Recensione Tango Libre

Tra tango e carcere un insolito menage a trois

Recensione Tango Libre
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Il regista belga Frédéric Fonteyne non è un nome nuovo per i cinefili italiani. Nella nostra penisola sono infatti usciti i suoi due ultimi lavori, Una relazione privata e La donna di Gilles, entrambi in grado di conciliare i gusti di critica e pubblica. Nel 2012, dopo otto anni di assenza, Fonteyne torna dietro la macchina da presa con Tango Libre, pellicola presentata alle 69° esima edizione del Cinema di Venezia (dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria nella sezione Orizzonti) che uscirà il 23 gennaio anche nelle sale del Belpaese distribuita da Bolero. Di film che trattano il ballo, e anche il tango in particolare, siamo abituati a vederne spesso, ma il cineasta belga sceglie una prospettiva diversa con la quale inserire la danza nella storia. Qui infatti il tango non è la predominante, tanto quanto il collante che unisce i personaggi e gli eventi dell'intera narrazione. Seguiamo così le vicende di Alice, donna divisa tra l'amore per due uomini, entrambi in carcere per l'omicidio di un poliziotto. Le cose si complicano quando al corso di tango da lei frequentato scopre che tra gli iscritti vi è anche un secondino della prigione dove sono detenuti i suoi due amanti, innescando così un surreale menage a trois che non potrà non avere conseguenze sulle vite di tutti...

E adesso...Tango!

Interessante perciò la prospettiva del regista, che utilizza il tango sia come elemento di gelosia che come simbolo di ritrovata solidarietà tra i carcerati, che danno il via a dei veri e propri corsi di ballo durante le ore d'aria, trovando così una nuova passione da poter condividere dietro le sbarre. Un film strano, che non giudica e non vuole giudicare, ponendosi forse troppo positivamente nei confronti di due individui comunque rei di omicidio, ma che come puro elemento cinematografico svolge il suo lavoro più che egregiamente, riuscendo a intrattenere grazie ad un'attenta e non banale caratterizzazione dei personaggi e a qualche, seppur fugace, sortita comica che spezza la carica più drammatica che pervade buona parte della narrazione. Curioso anche il repentino cambio di personalità del secondino, pronto a tutto pur di conquistare il suo nuovo oggetto del desiderio, suscitando così dubbi e tormenti nei due uomini dietro le sbarre, mentre assai interessante la protagonista femminile, donna eternamente indecisa sui propri sentimenti che finisce, più involontariamente che altro, per ferire tutti i suoi innamorati nonché il figlio quindicenne. Un labirinto intricato e a tratti surreale, poco realistico ma non privo di un certo fascino morboso che riesce a catalizzare l'attenzione fino all'improbabile "happy ending", che non da una risposta certa sul futuro della vicenda. Formalmente impeccabile, scritto benissimo e diretto con una certa eleganza da Fonteyne, Tango Libre è dunque una visione piacevole anche se paradossalmente contraddittoria.

Tango Libre Tango Libre vive di eccessi e contraddizioni, ma lo fa in una maniera così stilisticamente ineccepibile che anche l'originalità, affascinante ma difettosa, della storia finisce per passare presto in secondo piano. Un insolito menage a trois tra il tango e il carcere che lascia aperte diverse domande, finale incluso, ma che diverte ed appassiona quanto basta fino ai titoli di coda.

7

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