TAU, la recensione del fanta-thriller targato Netflix

Netflix porta in streaming un fanta-thriller dal forte impatto visivo, interpretato dalla "regina dell'urlo" Maika Monroe e dal premio Oscar Gary Oldman.

recensione TAU, la recensione del fanta-thriller targato Netflix
Articolo a cura di

Tornata a casa dopo l'ennesimo magro bottino, Julia, una giovane borseggiatrice, viene colta alle spalle da un uomo che, armato di siringa, la narcotizza. La donna si ritrova prigioniera nella casa-laboratorio del dottor Alex, genio della robotica, ossessionato dalla sua più importante ricerca, costruire un'intelligenza artificiale basata su riposte emotive.
Rimasta l'ultima cavia in seguito a una tentata fuga, Julia riesce a stringere un patto con Alex: in cambio di una permanenza meno sgradevole, la donna dovrà sottoporsi a continui test che, in assenza del laboratorio distrutto durante l'evasione, le verranno sottoposti da TAU, la super AI domotica che anima e controlla la casa.

La GUI non fa il software

TAU è il primo lungometraggio dell'uruguaiano Federico D'Alessandro, che si misura alla regia dopo una carriera da storyboard artist in produzioni ben più grandi come il cinecomic Doctor Strange, Iron Man 3 e molti altri film Marvel, scenografo per gemme come Il paese delle creature selvagge.
Lo story artist è colui che ha il ruolo di visualizzare e disegnare le inquadrature della storia e la capacità che D'Alessandro ha sviluppato in carriera si riversa nell'ispirato visual design di TAU, punto di forza primario della pellicola. La casa super tecnologica dagli alti soffitti e i massicci pilastri, che portano alla memoria antiche costruzioni religiose, sono il perfetto contraltare ai ben integrati, seppur poco ispirati, visual effects e alla creativa e originale fotografia di Larry Smith, cinematographer di importanti opere tra cui Solo Dio perdona di Nicolas Winding Refn e quel capolavoro di Eyes Wide Shut: Smith riesce, con trovate intelligenti, a dare il giusto tono sci-fi e donare dinamismo a una mono-location che, grazie alle sue geometrie luminose, appare viva e reattiva. La parte amara la si assapora quando dal lato artistico ci si sposta su quello narrativo.

Quello che, secondo i tags di Netflix e per quanto appare nel trailer, sarebbe dovuto essere un fanta-thriller, viene tradito da un lavoro che si discosta dal genere puro, abbandonando l'azione in favore di un racconto più intimo.
Infatti, il triangolo tra la donna, la macchina e il suo inventore è il vero fulcro della sceneggiatura di Noga Landau: mentre Alex viene distratto dal suo lavoro e ossessionato dalle imminenti scadenze, Julia tenta di fuggire dalla casa creando un forte legame emotivo con l'AI, rimasta per troppo tempo ignara del mondo esterno.

È proprio tale condizione di ignoranza in cui sprofonda Tau a costituire uno dei buchi narrativi della sceneggiatura la quale, pur affondando le radici in un soggetto interessante, procede tra trovate che, anche alla terza visione, risultano difficili da motivare, dialoghi a tratti irrealistici e personaggi che a fatica appaiono credibili.
Le interpretazioni attoriali sono, inevitabilmente, viziate dalle debolezze dello script: Maika Monroe tenta con Julia di riprendere quota, dopo il lontano successo di It Follows e altre pellicole indipendenti (Bokeh), ma si scontra con un personaggio leggermente caratterizzato e sostanzialmente astuto, la cui parte sentimentale emerge timidamente nel suo rapporto con la macchina.

Il premio Oscar Gary Oldman (migliore attore 2018 per L'ora più buia) presta la voce a Tau che, da grande attore, riesce a conferire un tono malinconico e innocente a un'AI alle prese con la sua ignoranza; nota dolente invece Ed Skrein, nei panni di uno scienziato che dovrebbe apparire freddo e senza scrupoli interpretato però con poca verve, distante anni luce dallo spietato Francis "Ajax" Freeman dell'acclamato Deadpool.


"Ricordanze" di genere

L'autodeterminazione e relativa emancipazione di un'intelligenza artificiale, nonché la natura duplice di "amico/nemico" delle creature artefatte, hanno attraversato tutta la storia del genere, come Blade Runner con i suoi replicanti e altre opere che hanno ampliato l'argomento tra cui Terminator, o l'anime Ghost in the Shell, così come gli androidi dalla "coscienza artificiale" in Westworld, "afflitti" dalle cosiddette ricordanze.
TAU cerca di inserirsi in questo filone, non riuscendo però a emergere e sviluppare il soggetto in modo originale, montando insieme elementi che non si discostano troppo da altre pellicole del genere e lasciando scivolare in secondo piano ciò che di più originale avrebbe potuto offrire, ovvero la rappresentazione di un conflitto non più tra capacità di calcolo della macchina e cervello umano, ma tra due intelligenze diverse.

Se Alex è il luminare scienziato, analitico e logico, personificazione di un'intelligenza dominata dall'emisfero sinistro, Julia, creativa e istintuale, è decisamente sbilanciata verso l'emisfero destro. Metodo contro intuito, razionalità contro spiritualità, attenzione ai dettagli contro visione globale, elementi di una miscela esplosiva disinnescata da una tensione che risulta troppo fragile e inespressa.
In conclusione, TAU è un fanta-thriller psicologico che, pur intrattenendo, gioca fin troppo con la sospensione dell'incredulità dello spettatore, colpito nell'occhio dalla bellezza visiva ma tradito nel cuore da un debole racconto.

TAU Netflix regala ai suoi abbonati una pellicola dalla forte componente visiva che, pur regalando un incipit promettente e un finale pirotecnico, si oppone a una sceneggiatura debole e poco profonda - almeno a tratti. TAU si propone come il perfetto film della domenica, capace di intrattenere ed emozionare ma che potrebbe lasciare insoddisfatti i fan del genere.

5

Quanto attendi: TAU

Hype
Hype totali: 10
72%
nd