Superman Red Son, la recensione: il fumetto di Mark Millar prende vita

La sontuosa ucronia DC firmata dalla penna del mitico fumettista americano diventa un film animato di ottima fattura ma non pari all'opera originale.

recensione Superman Red Son, la recensione: il fumetto di Mark Millar prende vita
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La storia di Superman Red Son (disponibile a noleggio digitale su AppleTV, Infinity e Rakuten, anche doppiato in italiano) inizia nel 1946, quando il piccolo Somishka rivela i suoi straordinari poteri alieni all'amica Svetlana. Siamo nell'Unione Sovietica di Iosif Stalin e il ragazzo sceglie di mettere le sue abilità al servizio dello Stato, rispettando il cardine primo del pensiero Socialista. Diventa l'Uomo d'Acciaio dell'Est Europa, una figura che affascina e spaventa gli Americani guidati da Eisenhower, soprattutto perché asservito direttamente al volere del capo dell'URSS, un figlio del socialismo talmente puro nei suoi ideali da essere cieco davanti al dramma di alcune "tristi necessità". Le scopre grazie all'intervento di Lois Lane Luthor, brillante giornalista e moglie del geniale Lex Luthor, ossessionato dall'idea di sconfiggere questo superuomo sovietico.

L'evolversi della storia copre poi la bellezza di quarant'anni, con l'ascesa al potere di Superman direttamente a capo dell'Unione della Repubblica Socialista Sovietica e tutto uno scontro idealista e politico tra le due più grandi nazioni al mondo, all'interno di un'ucronia intelligente tratta dall'omonimo fumetto capolavoro di Mark Millar. Un racconto meravigliosamente scritto che cerca di riflettere ieri come oggi sulla condizione umana, sul potere e sulla forza di un credo e sull'effimera e volatile bontà di ogni tipo di dottrina di stampo dittatoriale, anche se dettata dall'uomo più forte e integro del mondo.

Superuomo superpolitico

Uscito per Elseworlds nel 2003, il successo di Superman Red Son fu davvero folgorante. La premesse su cui Millar basò l'intera opera fu un'idea tanto basica quanto intrigante: "E se l'astronave di Superman fosse atterrata in Russia, anziché in America?". E ancora più nel particolare, "Se fosse atterrata nell'Unione Sovietica?". Da questa riflessione l'autore sviluppò una geniale ucronia capace di ribaltare completamente il senso delle azioni dell'Uomo d'Acciaio pur mantenendone intatti cuore e ideali, lasciandolo prima essere puro e ingenuo, poi salvatore del mondo e infine dispotico dittatore corrotto dal potere e da una mal riposta fede nelle proprie intenzioni.
Adattando a film animato Superman Red Son, il produttore e regista Sam Liu è riuscito nella grande impresa di gestire con grande competenza un insieme di tematiche mature e comunque attuali senza tradire minimamente l'anima stessa del fumetto di Millar, anzi trasponendolo in un titolo dal forte carattere concettuale e di evidente caratura politica, ammodernandone alcuni aspetti con pochi ed essenziali cambiamenti.

Quelli più importanti sono relativi al ruolo e alla scrittura della donna all'interno di una storia e di un mondo di grandi uomini egocentrici, specie guardando ai dialoghi di Wonder Woman o anche al suo orientamento sessuale. Ma possiamo anche pensare alla forte critica mossa al sistema capitalista e più in generale agli Stati Uniti, al sogno americano contrapposto alla realtà USA, fondata sulla schiavitù e sul sudore degli immigrati. Temi presenti nel fumetto ma più attivi nel substrato narrativo che espressi in modo così esplicito; ad ogni modo giusto, al giorno d'oggi, considerando anche i recenti sviluppi sociali relativi alla Black Lives Matter.

Il punto di Superman Red Son è però un altro, e cioè quello di mostrare le conseguenze di una spersonalizzazione dell'identità supereroistica in senso ancestrale, inserita invece in un contesto puramente politico e in particolare socialista (a rappresentazione di un sistema totalitarista), al servizio dello Stato per la liberazione degli oppressi, delle classi operaie e meno abbienti. Questa decostruzione della Super Persona è evidente già a partire dall'assenza della S sul petto di Superman, sostituita invece dal simbolo comunista della Falce e Martello: prima al servizio della Nazione, poi del mondo.

La divinizzazione del supereroe avviene di conseguenza sotto questa luce socialista e si sviluppa in un sistema di propaganda, tanto che un ruolo importante lo hanno come sempre (dai tempi della rivoluzione Milleriana) i mass media. Col procedere della storia, anche il costume stesso di Superman perde i suoi colori primari e diventa sempre più scuro, a dimostrazione di una corruzione interna, di una purezza sacrificata in nome di un ideale morboso capace di neutralizzare anche il cuore più sano.

E questo si può vedere anche nella figura "terrorista" di Batman, reso tale sempre in virtù di un ideale, forse più anarchico del solito. Ruolo centrale nel film lo ha anche Lex Luthor, dipinto non più come nemico ma come baluardo del futuro capitalista e americano, unica ancora di salvezza di un Paese sull'orlo del collasso e senza speranze. Una mente illuminata che punta a un'unificazione totale del mondo con metodi però più sottili rispetto a quelli di Superman, a glorificare il sistema democratico anche nelle sue criticità.
In linea di massima, Red Son riesce nel suo intento di adattare in chiave animata il capolavoro di Millar e a rappresentare un Uomo d'Acciaio più austero e terrorizzante. Rispetta pedissequamente molte delle tavole a fumetti e le traspone con grande amore per la scena, perdendo però nell'opera di traslazione molta della personalità stilistica dei disegni di Dave Johnson, omologando lo stile a molti altri progetti Warner Animation, con tratti squadrati e un'azione elaborata solo nella necessità della spettacolarizzazione di questa o quella sequenza. Non è così d'impatto o entusiasmante come ad esempio l'ultimo Mortal Kombat: Scorpion's Revenge ma neppure vuole esserlo, a dirla tutta, perché il fulcro di Superman Red Son è nel racconto e nella scrittura, nel ribaltamento del canone e nella costruzione ucronica di un mondo incredibilmente dettagliato e studiato per sorprendere. Lo fa in parte, ma la storia di questo Superuomo Figlio Rosso del Socialismo continua a funzionare egregiamente anche in movimento, sul piccolo schermo, a 17 anni di distanza.

Superman Red Son Il produttore e regista Sam Liu adatta ottimamente in chiave animata il capolavoro a fumetti di Mark Millar. Superman Red Son continua a funzionare egregiamente anche a 17 anni di distanza dalla sua uscita cartacea, tradotto in film d'animazione e ammodernato in alcuni aspetti chiave come il ruolo della donna o la critica più aspra all'American Way of Think. Pur non sorprendendo particolarmente dal punto di vista artistico e perdendo parte dello stile dei disegni originali di Dave Johnson, il film riesce comunque a trasporre con grande forza concettuale la spersonalizzazione della figura supereroistica in chiave ancestrale, inserita invece in un contesto politico e sociale di stampo totalitarista. Affascina l'ucronia, fa riflettere la storia e le - poche - scene d'azione funzionano magnificamente nella loro costruzione minimalista. Tanto basta per essere soddisfatti.

7.5

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