ROMA 2013

Recensione Take Five

Cinque napoletani per un bottino nel nuovo film di Guido Lombardi

recensione Take Five
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Il titolo fa riferimento a un classico del jazz registrato dal dave Brubeck Quartet nel 1959 divenuto celebre soprattutto per il suo caratteristico ritmo in 5/4, un irregolare tempo quintuplo in cinque beat.
Da allora, il titolo di quel classico è anche un'espressione idiomatica il cui senso, letteralmente, è "Prendine cinque", come cinque sono i protagonisti del secondo lungometraggio diretto dal napoletano classe 1975 Guido Lombardi, trionfante con il riuscito Là bas - Educazione criminale tra i film presentati nella Settimana della critica presso la sessantottesima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Cinque "irregolari" del crimine che portano nella finzione gli stessi nomi (e in alcuni casi anche le stesse esperienze) di coloro che li interpretano: un fotografo di matrimoni (Salvatore Striano) che, prima di avere un brutto infarto, era il miglior scassinatore della piazza; lo Sciomèn (Peppe Lanzetta), ovvero il più leggendario tra i gangster cittadini, appena uscito da una lunga reclusione; un ricettatore con diversi anni di carcere alle spalle (Gaetano Di Vaio); il nipote di quest'ultimo (Salvatore Ruocco), pugile squalificato a vita per aver rotto una sedia in testa ad un arbitro, e un idraulico malato di gioco e indebitato con la mala (Carmine Paternoster), il quale, chiamato a riparare una perdita fognaria all'interno di una banca, si fa venire, ovviamente, un'idea tutt'altro che onesta.

Loro di Napoli

Idea che porta avanti proprio insieme agli altri quattro sgangherati complici, i quali, un po' come avvenne nel 1966 all'interno del super classico Operazione San Gennaro di Dino Risi, si trovano, quindi, a dover mettere in atto un furto a Napoli.
Ma, mentre Gaetano scompare improvvisamente con il bottino milionario e fa la sua entrata in scena anche O' Jannone alias Gianfranco Gallo, potente boss cittadino che pretende una parte della refurtiva, risulta chiaro che, nonostante l'abbondanza d'ironia presente, l'intento della circa ora e quaranta di visione - prevalentemente parlata in dialetto napoletano - non sia propriamente quello di riallacciarsi alla Commedia all'italiana.
Perché, se vogliamo, i cinque bravi protagonisti non avrebbero probabilmente sfigurato sfruttati nei lavori del primo Quentin Tarantino, del quale qui sembra anche essere omaggiato il confronto finale a tre con pistole puntate de Le iene.
E, sebbene il tutto rischi a lungo andare d'infiacchirsi, Lombardi, complici anche le ottime musiche a firma di Giordano"Sulla strada di casa"Corapi, riesce nell'impresa di confezionare un'operazione decisamente riuscita e coinvolgente... oltre che tecnicamente impeccabile ed infarcita di affascinanti accorgimenti (si pensi solo al bambino destinato a rappresentare l'innocenza pronta ad essere corrotta nel corso della crescita).

Take Five Responsabile nel 2011 del riuscito Là-bas - Educazione criminale, sorta di Gomorra (2008) caratterizzato da un punto di vista nigeriano, il napoletano classe 1975 Guido Lombardi torna dietro la macchina da presa per raccontare una nuova storia di malavita ambientata a Napoli, ma caratterizzata da un taglio maggiormente volto alla commedia, nonostante lo spargimento di cadaveri in essa presente. Il risultato è un’operazione divertente al punto giusto e tecnicamente molto curata che, in un certo senso accostabile ai primi lavori di Quentin Tarantino (Pulp fiction e, soprattutto, Le iene, per intenderci), sfodera una buona direzione degli attori e riesce nell'impresa di non annoiare affatto lo spettatore.

6.5

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