Recensione Super Mario Bros.

Celebrando lo (s)cult supremo per quanto riguarda i film tratti da videogiochi

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Son davvero poche, si sa, le pellicole di derivazione videoludica diciamo non eccellenti, ma quantomeno meritevoli di visione. Senza, poi, magari neanche pretendere l'aderenza alla fonte originaria, beninteso. Ma di (s)cult, invece, il sottobosco di film tratti dai videogiochi ce ne ha regalati parecchi. E nella Top Three dei peggiori VGMovies in molti annoverano (senza neanche nascondere un po' di masochistico piacere) la presenza di Super Mario Bros., pellicola del 1993 rilasciata sotto licenza ufficiale Nintendo con protagonisti Bob Hoskins e John Leguizamo che ha fatto da vero e proprio apripista del filone. Per quanto risulti strano a pensarci, difatti, a differenza degli adattamenti da fumetti (esistenti già da almeno cinquant'anni) prima di quell'anno gli adattamenti videoludici erano esistiti solo in forma di cartone animato, e mai prima d'allora come film dal vivo, per chissà quale motivo. I titoli del genere, tuttavia, di lì a poco si sarebbero moltiplicati (perlopiù con miseri risultati) prendendo, spesso, la stessa rampa di lancio di Mario che portava a un salto nel vuoto, spesso senza “vite di riserva”.

Mario Mario & Luigi Mario

Super Mario Bros. narra la storia di due squattrinati e bislacchi idraulici italo-americani che vivono alla giornata in quel di Manhattan, con allegria e voglia di fare. In perenne ricerca di clienti, finiscono per imbattersi in Daisy, una bella archeologa alle prese con gli uomini dell'infido imprenditore Anthony Scapelli, che accampano diritti sul terreno oggetto di scavi del team di ricercatori capeggiato dalla ragazza. Ragazza che, in realtà, nasconde una misteriosa origine, le cui vestigia sono da ricercare nel ciondolo che porta sempre con sé e che rappresenta, a sua insaputa, l'unica cosa che può collegare il mondo degli umani con quello dei dinosauri antropomorfi guidati dallo spietato Re Koopa, che intende unire i due mondi per governarli. I due fratelli Mario diventano così eroi per caso, destinati a qualcosa di più che a riparare semplici tubature nella Grande Mela, in un turbinio di bizzarri personaggi, rettili intelligenti, bizzarri paesaggi futuribili e tecnologia (apparentemente) senza senso.

Remember, trust the fungus

Come si fa a distinguere un film celebre (o famigerato) da un vero e proprio cult, nel bene e nel male? Be', quando si potrebbe parlare delle leggende metropolitane che circolano attorno alla pellicola più a lungo che del film stesso, potete star certi di aver fatto centro. Si dice che sul set ne siano successe di tutti i colori, con copioni riscritti mille volte di giorno in giorno, attori talmente stressati dai registi da rifugiarsi nell'alcool e incappare in incidenti clamorosi durante le scene d'azione, con maestranze e comparse trattate come mera schiavitù da due registi dalle idee ben poco chiare... Quel che è certo è che tutti gli attori principali interpellati a proposito hanno sempre ribadito di essere, in un certo qual modo, affezionati alla pellicola, ma anche che accettare sia stato lo sbaglio più clamoroso della loro carriera.
Il film, difatti, è stato girato palesemente senza controllo alcuno, non solo della Nintendo ma anche dei produttori, che si sono fidati della strana coppia Rocky Morton e Annabel Jankel avendo, in cambio, qualcosa di completamente diverso da un classico film per famiglie dai colori sgargianti tipici dei mondi marieschi... Se già la sceneggiatura di Ed Solomon, Parker Bennett e Terry Runté era un pasticciaccio piegato ai voleri dei due estrosi e arroganti ideatori dell'altrettanto cult (ma più riuscito) Max Headroom, l'idea di un setting cyberpunk faceva palesemente a pugni con il contesto nintendiano, rendendo il film né carne né pesce, nonostante tutto.

Anything is possible, Mario, you just gotta believe in it.

E diciamo “nonostante tutto” perché al di là degli sceneggiatori sconosciuti e degli 'estrosi' registi il film vantava un cast tecnico e artistico di tutto rispetto. A Hoskins (ancora relativamente fresco del successo di Chi ha incastrato Roger Rabbit) e Leguizamo si affiancavano, infatti, nientemeno che un grande come Dennis Hopper nei panni del villain principale e professionisti il cui nome magari vi dirà poco o nulla ma vi assicuriamo avete visto in mille altri film e serial di successo, come Samantha Matis e Fiona Shaw (e rivedere, col senno di poi, Zia Petunia di Harry Potter in versione sexy è un duro colpo!). Per non parlare del narratore Dan Castellaneta, storica voce di Homer Simpson. Stupisce ancor di più il cast tecnico, con Alan Silvestri alle musiche, un giovane Patrick Tatopoulos (Underworld Saga) agli effetti speciali e i premiatissimi Dean Semler e Mark Goldblatt rispettivamente alla fotografia e al montaggio. Leggenda vuole che a mettere le pezze, in fase conclusiva, allo sconclusionato lavoro di Morton e Jankel siano stati proprio questi due, insieme allo stesso Hoskins.

Super Mario Bros. Ecco a voi lo (s)cult per eccellenza delle pellicole tratte da videogiochi: un film dalle potenzialità affossate da una direzione quasi criminale dell'ottimo cast artistico e tecnico, che vaga tra commedia slapstick e atmosfere vagamente dickiane totalmente inadatte al contesto del celebre gioco Nintendo. Condito da riferimenti forzati e fuori contesto al gioco originale, ogni interessante velleità artistica o tecnica (come il bel Yoshi realistico passato completamente inosservato nello stesso anno di uscita del “gigante” Jurassic Park) risulta persa o vanificata, e rimane solo il rammarico e il gusto del 'guilty pleasure' per una pellicola che, tra l'altro, per motivazioni a noi oscure risulta, nella versione italiana, tronca del “vero” finale, che ha luogo a New York e vede il ritorno a casa dei nostri eroi.

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