T2 Trainspotting: la recensione del film con Ewan McGregor

Mark, Sick Boy e Spud tornano al cinema grazie a Danny Boyle per raccontarci della più grande disfatta dell'Uomo: non riuscire a fermare il tempo.

recensione T2 Trainspotting: la recensione del film con Ewan McGregor
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Tra nostalgia e dubbio dei fan, arriva al cinema, il 23 febbraio, T2 Trainspotting. Come anticipato e promesso negli scorsi mesi, i protagonisti sono tornati: Mark Renton (Ewan Mc Gregor) rientra a Edimburgo e trova tutta la disillusione del vecchio padre ormai vedovo, la rabbia di Sick Boy (Jonny Lee Miller) per il suo tradimento e Spud (Ewen Bremner), apparentemente giunto al capolinea esistenziale. Le vicende personali, ancora una volta, sono la scusa per raccontare altro: il microcosmo popolato di ricordi nel quale sono rintanati i tre quarantenni è lo specchio di molti loro coetanei, anche quelli che nella vita sono riusciti lì dove gli ex tossici hanno fallito. Il sequel della pellicola cult anni '90 presentava insidie enormi che il regista Danny Boyle è riuscito ad evitare. Ma T2 Trainspotting ha un sapore più acido del primo, seppure quel retrogusto di dark humour permea il film anche nelle sequenze più drammatiche.


Dall'eroina a Peter Pan

In T2 Trainspotting il tempo sarà stato galantuomo con Renton e soci? Neanche un po'. Nessuna pietà per loro, il treno è andato perso e Mark, Spud e Sick Boy in T2 scoprono una terribile verità: sono identici a com'erano 20 anni prima, solo più vecchi, quindi più vicini alla fine. Stessi errori, stesse paure, stessa false speranze e sensazione di noia, stessa strascicante amicizia. Ma la vita di Lust for Life non è più tutta davanti. Per questo Danny Boyle, al racconto contemporaneo, alterna immagini malinconiche dei protagonisti da piccoli, mentre giocano per strada, riproponendo brevissimi flashback del primo capitolo. È un continuo guardasi indietro. Gli attori Ewan McGregor, Jonny Lee Miller e Robert Carlyle (Begbie) indossano ognuno il volto della disfatta: di chi torna nella propria città natale da fallito, chi insiste nel cercare la svolta logorato da nuove dipendenze, e chi - infine - è mantenuto in vita dalla rabbia e cerca di tornare al mondo sperando di trovarlo come l'aveva lasciato. Ewen Bremer (Spud) è l'unico, debolissimo, barlume. Sempre il primo a raggiungere il fondo e stavolta anche il primo a tentare la risalita. Il regista durante l'anteprima romana, ha rivelato di aver atteso a lungo per realizzare il secondo capitolo, proprio per la ricerca di contenuti. Superficialmente si registra solo il tentativo di recuperare la vitalità del 1996, con meccanismi simili, qualche strato più sotto però, c'è la vetrina dei 40enni di oggi, schiacciati dall'horror vacui.

Il rosa di T2

Dopo Diane (Kelly Macdonald) che nel primo Trainspotting rappresentava la possibilità di un'altra gioventù e che ritroviamo donna in carriera, in T2 Trainspotting c'è Veronika (Anjela Nedyalkova), unico volto femminile del film, eccezion fatta per la breve comparsa della moglie di Begbie. La tetra positività e l'energia ci raccontano di un personaggio, come quello di Diane, che non si ferma a guardare i treni passare, ma ci salta sopra alla prima occasione; evidentemente meno legata al passato e con astuto slancio verso il domani, Veronika, sola donna della banda, è l'unica che riesce a portare i pantaloni. Danny Boyle si diverte ancora a dirigere con il suo personale, ironico e drammatico occhio, con visioni allucinogene e apre lo sguardo su tutta Edimburgo: più grande delle stanzette dove i ragazzi si facevano di eroina ma comunque una prigione esistenziale.

T2 Trainspotting In T2 Trainspotting tutto resta come nel 1996: stessi protagonisti con qualche ruga in più. Il male stavolta è il tempo che passa e se all’eroina, chissà - forse - in qualche modo, si può sfuggire, le lancette non si fermano. Non c'è l'epico del primo capitolo ma un racconto reale e concreto che tocca la vetta più alta nella scena finale, che da sola, vale il ritorno degli osservatori di treni.

7.5

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