Sweet Virginia, la recensione del film disponibile su Amazon Prime Video

In una cittadina di provincia il brutale omicidio di tre uomini scuote la comunità locale, tra segreti nascosti e insospettabili tradimenti.

recensione Sweet Virginia, la recensione del film disponibile su Amazon Prime Video
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Tre uomini (Lou, Tom e Mitchel) si trovano in un bar di proprietà di uno di loro, intenti a bere birra e giocare a poker. All'improvviso, con il locale già chiuso, entra un individuo sconosciuto che pretende gli venga portato il piatto del giorno. Dopo aver ricevuto un netto rifiuto ed essere stato respinto, il cliente fa ritorno nel locale con una pistola e uccide a sangue freddo gli occupanti.
La moglie di Tom, Bernadette, viene sconvolta dalla morte del marito, nonostante i due non avessero rapporti intimi da anni e lei si frequenti da diverso tempo con Sam, amico del deceduto nonché gestore del piccolo motel/locale. La coppia di amanti, a maggior ragione dopo la tragedia, cerca di tenere nascosta a tutti la loro relazione, mentre le indagini sull'orrendo crimine ancora brancolano nel buio.
In Sweet Virginia Lia, la giovane vedova di Mitchel, risulta presto essere direttamente coinvolta nel delitto, risultandone la mandante: il suo scopo però era solo quello di eliminare il compagno per intascarne l'eredità, salvo poi scoprire che questi era in bancarotta ed essere così impossibilitata a saldare i conti con il killer assoldato per il compito. Quest'ultimo nel frattempo alloggia proprio nell'albergo di proprietà di Sam e instaura con l'uomo, ignaro di tutto, una specie di rapporto amichevole. La violenza però è destinata a dilagare ulteriormente nella piccola cittadina e tutti i protagonisti si troveranno coinvolti nella scia di sangue scatenata qualche giorno prima.

Segreti e bugie

La piccola cittadina di Hope, in territorio canadese, fa da sfondo a questo sordido e inquieto thriller drammatico, particolare ambientazione che riporta alla mente tante periferie rurali tipiche degli Stati Uniti (non sono casuali i discorsi sul prossimo presidente repubblicano), con villette unifamiliari e una comunità nella quale non esistono segreti. Una location ideale per dare vita a una storia di bugie e delitti dove niente e nessuno può dirsi realmente innocente, seppure macchiato da tipi di colpe di ben diversa gravità: Sweet Virginia, seconda prova dietro la macchina da presa di Jamie M. Dagg, dopo il notevole esordio con River (2015), è un film teso e bruciante dove la violenza attira ulteriore violenza.
Una sorta di western moderno e urbano dove il sangue è destinato sempre e comunque a scorrere, in cui i rapporti tra i vari personaggi disegnano percorsi affascinanti e respingenti, all'interno di un contesto sociale dove non vi sembrano essere altri sbocchi per uscire da una situazione di eterna stasi. Emergono a tratti reminiscenze di un altro recente, piccolo cult del filone quale Cold in July - Freddo a luglio (2014), tuttavia l'operazione possiede ad ogni modo una propria personalità che rende l'apparente monotonia degli eventi una sorta di perfetta summa preparatoria alla definitiva resa dei conti.

Domani è un altro giorno

Naturale riscontrare influenze da un certo cinema dei fratelli Coen, da Blood simple - Sangue facile (1984) a Non è un paese per vecchi (2007), con la figura dell'assassino interpretato ottimamente da Christopher Abbott che riporta alla memoria alcuni tratti distintivi dell'Anton Chigurh di Javier Bardem, tic e scatti di insensata violenza inclusi. In Sweet Virginia (disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video) la sensazione di trovarsi dinanzi a una tragedia imminente è ben delineata anche dagli sporadici, ma incisivi, sogni/incubi di cui soffrono i protagonisti, con la figura di Jon Bernthal (in una sorprendente prova in sottrazione) tormentata al punto giusto per delineare un profondo disagio e relativi sensi di colpa; la sceneggiatura, curata dal duo dei The China Brothers (nome d'arte dei fratelli Paul e Benjamin), svela i diversi background delle varie figure chiave grazie a un calibrato utilizzo dei dialoghi. La colonna sonora strumentale è invece capace di creare ulteriore cupezza nelle sue vibrazioni, mentre il tetro scorcio paesaggistico-rurale infonde ulteriori elementi dark - e il fatto che molte delle sequenze abbiano luogo in piena notte non è certo un elemento casuale, per un'operazione che proprio sui contrasti tra il buio e la luce imbastisce la sua partitura.

Sweet Virginia Sono evidenti le influenze dal cinema dei fratelli Coen, soprattutto nel tratteggio di un microcosmo di provincia cupo e disilluso, nonostante questo la seconda prova dietro la macchina da presa di Jamie M. Dagg possiede una sua istintiva personalità. In Sweet Virginia la violenza sembra un malus necessario per aggiustare le cose all'interno di relazioni complesse e guastate, dove nessuno si può dire realmente esente da colpe, anche i comportamenti del killer assumono stratificate sfumature nel procedere sempre più burrascoso degli eventi. Il sinuoso ritmo narrativo, lento e capace di penetrare lentamente nella mente e nel cuore nello spettatore, trascina con drammatica efficacia alla definitiva resa dei conti, anche questa intrisa di una profonda amarezza che ben si immerge nel grigio contesto ambientale, specchio potenziale di tante realtà periferiche non solo d'Oltreoceano. L'ottimo cast capitanato da Jon Bernthal e Christopher Abbott dà vita a personaggi lucidi nelle rispettive debolezze emotive, e il senso di attesa narrativo è ampiamente compensato da un'atmosfera inquieta che lascia il segno.

7

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