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The In Between Recensione: la dramedy Netflix che porta l'amore nell'aldilà

Arriva su Netflix una vicenda amara tra due giovani che vivono un amore totalizzante, tanto da andare oltre la vita, la morte e gli eventi collegati.

The In Between Recensione: la dramedy Netflix che porta l'amore nell'aldilà
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Sulle note di Ghost, il film del 1990 diretto da Jerry Zucker con protagonisti Patrick Swayze e Demi Moore, abbiamo imparato a vivere struggenti storie d'amore che coinvolgono coppie divise da un evento ordinario, ma sempre inaspettato: la morte. Trent'anni fa, a Sam Wheat era capitata nel momento in cui, provando a sventare una rapina, era stato ucciso da un colpo di pistola; adesso siamo dinanzi a un incidente. Sempre di casi fortuiti si parla, sempre di vicende che ci costringono a rapportarci a qualcosa di inatteso, che varia la nostra esistenza in modo inequivocabile.

Chi, allo stesso modo, aveva provato a sviscerare il rapporto sentimentale che si può avere con uno spirito è stato Mark Waters, con Just Like Heaven, con protagonisti Mark Ruffalo e Reese Whiterspoon: nell'adattamento cinematografico del romanzo di Marc Levy, Elizabeth Masterson era un giovane medico coinvolta in un incidente stradale, restando in coma, ma in grado di entrare in contatto con David Abbott, un vedovo che va ad abitare, in affitto, nel suo appartamento. Una vicenda raccontata con i crismi, in alcuni casi, dell'umorismo, aspetto che in The In Between su Netflix viene eliso dall'equazione finale, trasmettendoci un senso di oppressione e di dramma che fino a ora non era stato riscontrato in ambito teen.

L'amore vincerà la morte

Tessa (Joey King) e Skylar (Kyle Allen) vivono un meraviglioso idillio, distrutto da un incidente che causa la morte del ragazzo. Lei si risveglia riscoprendosi a metà, desiderosa di poter avere un ultimo contatto con Skylar, sicura del fatto di aver lasciato qualcosa di incompiuto, di non fatto, di non detto.

The In Between fa il percorso inverso, ci porta a svelare sin da subito il finale della storia, per poi costruire ciò che ci ha portato fino a quel momento, scoprendo passo dopo passo anche in che modo l'incidente è avvenuto, per raccontarci i tre mesi di relazione di Tessa e Skylar, due numeri primi, giovanissimi, che si sono trovati e che hanno battuto la loro solitudine. A dar vita a questa danza d'amore c'è Joey King, reduce dalla trilogia di The Kissing Booth, vessillo delle love story teen su Netflix (recuperate la nostra recensione di The Kissing Booth 3), e Kyle Allen, di recente visto in West Side Story (qui trovate la nostra recensione di West Side Story) e a breve anche nei panni di He-Man. A loro il compito di mettere insieme degli elementi fondamentali per creare il mix vincente su Netflix: la solitudine di due numeri primi, come già detto, condita da dei profili tendenti all'hipster, la cui unicità fa da caldo abbraccio a chi è in cerca di empatia con i personaggi, di una grande storia d'amore e della nostalgia di un mondo fatto di fotografie analogiche e di film d'autore in lingua originale, con un pizzico di Parigi in bianco e nero. A tutti questi elementi si aggiunge un irraggiungibile sogno dell'uomo: poter comunicare con l'aldilà per scoprire cosa si nasconde dietro al sipario calato.

C'è altro oltre l'aldilà

Arie Posin, regista di The In Between, insieme con Mark Kein, sceneggiatore del dramedy di Netflix, lavora affinché l'intera storia d'amore dei due ragazzi sia permeata di nostalgia e di uno sguardo malinconico al passato: sono due entità che in quel mondo si ritrovano fuori posto e che solo insieme possono giungere a una comunione d'intenti tale da potersi riabilitare agli occhi della società.

