinque studenti, tra loro sconosciuti, per punizione sono costretti a passare il sabato a scuola (che ospita quindi solo loro, il preside e un bidello), chiusi in biblioteca otto ore per svolgere un tema. La traccia, nient'altro che un pretesto, è: "Chi sono io?". Hughes è abile nello scegliere cinque stereotipi intramontabili: "la principessa", ragazza carina, molto ambita e popolare (la rossa Molly Ringwald, vera e propria "divetta" a partire da Sixteen Candles); un atleta, bello, aria da duro e risoluto (Emlio Estevez, figlio di Martin Sheen, poi diventato anche un apprezzato regista); un cosiddetto "basket case", ovvero un caso senza speranza, incarnato da una studentessa totalmente sballata e introversa; un cervellone, il consueto primo della classe; "un criminale", capellone borderline pronto a dare di matto.

Sarà proprio quest'ultimo, nella prima parte del film, a far detonare la narrazione. Come un concerto, in cui le armonie dell'orchestra rispondono puntualmente agli assoli di uno strumento, il ragazzo prenderà a insultare incessantemente i compagni, colpendo duro sui loro nervi scoperti, criticando tutti i club cui partecipano. Con essi, metaforicamente, i capisaldi della società americana (lui ovviamente non ne segue neanche uno) scontrandosi poi vivacemente col preside che di tanto in tanto verrà a controllarli.

Scoprire sé stessi, uniti contro il nemico

Come nei migliori racconti di formazione, c'è un prima e un dopo in The Breakfast Club, che avevamo inserito tra i migliori school movie di sempre. Si passa dal coalizzarsi contro le angherie di John Bender a un confuso e disorganizzato tutti contro tutti. È qui che il meccanismo di John Hughes talvolta si inceppa: c'è qualche ridondanza di troppo nella presentazione dei personaggi, esplorati in tutte le loro manie, caratteristiche e idiosincrasie. Hughes cerca l'immedesimazione del pubblico, divertendosi a esagerare. L'atmosfera asfittica, poi, nella grande biblioteca, pur con qualche incursione negli altri ambienti e corridoi vuoti della scuola, al di là dal voler suggerire un senso di obbligata costrizione (anche a causa dell'assenza della colonna sonora, in questa prima parte), a volte sembra dare l'impressione di un tempo davvero infinito che rischia di stancare. Quando, però, il regista e sceneggiatore interrompe il setup e i giri a vuoto dei suoi personaggi, mettendoli l'uno di fronte all'altro con tutta la sincerità possibile e celebrando il valore salvifico dell'amicizia contro ogni stupida differenza esteriore, ecco che il gruppo tira fuori tutta la sua splendida fragilità, intercettando le stesse angosce adolescenziali di oggi.
Qual è la loro colpa, perché sono in punizione? E poi secondo chi, in base a quale criterio e autorità? Soprattutto, chi ha deciso che ognuno di loro dev'essere solo ciò che sembra?

The Breakfast Club racconta disagi (ansia da prestazione, fatica a soddisfare le aspettative, complessi legati al proprio aspetto fisico) quantomai attuali, puntando il dito contro una generazione, quella degli adulti, che storicamente commette l'errore di dimenticare l'euforia irrazionale e il senso di inadeguatezza vissuti in gioventù.
ll vero nemico sono proprio i genitori, spesso assenti e portatori di troppa pressione e frustrazioni represse, in un manicheismo tanto ingenuo quanto liberatorio che ha fatto la storia del cinema. Questa, almeno, l'impetuosa prospettiva dell'autore americano, che fa alzare la testa ai (suoi) ragazzi, insegnandogli e insegnandoci a non avere paura.

The Breakfast Club The Breakfast Club è un classico della commedia anni '80, vero e proprio cult tra i migliori school movie di sempre. Scrive e dirige John Hughes, un maestro che ha firmato molte tra le pellicole che hanno segnato l’immaginario del cinema per ragazzi, da Mamma, ho perso l’aereo a Beethoven, passando per La donna esplosiva. Cinque ragazzi, tra loro sconosciuti, sono costretti a scontare una punizione trascorrendo la mattinata del proprio giorno libero a scuola, in biblioteca. Otto ore per scrivere un tema su sé stessi. Dopo la presentazione dei personaggi, Hughes arriva dritto al punto con grande efficacia: la convivenza forzata sarà l’occasione non per farsi la guerra, ma per conoscersi davvero e capire, per la prima volta, la causa del proprio disagio. Un racconto di formazione che attraverso la scoperta dell’amicizia farà capire ai ragazzi di assomigliarsi più di quanto potessero immaginare, rendendoli consapevoli di dover necessariamente opporsi all’ottusità dei genitori, gli unici veri responsabili dei loro atteggiamenti antiscolastici.

8

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