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The Babysitter: la recensione della commedia horror targata Netflix

McG torna alla regia di un piccolo B movie per il servizio streaming che gioca con i canoni dell'home alone e degli slasher anni '80.

recensione The Babysitter: la recensione della commedia horror targata Netflix
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Cole Johnson è quello che può dirsi l'archetipo dello sfigato nerd anni '80, anche se poi The Babysitter è ambientato in tempi recenti. Non è né un poppante né un decerebrato, ma in piena pubertà, in preda a sproporzionate tempeste ormonali e preso di mira dai bulletti del quartiere, Cole non vive la sua vita scolastica in modo sano, trovando una sola amica (forse più che amica) in Melanie. Il ragazzino viene continuamente additato come "famminuccia", un po' a causa di sue diverse e imbarazzanti fobie, ma soprattutto perché ha ancora una Babysitter a controllarlo, Bee, voluta dai genitori quando sono (spesso) fuori casa. L'intelligente e sensualissima Bee è una liceale bionda e con gli occhi azzurri, davvero molto acuta e che sembra avere a cuore Cole, con il quale ha instaurato nel tempo un rapporto di fiducia reciproca, al limite di una relazione fratello e sorella. Quando sono insieme mangiano porcherie, vedono film in giardino con il proiettore, ridono e scherzano... questo almeno fino alle 22.00, orario in cui Cole deve andare a letto. Un giorno però il protagonista, spinto da Melanie, decide di non addormentarsi per capire cosa faccia la dolce Bee nel suo salotto una volta sola, credendo inviti ragazzi o amici a bere, divertirsi o a fare sesso. In fondo sono pensieri normali, di un dodicenne alle prime armi, giusto? Quello che rompe la tranquillità nella commedia horror diretta da McG (Terminator Salvation) è però una trovata tanto intelligente quanto simpatica che non viene poi sfruttata a dovere, e cioè che Bee fa parte di una setta satanica sanguinosa e violenta.

Innocenti e fuori di testa

È divertente, The Babysitter, se non altro per uno stile da slasher artigianale che ricorda da vicino Chucky o L'Armata delle Tenebre, anche se poi la tensione dell'horror viene costantemente e pesantemente mitigata dalla commedia, in una scrittura molto soft in entrambi i generi e forse un po' raffazzonata nella stesura da Brian Duffield. Stiamo parlando di un titolo che vuole essere un B movie senza ambizioni, in cui viene raccontata una storia decisamente scarna di contenuti che va a giocare con i canoni dell'home alone stile di Mamma ho perso l'aereo e con i topoi dell'orrore, sfruttandone i luoghi comuni più conosciuti, tipo i protagonisti.

Il lavoro che compie può essere accostato con tutte le dovute differenze del caso a The Final Girl o Quella casa nel bosco, anche se di entrambi non ne ha lo stile né la voglia di sorprendere in piccolo. L'eccessiva repentinità degli eventi e il dialogo silly ricercato giovano e non giovano, soprattutto perché molte delle battute o delle trovate di Duffield e McG sanno di già sentito o visto. Carine, però, le scritte con font anni '70 che sovrastano alcuni momenti del film, in definitiva mai noioso ma purtroppo senza mordente. Si lascia vedere ma senza penetrare, risultando così un passatempo che imita egregiamente successi del passato ma che non tenta neanche lontanamente di avere una propria identità, sia horror che comedy. È un tentativo carino ma mediocre di tornare a un genere al giorno d'oggi un po' abbandonato, più sfaccettato e articolato delle semplici commedie horror demenziali e con meno jump scare e un clima più sereno di un The Conjuring qualunque. La scelta dei protagonisti non è neanche vincente, dato che il giovane Judah Lewis nei panni di Cole è un po' impacciato e cade spesso nell'overacting, anche se ammettiamo che nelle scene di pianto ci sa fare il ragazzo. Discorso simile per la babysitter Samara Weaving, bellissima da vedere ma che in generale non regala un'interpretazione poi così sentita, chiusa nel ruolo di sexy villain nel quale era più credibile, per dire, Megan Fox nel comunque dimenticabile Jennifer's Body. Si vede però la mano di McG e la sua ricerca di uno stile adeguato. Ci avessero messo più passione, a quest'ora avremmo già avuto tra le mani un piccolo istant cult, e invece ci ritroviamo un titolo godibile ma ripetitivo, che lascia totalmente indifferenti.

The Babysitter McG e Duffield regalano insieme a Netflix un B movie godibile ma senza identità né mordente, che strizza l'occhio alle commedie horror degli anni '80 cercando di imitarne lo stile senza grandissimi risultati. Miscela in modo interessante l'home alone e lo slasher con trovate e battutte anche divertenti, ma che sanno comunque di già visto e portano il film a ripetersi nella sua già breve durata. Resta comunque un bel passatempo da vedere la sera, magari proprio ad Halloween insieme agli amici, ma se cercate la sorpresa vi consigliamo di guardare altrove.

5

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