Sulle ali della pazzia, la recensione del thriller canadese

In questo film canadese per il mercato televisivo, il contrastato rapporto tra due consuocere arriva alle più estreme conseguenze.

recensione Sulle ali della pazzia, la recensione del thriller canadese
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La bella Amber è entusiasta all'idea di convolare a nozze con l'amato Luke, il principe azzurro sempre desiderato comparso nella sua vita dopo una serie di relazioni terminate in maniera disastrosa. E non potrebbe desiderare una suocera migliore di Jill, con la quale ha instaurato un incredibile rapporto di amicizia. Amber avverte la madre Sharon, infermiera in un ospizio, del lieto evento e questa giunge a far visita alla coppia, che si è momentaneamente trasferita proprio nella lussuosa casa di Jill.
Sharon, da tempo vedova, non condivide però la gioia della figlia e si trova spesso a discutere con lei sui preparativi per le nozze, entrando in profondo disaccordo con Jill per la quale prova anche una gelosia sempre più opprimente, data in parte dai suoi comportamenti invasivi.
Sharon decide così che il matrimonio "non s'ha da fare" e tenta di boicottarlo in ogni modo, arrivando a compiere scelte sempre più drastiche.

Mad Mom

Sin dal prologo, nel quale la villain uccide senza pietà un'anziana paziente della casa di cura - seguendo dinamiche che riportano alla mente tragiche pagine di cronaca nera - si comprende il carattere instabile della suddetta, destinato a esplodere su territori progressivamente più pericolosi con il vorticoso procedere degli eventi.
L'intera seconda metà di visione non è altro che un moderno aggiornamento di un grande classico quale Misery non deve morire (1990), giacché l'infortunio alla gamba della potenziale vittima apre a dinamiche affini alla nota trasposizione per il grande schermo del romanzo di Stephen King.
Ovviamente dal punto di vista artistico e qualitativo Sulle ali della pazzia non ha nulla da condividere con il film di Rob Reiner, e la destinazione per il piccolo schermo castra già inizialmente le ambizioni di partenza.
La messa in scena, tipica di tanti prodotti per il mercato televisivo, è infatti troppo timida e stilisticamente anonima per generare la corretta dose di tensione a tema.

Niente da ridere

Ecco allora che il tutto si affloscia su una sorta di involontaria parodia, tra "scomode" figure secondarie messe fuori gioco tramite improbabili svolte di trama e una costruzione forzata della relativa suspense a tema.
Il rapporto tra le due madri degenera su un percorso ricco di ingenuità che è, ovviamente, destinato a un epilogo ben più che scontato. Dal tentativo di far saltare le nozze alla drastica scelta presa in un momento di concitazione - anche questa dovuta all'ennesima, castrante, svolta di sceneggiatura - Sulle ali della pazzia perde il senso della misura.
Procede quindi su un accumulo di situazioni che prendono a piene mani dall'immaginario del filone, senza premurarsi di gestirle in maniera omogenea.

L'ora e mezza di visione ricorre stancamente a soluzioni di facile effetto che non si rivelano mai efficaci, penalizzando oltremisura la discreta interpretazione di Kari Matchett nei panni della prigioniera - più debole invece la performance di Romy Rosemont in quelli dell'instabile nemesi.
Jean-François Rivard, già regista del mediocre La regina del peccato (2018), tenta di destare il pubblico con un paio di sequenze di discreta fattura nella cura logistica degli ambienti, ma è troppo poco all'interno di un insieme che esaspera sguaiatamente quel che invece andava trattenuto.

Sulle ali della pazzia Un contrastato rapporto di gelosie e non detti tra due consuocere porta a estreme conseguenze, con la madre della sposa determinata a eliminare l'oppressiva rivale a ogni costo in questo thriller canadese per il mercato televisivo. Sulle ali della pazzia diventa da metà visione una sorta di brutta copia di un grande classico come Misery non deve morire (1990), ma non trova mai il corretto registro tensivo e finisce per incanalarsi in più occasioni sui binari del ridicolo involontario, con forzature evidenti non soltanto a livello narrativo. L'ora e mezza di visione scorre così senza guizzi e colpi di scena effettivamente incisivi - l'epilogo è ovviamente scritto in partenza - e l'anonimo cast (dove si salva solo la "vittima" Kari Matchett) non fa nulla per migliorare la situazione. Il film andrà in onda venerdì 19 giugno alle 21.20 su RAI2 in prima visione TV.

4.5

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