Terrifier Recensione: un sadico clown assassino in un horror iperviolento

Con il secondo, recentissimo, capitolo al centro di situazioni controverse, riscopriamo il primo Terrifier che consacra il personaggio di Art the Clown.

Terrifier Recensione: un sadico clown assassino in un horror iperviolento
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Soltanto poco tempo fa vi avevamo riportato la notizia di vomito e svenimenti alla proiezione di Terrifier 2, l'horror diretto da Damien Leone. Data la discreta curiosità creatasi attorno a questo sequel di un progetto poco conosciuto dal grande pubblico, abbiamo deciso di accompagnarvi alla scoperta del primo capitolo con la recensione di Terrifier.

Già l'originale aveva fatto parlare di sé ai tempi della sua uscita, limitata, nelle sale d'Oltreoceano, soprattutto per via di una sequenza controversa che vede una delle inermi vittime segata in due - qualcuno potrà notare delle somiglianze con un'altra esecuzione cult dell'atipico western a tinte forti Bone Tomahawk (2015) - e gli appassionati dell'underground avevano trovato un nuovo villain di tutto rispetto. Il pagliaccio assassino al centro dei due capitoli, ribattezzato semplicemente Art the Clown, vanta una discreta filmografia già in un paio di corti, ovvero The 9th Circle (2008) e l'omonimo Terrifier (2011), con un ruolo minore nel lungometraggio d'esordio - antologia delle opere precedenti - del regista, All Hallows' Eve (2013), ma è in questo dittico che ruba la scena, e non solo, al resto del cast.

Terrifier: una notte infernale

La notte del 31 ottobre due belle ragazze, Tara e Dawn, hanno abbandonato un party di amici per far ritorno a casa ma si imbattono casualmente, e sfortunatamente per loro, in un bizzarro individuo vestito da clown. Tara poco saggiamente pensa di sbeffeggiarlo e questi finisce per seguirle in una tavola calda, dove poco dopo compie il suo primo omicidio: a farne le spese è il proprietario del locale.

Poco dopo Tara e Dawn telefonano alla sorella della prima, Vicky, affinché le passi a prendere in quanto la loro auto è stata danneggiata, ma durante l'attesa vengono anch'esse aggredite dallo psicopatico, che inizialmente rapisce e inizia a torturare Dawn per poi concentrare la propria attenzione su Tara, alla ricerca di una via di fuga dal brutale serial killer. L'arrivo di Vicky e l'entrata in scena di altri personaggi secondari complica inevitabilmente la situazione, mentre il folle pagliaccio continua la sua macabra mattanza.

Le vie della violenza

Un'operazione come questa va immediatamente contestualizzata nell'ambito di appartenenza, ovvero quello relativo alle produzioni low-budget e appunto appartenenti all'infinito universo dell'underground horror.

Terrifier non è un film per stomaci deboli e non è un caso che già questo primo capitolo sia stato vietato ai minori di diciott'anni, segno che la violenza fisica e psicologica non è certo adatta al grande pubblico. Perché nonostante le limitate risorse a disposizione il regista Damien Leone riesce a dar vita a immagini di torture e sevizie spesso disturbanti, con il sangue che scorre a go go e i corpi umani che diventano sempre più dei quadri dadaisti, con arti e organi che si spargono di qua e di là all'insegna di un'escalation emoglobinica delle grandi occasioni. Già il prologo - che come poi si scoprirà è fortemente collegato all'epilogo - ci mostra tutta la carica di ferale crudeltà che la sceneggiatura riserva ai suoi personaggi, alla mercé dissoluta di un villain senza rimorsi il cui solo intento è causare morte e dolore a chi si trova sulla sua strada.

Nella caratterizzazione di Art the Clown non mancano riferimenti più o meno espliciti ad altre icone horror, su tutte il Jigsaw della saga di Saw, con tanto di triciclo d'ordinanza. Per altre info sul franchise, giocate con il nostro speciale sull'evoluzione della saga di Saw da James Wan a oggi. Il cast e la regia cercano di cavarsela a più riprese con il minimo a disposizione e va apprezzata l'inventiva di Leone, sempre pronto a scioccare il pubblico e a tenere altissima l'asticella della tensione, con il gore impazzito che domina lo schermo dall'inizio alla fine con pochi, brevi, attimi di respiro.

Terrifier Non vi è dubbio che un film come questo sia dedicato esclusivamente agli amanti del cinema più estremo e senza compromessi, a caccia di situazioni gore e violente senza far troppo caso al contorno. Nella sua anima piacevolmente underground Terrifier convince il target di riferimento, ma non è certo la visione da consigliare per una tranquilla serata in famiglia. Il regista e tuttofare Damien Leone, esperto di effetti speciali passato dietro alla macchina da presa, consacra qui il personaggio di Art the Clown, che caratterizza la sua intera filmografia ed è di recente tornato alla ribalta in un sequel già shock. In questo primo capitolo si riesce a fare virtù delle scarse risorse a disposizione e l'horror più brutale e sanguigno è servito, per tutti coloro che hanno uno stomaco forte e non guardano troppo ad un'estetica ad alto budget.

6

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