Recensione The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro

Peter Parker torna nei panni dell'Uomo Ragno: la sua sfida più grande ha inizio!

recensione The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Partito come reboot “obbligatorio” realizzato da Sony per non perdere i diritti di sfruttamento del personaggio a causa del naufragio del quarto capitolo della serie diretta da Sam Raimi, il nuovo The Amazing Spider-Man, dopo innumerevoli dubbi, polemiche e speranze è infine arrivato nei cinema nel 2012, dimostrandosi un buon successo ma lasciando divisi gli spettatori. Da un lato ci sono i raimiani “a prescindere”, troppo affezionati al mondo esplorato con una trilogia composta da due film eccellenti (per quanto rimaneggiati, rispetto ai fumetti originali) e da un terzo poco ispirato e non ben congegnato ma dal look estremamente accattivante. Da un altro c'è chi non ha apprezzato la svolta young adult della versione di Marc Webb, il costume, il villain o le necessarie scelte operate per rendere il film sufficientemente distante dalla precedente trilogia.
C'è, infine, chi ha invece apprezzato le comunque numerose qualità di questo reboot, che ha dimostrato di essere più di un improvvisato “piano B” mettendo in campo una visione chiara e molto più coerente con i comic book originali, mescolando sapientemente caratteristiche dell'universo 616 con altre prese di peso dalla versione Ultimate. Il film non era esente da difetti (in primis un villain che funziona molto poco dal momento della trasformazione in poi e un montaggio che, pur sacrificando molte scene di girato interessanti, accusa una lunghezza non giustificata da situazioni sempre all'altezza) ma risultava genuino e sentito, caratterizzato da un approccio verosimile al personaggio, una resa visiva originale e da ottime interpretazioni, a partire dalla coppia protagonista composta da Andrew Garfield ed Emma Stone. Senza dimenticare il fatto che, al di là del costume (che poteva piacere o meno) lo Spidey di TASM era molto più consimile, a livello di movenze, stile di combattimento e temperamento, a quello fumettistico, cosa rimarcata ancora di più in questo The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro.

Il simpatico tessiragnatele di quartiere

Il tempo vola quando sei un supereroe adolescente. Peter Parker si è ormai abituato ai suoi poteri da Uomo Ragno e si divide tra la scuola, la fotografia e il suo nuovo passatempo preferito: aiutare la gente di New York. Tutti oramai conoscono il suo alter ego, lo ammirano e in alcuni casi lo temono, pur non comprendendolo fino in fondo. Tanto che il Daily Bugle pubblica spesso servizi su di lui, ma lo tratta alla stregua di una minaccia, nonostante collabori spesso con le forze dell'ordine.
Se c'è un punto fermo nella vita del ragazzo, tuttavia, è rappresentato da Gwen Stacy, di cui è follemente innamorato ma con la quale a volte ha difficoltà ad approcciarsi per via della promessa fatta in punto di morte al padre di lei, che comportava il tenerla lontana da ogni pericolo. Tutto sembra andare a gonfie vele, ma il destino riserva al nostro Spider-Man alcuni colpi bassi, dai quali dovrà dimostrare di sapersi riprendere. Si ritroverà, difatti, faccia a faccia con ben tre minacce: in primis il potentissimo Electro, e successivamente il folle Goblin e lo scatenato Rhino. Tutti e tre supervillain che si scopriranno legati, in qualche modo, alla Oscorp, la società per la quale lavoravano Richard Parker e il Dottor Connors. E il ritorno in città del rancoroso e disperato amico d'infanzia del protagonista, Harry, al capezzale del padre, non farà che complicare le cose...

Sentimentalismo e azione

The Amazing Spider-Man 2 mette tanta carne al fuoco, introducendo e ripescando numerosi personaggi e situazioni, sia originali che derivate dai fumetti. Il rischio di un “minestrone” poco digeribile come lo Spider-Man 3 di Raimi, però, per fortuna è stato scongiurato, concentrandosi sui protagonisti e sforbiciando alcune cose contenute nella sceneggiatura originale (che prevedeva, ad esempio, l'introduzione di Mary Jane). A parer nostro si poteva anche sorvolare su almeno metà delle scene con zia May, vista la poca efficacia rispetto a quelle del primo film, ma poco male: il film è effettivamente lungo e verboso, ma non più della media delle produzioni analoghe attuali, in fondo. La sceneggiatura viaggia spedita, pur con qualche lungaggine di troppo, derivata dallo stile intimista che piace tanto a Marc Webb e si può amare come odiare, a seconda delle inclinazioni personali. La componente romance è sempre importante, e a chi se ne lamenta è utile ricordare che, nelle storie a fumetti di Spidey, è importante quanto quella avventurosa, se non di più, dato che i plot twist, nella storia cinquantennale del Ragno, hanno spesso e volentieri funzionato principalmente basandosi su di essa, e non è quindi sbagliato, ma anzi filologico, riportare la cosa al cinema.

