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Target, la recensione della comedy horror disponibile su Netflix

Nove attori vengono ingaggiati per girare un thriller ma, al loro arrivo sul set, si ritrovano a essere involontarie pedine di un gioco mortale.

recensione Target, la recensione della comedy horror disponibile su Netflix
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Un misterioso produttore indonesiano è pronto a realizzare un nuovo film thriller, reclutando vecchie glorie e giovani promesse del cinema nazionale. La pellicola, dal titolo Target, non ha un copione e gli interpreti si recano a un invito a cena la sera prima delle riprese, avendo anche l'occasione di conoscersi meglio (e alcuni di ritrovarsi per l'ennesima volta sul set e risolvere passate questioni personali, romantiche o non che siano).
Durante il lauto banchetto, una delle attrici sviene improvvisamente e ben presto il destino tocca a tutti gli altri commensali, i quali cadono in un profondo sonno dal quale si risvegliano soltanto qualche ora più tardi. Dopo aver ripreso i sensi il cast, che ora indossa abiti bianchi e collari elettronici, si ritrova rinchiuso in una struttura abbandonata a più piani della quale non si intravede un'uscita, mentre un video sullo schermo della stanza li informa che stanno per partecipare a un gioco mortale in cui soltanto uno di loro potrà sopravvivere.
Impossibilitati a tentare vie di fuga, anche per colpa delle dolorose scariche elettriche che il collare invia a chi prova a scappare, i Nostri dovranno unire le forze per affrontare l'intricata situazione e scoprire chi si nasconde dietro il folle piano criminale.

And then there were none

Il cinema di genere indonesiano ha invaso nelle ultime settimane il catalogo di Netflix, con produzioni originali di livello notevole sia nel campo action che in quello horror, rispettivamente con La notte su di noi (2018) e May the devil take you (2018), titoli entrambi firmati dal filmaker indigeno del momento Timo Tjahjanto. Tra gli ultimi titoli arrivati, seppur non esclusiva della piattaforma, vi è anche Target, bizzarro mix tra commedia, horror e thriller diretto da Raditya Dika (anche interprete di uno dei protagonisti) che però non può vantare la qualità dei lavori sopracitati. Fin dai surreali titoli di testa, nel quale l'introduzione del cast è accompagnata da immagini dei relativi interpreti in pose sempre più demenziali, si comprende il tono scherzoso sul quale intende virare l'operazione, impressione ulteriormente confermata dal prologo, durante il quale uno dei personaggi, bendato in un letto d'ospedale da capo a piedi (al fine di non svelarne l'identità e lasciare un minimo di suspense), ripercorre in flashback l'intera vicenda e il surreale death game al quale ha preso parte insieme agli otto colleghi.
La sceneggiatura tenta di coniugare un impianto base che si rifà al classico Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, con influenze da cult più recenti quali Battle Royale e la saga di Saw, il tutto in un'ottica virata al divertimento più spassoso e frenetico.

Tutti contro tutti

L'idea, sulla carta ricca di potenzialità, non trova però adeguato responso nell'effettiva messa in scena e i limiti di budget, uniti a una sceneggiatura fin troppo derivativa, penalizzano gli istinti più prettamente tensivi e spettacolari, lasciando campo pressoché totale a un facile divertimento. Nei novanta minuti di visione le risate non mancano, con tanto di assurdi combattimenti di arti marziali, e il cast - seppur non eccelso dal punto di vista recitativo - possiede quel minimo di simpatia per appassionare lo spettatore al cuore della vicenda, anche se a mancare è proprio l'idea di un insieme coeso che renda la narrazione omogenea.
I colpi di scena finali, ben più che forzati, sono l'emblema di un'operazione la cui genuinità di partenza risulta esserne elemento sia positivo che negativo, finendo per evidenziarne tutti i limiti tecnici e registici. I protagonisti poi sono caratterizzati in una chiave caricaturale eccessivamente marcata, seguendo tutti gli stereotipi del caso: dalla ragazza sexy e il di lei (ex) fidanzato alla star del cinema di arti marziali effeminato, dal ciccione imbranato al duro tutto d'un pezzo, dall'altezzosa alla paranoica e così via, le pedine di Target sembrano destinate a una triste fine già ben prima dell'inizio della diabolica partita mortale.

Target Tra Dieci piccoli indiani e Battle Royale, con il villain e le dinamiche ricalcate sul cult Saw - L'enigmista (2004), questa produzione indonesiana è un atipico mix tra atmosfere horror e thriller virate in chiave da commedia demenziale. Nove attori, chi dal passato glorioso ormai dimenticato e chi in cerca del definitivo trampolino per il successo, vengono ingaggiati per girare un film, salvo poi scoprire di essere finiti al centro di un diabolico gioco mortale ordito da un individuo misterioso. In Target le occasioni per ridere non mancano di certo ma la confezione è troppo approssimativa per risultare realmente appagante e, tra gag fisiche, battute in serie e una manciata di colpi di scena, i novanta minuti di visione si rivelano come un passatempo simpatico e citazionista - anche se ingenuo e pasticciato.

5.5

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