Talk to me recensione: un horror viscerale che vi stupirà

Talk to me è un horror viscerale che smuove i tormenti dei sui protagonisti giocando con il loro dolore; siete pronti per un'esperienza del genere?

Talk to me recensione: un horror viscerale che vi stupirà
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Talk to me è uno di quei film che è riuscito ad attirare l'attenzione degli appassionati dell'horror ancor prima della sua uscita italiana, il 28 settembre 2023. Nel procedere con questa recensione, risulta interessante chiedersi quali siano le reali potenzialità di un progetto del genere e tutte le possibilità che il primo capitolo potrebbe, o meno, aprire nei confronti di un futuro del quale si sta già parlando. Danny Philippou e Michael Philippou hanno costruito una pellicola dalle idee abbastanza chiare, contraddistinta da un amore per il genere palese in tante citazioni e una manciata di spunti che cercano di distinguere il loro materiale da quello degli altri. È proprio in questa "originalità non originalità" che si sviluppa un viaggio nei meandri del dolore umano, della sofferenza che può facilmente diventare dipendenza, assoggettamento mentale, sottomissione e riflessione su se stessi e su tutto ciò in cui vorremmo credere fino in fondo.

Nel costruire una narrazione del genere, sorge spontaneo chiedersi quanto di diretto e indiretto ci sia in Talk to me, quanto della realtà effettiva e traumatica vissuta dai protagonisti stia, in realtà, parlando direttamente al pubblico in sala, cercando di metaforizzare qualcosa di familiare e al tempo stesso problematico, servendosi di un genere che ha sicuramente ancora molto da dire, anche al di là del semplice terrore diretto.

Talk to me: saper lasciare andare

Al centro di Talk to me troviamo un gruppo di adolescenti che, diversamente dagli altri loro coetanei, hanno scoperto un modo molto diverso, eccentrico, affascinante e dai tratti pericolosamente occulti per "sballarsi".

Servendosi di una sorta di artefatto, una mano imbalsamata che sembra in grado di connettersi col mondo dei morti, riescono, per pochissimi secondi, a comunicare con le anime dannate bloccate dall'altra parte di un velo indefinito che separa la vita dalla morte. Partendo da ciò, organizzano le loro serate costruendole attorno a un rito di cui neanche loro conoscono completamente le potenzialità distruttive e autodistruttive, sottovalutandone le implicazioni profondamente personali. In tutto ciò troviamo il personaggio di Mia (Sophie Wilder), che decide di partecipare a una di queste serate, spinta dal dolore della perdita di sua madre, ancora non completamente superato. La sua esperienza con la mano, però, innesca qualcosa in lei e nelle persone al suo fianco difficile da ignorare completamente e impossibile da sopprimere fino in fondo.

Un dolore difficile da superare

Talk to me, nel suo incedere spaventoso, continua a martellare incessantemente sull'afflizione che la protagonista principale continua a provare, trasformando il contesto occulto che la circonda in una sorta di percorso in cui il dolore diventa illusione e dipendenza da qualcosa di indefinito. La scomparsa prematura della madre, non a caso, spingerà Mia a servirsi della mano imbalsamata per trovare, a tutti i costi, un contatto con lei, mettendone a nudo tutte le imperfezioni e problematiche. La ragazza diventa così un mezzo e una metafora della stessa inquietudine emotiva e della voglia problematica di trovarne le ragioni effettive, senza però affrontare il tutto in maniera adulta.

Il lutto è quindi un elemento centrale in Talk to me, l'unica vera miccia a innescare tutti i terribili eventi di cui saremo testimoni diretti, e in questo il film tenta di trovare una propria strada. La sua proposta narrativa sfrutta molti elementi presenti anche in altre pellicole dello stesso genere, ma avvia una serie di riflessioni che superano facilmente i limiti dello schermo, toccando corde molto delicate. L'insicurezza, la solitudine, la negazione più cupa, la rabbia sottocutanea, la nostalgia insuperabile, la depressione asfissiante e indecifrata, sono solo alcune delle dinamiche centrali nella costruzione della trama che, con tutte le sue imperfezioni, si impegna molto a caratterizzare più lo specifico umano che tutto il resto, incendiandolo con trovate orrorifiche dai tratti forti e disturbanti.

Essere in grado di tenere lo schermo

Andando oltre i suoi messaggi, diretti e indiretti, Talk to me funziona anche dal punto di vista tecnico, basando gran parte del suo potenziale sulle specifiche interpretazioni degli attori coinvolti. La credibilità generale del cast, composto anche da Miranda Otto, Joe Bird, Alexandra Jensen, Otis Dhanji, Marcus Johnson, Alexandria Steffensen, Zoe Terakes e Chris Alosio, rende ancora più succulento il materiale alla radice della storia, impattando direttamente sugli spettatori grazie anche a una regia che non si fa alcun scrupolo ad avvicinarsi molto all'orrore in atto sullo schermo, premendo l'acceleratore quando serve, per poi stabilizzarsi nei momenti più tranquilli.

Pur se delineato da una serie di elementi e citazioni riconoscibili da altri film horror (vi rimandiamo alla nostra recensione di Insidious la porta rossa, dato che la sua saga è una di quelle citate), l'impegno alla base della pellicola è più tangibile che mai, complice qualche spunto interessante, diluito a volte bene e a volte male. Il risultato è un viaggio fra le ombre di una sofferenza emotiva che non accenna mai a finire, proiettandosi su tutto ciò che tocca fino ad assumere una forma tangibile, ingovernabile e dai tratti sempre e comunque segretamente intimi.

Talk to me Talk to me è sicuramente un film da tenere d'occhio. Le potenzialità per un progetto a lungo corso ci sono tutte, come anche le possibilità di una crescita artistica per i suoi registi. Stiamo parlando di una pellicola che si serve dei propri personaggi e del contesto horror per raccontare una storia profondamente umana e vicina, a livello puramente emotivo, a tutti coloro che andranno a vederlo al cinema. Alcune sbavature frenano l'eccitazione nei suoi confronti ma... l'impegno generale coi mezzi a disposizione ha sicuramente premiato un progetto con un futuro forse interessante.

7.5

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