Il potere del tempo

Se nel primo capitolo si parlava di poteri e responsabilità, in TASM 2 il fattore centrale è la tematica del tempo e di come esso viene utilizzato da tutti noi. È un riferimento che passa quasi in sottotraccia ma che, alla fine del film, impatta e svela tutto il suo significato quando ogni pezzo del puzzle trova il suo posto. Tutto il film appare concentrato, ad ogni modo, nel creare non solo un arco narrativo unico, ma ad inserirsi in un contesto che vuole diventare, in futuro, sempre più ampio. Sony ha già annunciato numerosi seguiti e due spin-off per la pellicola, e il chiaro intento è quello di creare un proprio universo cinematografico, pur solo con i personaggi a loro disposizione. Gli indizi disseminati sono numerosi e alcuni anche molto chiari: bisogna ora vedere che direzione effettiva prenderà la produzione. La cosa interessante, tuttavia, è che il concetto di storia “seriale” si riflette sulla psicologia dei personaggi e in particolare di Peter, che come tutti i giovani ha una personalità “in divenire” e il vero significato delle lezioni di vita lo apprende solo molto dopo che gli siano state impartite. È naturalmente immaturo e indeciso, e questo sicuramente lo rende umano e credibile agli occhi del pubblico. Fondamentale, ad ogni modo, l'apporto di Emma Stone, data la centralità del personaggio di Gwen in questa serie di film; il rapporto d'amore fra Peter e Gwen si riflette negli sguardi dei due attori protagonisti, e la sintonia dei due è perfetta.

"Look out, here comes the Spider-Man!"

Ma il film non è solo su Gwen e Peter: anzi, come dicevamo prima, di personaggi ce ne sono davvero parecchi, ma non vi sveleremo il gusto della sorpresa, che siate lettori di vecchia data o meno, e quindi tratteremo solo di quelli principali, che daranno del filo da torcere al protagonista. Vi diciamo solo che, sebbene non vi siano vere e proprie scene post-credit, nel corso della pellicola i più attenti troveranno camei e riferimenti a profusione... e, sì, Stan Lee è naturalmente presente!
Parliamo innanzitutto di Dane DeHaan e del suo Harry Osborn, decisamente più aderente al canone fumettistico di quello di James Franco. DeHaan si conferma per l'ennesima volta all'altezza della situazione nella parte del ragazzo intelligente ma problematico, e la sua parabola è ben delineata anche se un po' superficiale. Più estesa, invece, la personalità di Max Dillon/Electro, interpretato dal premio Oscar Jamie Foxx, forse più convincente nella parte del complessato ingegnere elettrotecnico che nel momento in cui passa a “cattivone”, rimanendo tuttavia sempre godibile, nonostante l'utilizzo della versione Ultimate di costume e poteri non rendano in maniera “verosimile” come auspicato. Poco più che un cameo macchiettistico, invece, per il Rhino di Paul Giamatti, in attesa del film sui Sinister Six.
Insomma, come per il primo film, ci si barcamena in maniera altalenante fra villain non del tutto azzeccati e sottotrame personali, ma in maniera non dissimile dal fumetto originale, da cui non prende semplicemente spunto ma del quale amplifica il concetto, anche se in un contesto a volte non adeguatamente appropriato. L'evoluzione della trama, con diversi cliffhanger appesi in appena due film, conferisce un'atmosfera a metà tra il serial tv e la serializzazione cartacea degli albi, anche se chiaramente l'attesa per “la nuova puntata” al cinema si fa snervante.
Quello che, ad ogni modo, non potrà scontentare nessuno sono le scene d'azione: ben orchestrate e originali, sono spettacolari e fanno un buon uso della stereoscopia, mettendo perfettamente in mostra lo stile di combattimento assolutamente unico e incredibilmente acrobatico di Spider-Man, che sembra davvero uscito dalle pagine disegnate, battutine scherzose comprese.

The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro Con The Amazing Spider-Man 2 Marc Webb realizza un film esuberante, carico, travolgente ma anche intimista, centrando perfettamente movenze e atteggiamenti del supereroe protagonista come mai prima d'ora. Non tutto funziona nell'utilizzo dei personaggi co-protagonisti ma i numerosi sottotesti donano un valore aggiunto, arrivati alla fine della giostra. I più romantici apprezzeranno l'ulteriore evoluzione del rapporto fra Peter e Gwen: ma se c'è una cosa che metterà d'accordo tutti sono le scene d'azione, veramente grandiose e studiate benissimo.

8

Che voto dai a: The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro

Media Voto Utenti
Voti: 38
7.2
nd