Abbiamo già citato l'amore per la fotografia analogica, quella che spinge Tessa ad allestire una camera oscura nella propria stanza da letto, ma non mancano la raccolta di musicassette di Skylar, che guida l'auto, un fuoristrada, appartenuto a sua madre quando lei aveva la sua età. L'idillio, infine, esplode e deflagra nel momento più romantico possibile, costruito ad arte: un film in lingua francese, della durata di tre ore, al quale i due ragazzi assistono in una sala completamente vuota, privi dei sottotitoli, così da costringere Skylar a fare da traduttore simultaneo per l'intera durata della proiezione. E poteva mai mancare l'oggetto dimenticato che Tessa terrà con sé in ricordo di quell'incontro? Oltre a quella che è la base romantica su cui si poggia The In Between, l'intera costruzione narrativa avviene nel momento in cui si parla del soprannaturale e del contatto che Tessa spera di poter avere con Skylar.

Il ragazzo, dall'aldilà, le parla, si manifesta a modo suo. L'intero film ci porta a vivere la vicenda con un andirivieni che ci fa danzare tra presente e passato, che mette in piedi, in sede di montaggio, un conto alla rovescia che lentamente si avvicina al momento dell'incidente, l'anno zero della nostra storia. La loro vicenda d'amore, però, non ci permette, almeno per come viene raccontata, di credere a qualcosa di estremamente intenso da essere meritevole del contatto che avviene nella seconda metà del film. La loro unicità è troppo poco per farci credere che, tra litigi e un canovaccio abusato nel genere, Tessa e Skylar siano stati in grado di mettere in piedi una storia così avvinghiante e conturbante.

Un andirivieni di emozioni

Seppur, quindi, l'intenzione registica di raccontare l'intera vicenda con dei salti continui, ben orchestrati e mai confusionari, sia interessante, ci saremmo aspettati di più dal contatto con l'aldilà. Dal punto di vista della resa del ribaltamento di un mondo che vuole quasi strizzare l'occhio al Sottosopra o comunque a tutte le dimensioni alternative esistenti in maniera parallela al mondo umano, soltanto in un'occasione ci viene data la possibilità di farci emozionare dinanzi a un possibile contatto. L'oltretomba resta un mondo fatato del quale non abbiamo informazioni e immagini, nel quale è stato scaraventato Skylar in maniera tristemente banale, come ci viene mostrato al ricongiungimento delle linee temporali.

Allo stesso modo dobbiamo accontentarci di quanto propostoci dalla fotografia: accesa e gioiosa nei momenti in cui Tessa condivide i suoi momenti con Skylar, fredda e grigia quando invece si ritrova da sola, a decidere se raggiungerlo o se tornare a casa. Una lettura molto scontata, prevedibile, che non ci permette di esaltarci così come avremmo sperato nel contatto col soprannaturale. L'espediente, insomma, non è superiore alla sufficienza, come d'altronde la morale che Joey King ci riserva per il finale, quando ci viene raccontato che l'amore va oltre qualsiasi evento extra ordinem. Il sentimento è sublimato, è quasi sfruttato per trarne qualcos'altro, ma nel modo più scontato e banale che c'è.

The In Between avrebbe potuto raccontarci qualcosa di profondo con degli elementi narrativi molto più intensi e soprattutto sfruttando tutte le frecce che aveva nella propria faretra, a partire dalla rappresentazione scenica di un aldilà che invece non è altro che una dimensione parallela dalla quale siamo divisi da un vetro. Il racconto, così come gli eventi che lo caratterizzano, è puerile, banale come l'incidente che fa da turning point: c'è la volontà di ripercorrere i fasti di un capolavoro quale Ghost, ma nella resa dei concetti sull'amore e sulla sua forza l'intero castello si rivela di carte e si sfalda dinanzi a una fotografia mal sviluppata. Con buona pace dell'analogico e dei canovacci visti e rivisti.

The In Between - Non ti perderò The In Between avrebbe potuto raccontarci qualcosa di profondo con degli elementi narrativi molto più intensi, a partire dalla rappresentazione scenica di un aldilà che invece non è altro che una dimensione parallela dalla quale siamo divisi da un vetro. Il racconto, così come gli eventi che lo caratterizzano, è ordinario, così come l'incidente che fa da turning point: c'è la volontà di ripercorrere i fasti di un capolavoro quale Ghost, ma nella resa di concetti come l'amore e la sua forza, l'intero castello si rivela di carte e si sfalda dinanzi a una fotografia mal sviluppata. Con buona pace dell'analogico e dei canovacci visti e rivisti.

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