Recensione Taken 3 - L'ora della verità

Liam Neeson per la terza volta ex agente CIA nel capitolo conclusivo dell'amata saga iniziata con Io vi troverò

Recensione Taken 3 - L'ora della verità
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Il primo capitolo, datato 2008, fu quel Taken che, distribuito nelle sale cinematografiche italiane con il titolo Io vi troverò, provvide a calare l'irlandese classe 1952 Liam Neeson - candidato quindici anni prima al premio Oscar per l'interpretazione di Oskar Schindler nello spielberghiano Schindler's list - La lista di Schindler - nei panni dell'ex agente della CIA Bryan Mills, costretto a sterminare non pochi malviventi albanesi intenzionati ad avviare giovani donne alla prostituzione dal momento in cui avevano fatto la molto poco brillante scelta di rapirgli a Parigi la figlia Kim, ovvero la Maggie Grace di The fog - Nebbia assassina.
Un serrato action-movie che, sotto la regia del Pierre Morel già autore di Banlieu 13, non solo ha contribuito in maniera fondamentale a trasformare Neeson in uno dei maggiormente convincenti eroi d'azione della celluloide, ma non ha potuto fare a meno di generare nel 2012 il sequel Taken - La vendetta, sceneggiato come il capostipite da Robert Mark Kamen insieme al produttore Luc Besson e ambientato due anni dopo gli eventi narrati nella pellicola precedente.
Sequel in cui Mills, impegnato a ricucire il rapporto con la ex moglie Lenore, interpretata da Famke"X-Men"Janssen, si trovava ad avere a che fare ad Istanbul con una gang di criminali guidata da Murad Krasniqi alias Rade Serbedzija, vendicativo padre di uno dei balordi uccisi in Io vi troverò.

Io vi troverò parte 3

Sequel che portò, però, la firma dell'Olivier Megaton responsabile di Transporter 3, nuovamente dietro la macchina da presa anche per la realizzazione di questo Taken - L'ora della verità, terzo episodio scritto da Kamen e Besson.
Episodio in cui il protagonista, sempre più propenso ad accettare il fatto che la sua compagna abbia ormai un nuovo compagno, finisce per essere accusato di un omicidio che, in realtà, non ha commesso; vedendosi, di conseguenza, impegnato da un lato a cercare di sfuggire alle forze dell'ordine, che gli danno la caccia sotto la guida del Franck Dotzler incarnato dal Forest Whitaker premiato agli Academy Award per L'ultimo re di Scozia, dall'altro a scovare i veri responsabili di quanto accaduto e, soprattutto, a proteggere Kim.
D'altra parte, lo stesso Neeson osserva: "Pur essendo Bryan Mills un uomo con delle ‘capacità molto particolari', lui incarna anche l'uomo medio. Le persone si identificano con il suo amore per la famiglia. Perché i genitori farebbero di tutto per i loro figli e rivedono questo in Bryan. Nonostante tutti i suoi difetti, è sempre un padre molto devoto disposto a tutto per la sua bambina. Ma penso che al pubblico piaccia anche il fatto che lui si oppone al sistema e non si fida di nessuna autorità, e se deve infrangere la legge, lo fa".

Cambio di Luc

Quindi, se, forte dell'ancora vivo desiderio di sicurezza post-11 Settembre, il coinvolgentissimo Io vi troverò non fece fatica ad apparire agli occhi degli spettatori quale tardo derivato del gettonatissimo machismo reaganiano (in particolar modo, a causa della somiglianza di plot con il Commando rientrante tra i successi di Arnold Schwarzenegger) e Taken - La vendetta, invece, testimoniò il cambio di regista prendendosi più tempo per concedere spazio al movimento e allo spargimento di cadaveri, in questa terza occasione, a quanto pare, si è scelto di cambiare di nuovo stile di racconto.
Infatti, come è già facilmente intuibile leggendo la trama, l'idea di partenza si colloca dalle parti del giallo, mentre il resto tende a concentrare la maggior parte della oltre ora e quaranta di visione poco sull'azione e molto sulle indagini.
Chiaro che non appaiono assenti, nel mucchio, violenti scontri corpo a corpo e automobili lanciate a tutta velocità nella rampa di un ascensore, ma l'evidente intento dell'operazione non sembra più essere quello di fornire uno spettacolo di intrattenimento a suon di eliminazione di cattivi, bensì di mettere in piedi un intreccio dal sapore quasi hitchcockiano finalizzato a lasciar emergere un dettaglio dopo l'altro nel condurre verso la soluzione del tutto.
Intreccio, però, che non manca di apparire piuttosto prevedibile e tempestato di cliché tipici del filone thriller, senza riservare grosse novità per quanto riguarda la parte action.
Con la risultante di un insieme che si sarebbe rivelato tranquillamente accettabile nel caso in cui fosse stato un film singolo, ma che difficilmente possiamo prendere in maniera positiva come seconda continuazione di un elaborato che ha fatto di pallottole volanti e carneficine i suoi indispensabili ingredienti liberatori.

Taken - L'ora della verità “Più c’è azione, più devi preparare il pubblico. Allora è necessario costruire i personaggi in modo diverso. È difficile perché le situazioni si susseguono a cascata e questo ritmo a spirale coinvolge anche lo sviluppo emotivo e umano dei personaggi. All’inizio ci troviamo nel bel mezzo di un forte turbamento emotivo e, subito, l’azione irrompe nella scena come un grande tifone. Sono due elementi divergenti che si devono amalgamare gradualmente come in una ricetta; bisogna calibrare ogni momento. Quando l’azione irrompe, non ti rendi conto che sta arrivando, perché sei preso dal caos emotivo; poi improvvisamente ti ritrovi in un caos fisico. Questa è la struttura di base di questo film”. Parole del regista Olivier Megaton, che, dopo Taken - La vendetta (2012), sequel del folgorante Io vi troverò (2008) di Pierre Morel, torna ad occuparsi delle avventure dello scaltro ex agente della CIA Bryan Mills alias Liam Neeson, sempre più propenso a proteggere figlia ed ex moglie da chiunque intenda fare loro del male. Ma, se il cambio di regia già si fece sentire non poco ai tempi del secondo film, soprattutto per quanto riguardò la diversa distribuzione dell’azione rispetto al capostipite, in Taken - L'ora della verità s’intuisce ancora di più a causa della tutt’altro che felice scelta di conferire all’insieme un look da indagine a tinte noir. Quindi, guardabile nonostante sia scontato e prevedibile, ciò che viene fuori è un terzo capitolo difficilmente accettabile per una saga che, fin dall’inizio, ha sempre promesso movimento e liberatoria violenza proto-machismo reaganiano. Promessa qui mantenuta soltanto in minima parte.

6

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