The Bad Seed, la recensione del film tratto da un romanzo di William March

Rob Lowe esordisce dietro la macchina da presa con un thriller per il piccolo schermo, adattamento del romanzo di William March.

The Bad Seed, la recensione del film tratto da un romanzo di William March
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David Grossman, padre vedovo, vive con la figlia Emma, studentessa delle scuole elementari, in una villetta di campagna.
Sin dall'infanzia l'uomo ha notato come la figlia manifesti spesso strani comportamenti e sembri mancare di emozioni, tanto che non ha amici e vive in una sorta di apatia nella quale non vuole essere disturbata da niente e nessuno.
Un giorno, durante una premiazione scolastica, Emma inizia a provare un sentimento di profonda gelosia nei confronti del compagno Milo, vincitore di un premio che lei pensava di meritare. Durante il banchetto, i due bambini si allontanano nel bosco e Milo "cade" in un burrone, perdendo la vita sul colpo.
David osserva come la bambina non sia per nulla scossa dalla tragedia e inizia a pensare di contattare una psicologa infantile. Nel frattempo l'entrata in scena di una giovane e disinibita babysitter rischia di complicare ulteriormente le cose e la follia di Emma assumerà conseguenze sempre più pericolose per chiunque le stia accanto e cerchi di ostacolarla.

Ritorno alle origini

Alla base vi è il romanzo Il seme cattivo di William March, già trasportato diverse volte sul grande e piccolo schermo: l'adattamento più famoso è sicuramente Il giglio nero (1956), per quanto il finale drasticamente modificato per via del codice Hays lo faccia risultare come una versione molto libera.
Più fedele invece questa nuova incarnazione televisiva che segna l'esordio dietro la macchina da presa di Rob Lowe, popolare star degli Anni Ottanta che si ritaglia anche il ruolo di co-protagonista nelle vesti di un padre tormentato e indeciso sul da farsi.
L'approccio scelto è abbastanza semplice dal punto di vista narrativo, in quanto il pubblico è sin da subito informato sulle tendenze psicopatiche della piccola ma subdola Emma - già la locandina stessa è spoilerosa - e questo rischia di togliere un po' di suspense a un racconto che poi procede su step precisi e inesorabili, fino a quell'epilogo privo di catarsi che lascia con l'amaro in bocca - ma che come detto sopra segue in realtà le pagine del libro.

La mancanza di qualcosa

Il gioco è così interessante solo a metà e a reggere il peso dei novanta minuti di visione sono soprattutto le interpretazioni del cast: Lowe è afflitto al punto giusto e lavora in sottrazione con efficacia, ma a dominare la scena è la giovanissima Mckenna Grace - che vedremo prossimamente nell'atteso Ghostbusters: Legacy - capace di dar vita a una figura credibile e inquietante nascosta sotto le amabili e false espressioni di una bambina dolce e spaventata.
L'arte della manipolazione è al centro dei rapporti umani, con la villain che sa benissimo come comportarsi a seconda di ogni situazione. E il debuttante regista riesce a infondere alla messa in scena un'atmosfera tetra, tra una fotografia tendente a colori cupi e inquadrature ad hoc.
Al giungere dei titoli di coda si ha comunque l'impressione che manchi qualcosa, pur considerando come parziale scusante la destinazione televisiva: il lato emozionale è a senso unico, non vi sono momenti di leggerezza a spezzare la tensione, imperante ma ben presto schiava della monotonia, e alla fine dei conti rimane poco o nulla se non un senso di spaesamento che sembra svilire quanto visto in precedenza.

Una curiosità interessante per il pubblico cinefilo è rivedere la protagonista del film anni Cinquanta, Patty McCormack, nelle bizzarre vesti di psicologa che studia il caso della "nuova" Emma. Per la serie di come la storia sia destinata a reiterarsi ancora a lungo, fino al prossimo remake.

The Bad Seed Per il suo esordio alla regia l'attore Rob Lowe si cimenta con un grande classico del cinema horror Anni Cinquanta, ossia Il giglio nero di Mervyn LeRoy, a sua volta adattamento del bel romanzo di William March. The Bad Seed perde ovviamente il confronto con tale predecessore e il risultato è appena discreto, nonostante una certa consapevolezza stilistica e di messa in scena e le ottime performance del cast - la piccola Mckenna Grace è in grado di inquietare con un solo sguardo - e lo schema narrativo perde ben presto di interesse. Primo perché fin da subito veniamo messi a conoscenza della pazzia della giovane protagonista, secondo perché di effettivi colpi di scena non ve ne sono: tutto procede come previsto fino a quell'epilogo che, restando fedele al libro, lascia con un senso di amarezza che potrebbe irretire un buon numero di spettatori. Il film andrà in onda giovedì 15 aprile alle 21.15 su MEDIASET ITALIA 2 in prima visione tv.

5.5

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