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The After Party, la recensione del film originale Netflix

Il giovane afroamericano Owen tenta di sfondare nella musica hip-hop con l'aiuto dell'inseparabile (e bianco) manager/amico Jeff.

The After Party, la recensione del film originale Netflix
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Owen è un giovane afroamericano che coltiva da sempre il sogno di sfondare nel mondo della musica hip-hop, e fin dai tempi delle elementari ha scelto il suo migliore amico, il bianco Jeff, proveniente da una ricca famiglia, quale manager.
In cerca di locali in cui esibirsi e di contratti da stipulare con prestigiose etichette, nella speranza di far colpo su celebri rapper della scena locale, i due bazzicano di posto in posto per tentare la scalata al successo, l'occasione arriva quando Owen deve esibirsi di fronte a un noto cantante che, prima di salire sul palco, gli offre un tiro di marijuana.
In The After Party, l'esibizione inizia nel migliore dei modi ma a metà pezzo il ragazzo si sente male e vomita proprio di fronte al suo idolo: l'infelice incidente viene ripreso dagli smartphone delle persone presenti in sala e Owen diventa, suo malgrado, famosissimo su YouTube.
La clamorosa gaffe sembra chiudere le porte alla carriera futura e Jeff, con l'aiuto della bella sorella maggiore Alicia (della quale Owen è sempre stato innamorato), cercherà in ogni modo di offrire un'altra possibilità al suo compare/assistito.

È nata una stella?

Fresco di successo del suo primo album, il 25enne afroamericano Kyle Thomas Harvey, conosciuto semplicemente come Kyle, debutta a pochi mesi di distanza dall'arrivo della consacrazione musicale anche nel cinema, in questa produzione originale Netflix che si pone quale vero e proprio coming-of-age ambientato nel mondo della musica rap.
Non è un caso che durante i titoli di coda si sprechino le dediche, la prima al compianto cantante Lee 'Q' O'Denat, scomparso nel gennaio di un anno fa, e la seconda (assai più pacchiana) a tutti i giovani sognatori hip-hop. Il tono di The After Party, esplicativo sin dal titolo, è quello di una commedia generazionale che punta tutte le proprie carte su una comicità sboccata e un romanticismo gratuito in cui alla fine, come prevedibile, le cose sono destinate ad aggiustarsi per il meglio. I novanta minuti di visione riciclano così, in serie, situazioni viste e riviste senza curarsi di garantire un minimo di originalità e, tra night club e feste selvagge, il duo di protagonisti continua a non imbroccarne una fino al consolatorio e forzato epilogo.
Il sottobosco delle musica nera per eccellenza è qui raccontato attraverso un, giustificato o meno che sia, reiterarsi di stereotipi sia nella gestione ambientale della vicenda che nella marcata caratterizzazione dei numerosi personaggi secondari.

Stonature

Il regista e sceneggiatore Ian Edelman, già autore del non certo memorabile Due poliziotti a Parigi (2015), palesa un lavoro poco fine sia in fase di scrittura, con dialoghi e gag stantie e poco credibili, che per quanto concerne la messa in scena, concentrando stancamente l'attenzione sui personaggi principali, un nero e un bianco agli opposti sociali ma legati da una solida amicizia, senza dimostrare personalità anche nell'organizzazione delle scene potenzialmente più adrenaliniche, su tutte l'inseguimento dei Nostri da parte di una banda di biker di colore. E poi sporadici e brevi flashback a tentare di caratterizzare un minimo il background di Owen e Jeff, continui riferimenti all'universo dei social network, in cui fama e ignominia sono legate da un filo sottilissimo, e pezzi rappati che possono coinvolgere solo il relativo pubblico di riferimento sono gli ulteriori elementi di una narrazione che non riesce mai ad appassionare con la necessaria genuinità.
Demerito da condividere con le anonime interpretazioni del cast: lo stesso, esordiente, Kyle e il più "esperto" Harrison Holzer non sembrano mai credere nei rispettivi ruoli, affossando definitivamente le ambizioni dell'intero insieme.

The After Party La neo-star della musica hip-hop Kyle fa il suo esordio nel mondo del cinema in questa produzione originale Netflix, che racconta i tentativi della scalata al successo di un giovane rapper afro-americano e del suo amico/manager proveniente da una ricca famiglia bianca. Se potevano emergere potenziali istinti sociali in fase di sceneggiatura, qualsiasi sfumatura è stata invece evitata in favore di un approccio da commedia generazionale che non racconta nulla di nuovo, tra party selvaggi, night club ed esibizioni in locali nelle quale i protagonisti si trovano a passare per situazioni sempre più improbabili e forzate, tutte trascinanti ovviamente allo scontato epilogo. Il cast anonimo e l'altrettanto debole regia rendono The After Party una visione faticosa anche per i più strenui appassionati di questo tipo di sonorità.

4.5

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