Recensione The Beatles - Eight days a week

Con The Beatles - Eight days a week, Ron Howard ci porta alla scoperta di ciò che accadeva dietro le quinte della band più popolare di tutti i tempi.

recensione The Beatles - Eight days a week
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"Quando Happy days era all'apice della popolarità, eravamo quasi come una boy band e, di tanto in tanto, facevamo delle apparizioni. A volte c'erano migliaia di persone, limousine strabilianti e gente che si strappava i vestiti, e noi spesso usavamo la parola ‘Beatlemania!' per descrivere quella condizione, e ci scherzavamo sopra. Ma, quando ho iniziato a lavorare a The Beatles - Eight days a week, ho osservato il caos inimmaginabile che questi ragazzi hanno vissuto, e ho pensato che quello che facevamo noi all'epoca era sì pazzesco, ma nulla in confronto alla Beatlemania".
Parole del cineasta vincitore del premio Oscar Ron Howard, il quale, con incluso nella sua filmografia soltanto un documentario (Made in America, film concerto del 2013 sull'eclettico festival musicale del rapper Jay Z), torna alla tipologia di elaborato da schermo proponendosi di esplorare le dinamiche dei favolosi quattro di Liverpool come band e, allo stesso tempo, come individui.
I favolosi quattro che l'attrice Whoopy Goldberg, intervistata come pure la collega Sigourney Weaver, dichiara di non aver mai considerato bianchi, ma privi di colore.

Non solo Paul e Ringo...

Soltanto due delle importanti personalità pronte ad offrire la propria testimonianza dinanzi all'obiettivo della camera di ripresa quando a parlare non sono direttamente il batterista Ringo Starr e il bassista Paul McCartney, secondo il quale divennero famosi grazie all'impegno del loro manager Brian Epstein.
Personalità che vanno dal Richard Curtis regista di Notting Hill alla scrittrice, storica e professoressa di college Kitty Oliver; passando per il giornalista Malcolm Gladwell e il musicologo Howard Goodall, che non manca di paragonare - per qualità e quantità - la produzione creativa beatlesiana a quella di geni delle note del passato del calibro di Franz Schubert e Wolfgang Amadeus Mozart.
Produzione comprendente, tra le molte, le Ticket to ride e Lucy in the sky with diamonds incluse nella inevitabilmente ricca colonna sonora, insieme a mitiche cover quali Twist and shout e Boys.
Man mano che il veloce assemblaggio di filmati amatoriali e materiale d'archivio provvede a lasciar emergere quale fu il posto occupato nel mondo da coloro i cui primi dischi erano costituiti principalmente da storie personali e dichiarazioni ai fan.
Coloro che vediamo ancora una volta forniti di quell'umorismo sfruttato anche nei lungometraggi di Richard Lester A hard day's night e Help! e che sono stati protagonisti di un'epoca di puro caos sociale, tra omicidio del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, test nucleari e guerra del Vietnam.
Fino al ritiro dai tour e ad un estratto dal famoso concerto tenuto nel 1969 in cima al tetto dell'edificio che ospitava il loro ufficio nel centro di Londra... prima che, per la gioia dei fan (e non solo) partano i trenta esclusivi minuti rimasterizzati in 4K della performance presso lo Shea Stadium.

The Beatles - Eight days a week Qualcuno, in America, li definiva gli Elvis Presley britannici. Altri credevano che sarebbero stati soltanto una meteora. John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr riesplorati in The Beatles - Eight days a week nel tentativo di offrire l’opportunità di regalare ad una nuova generazione un racconto approfondito su cosa accadde con la nascita dello straordinario fenomeno dei quattro giovanotti di Liverpool che rivoluzionarono la musica. Un progetto le cui radici risalgono addirittura al 2002 e che, tra una I saw her standing there e una Don’t let me down, coinvolge lo spettatore attraverso un ritmo serrato per trascinarlo in un periodo storico in cui, sebbene i social network non esistessero, si spargeva comunque la voce relativa all’arrivo di una band in una determinata località. Tra interviste, tanto materiale audiovisivo inedito e più che sufficienti dosi di emozioni in note.

6.5

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