Recensione Sulla strada di casa

Thriller italiano on the road per ritrovare la strada dei valori

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Sorprendente l'opera prima di Emiliano Corapi, soprattutto per la capacità di incrociare il cinema di genere con una tensione drammatica tipica dei film a tema famigliare/sociale. Così facendo, Corapi ottiene il duplice effetto di un ritmo serrato, che si alimenta con l'incalzare degli snodi narrativi da thriller, calato però nella sospensione del dramma esistenziale e umano di due uomini la cui situazione critica farà (ri)trovare il senso di una solidarietà e paternità sopite. Interpretazioni misurate e una sceneggiatura esaustiva nella sua brevità (solo 83 minuti che hanno la completezza di due ore piene) contribuiscono inoltre a intensificare il realismo veicolato da Sulla strada di casa, una storia nata sotto il segno di una crisi che costringe a ‘non farsi problemi' anche chi a quella filosofia davvero non crede, e che si porterà - da quel momento in poi - dietro, oltre al peso di una scelta sbagliata, anche la - terribile - consapevolezza di aver scalfito per sempre l'integrità dei valori su cui aveva sempre fatto affidamento. Un prodotto italiano - inconsuetamente - toccante e snello che scrive il nome di Emiliano Corapi nella cerchia dei registi italiani da tenere d'occhio.

Due padri, due destini

Alberto (Vinicio Marchioni) è un piccolo imprenditore ligure che, strizzato nelle maglie di una crisi che disdegna l'integrità etica e morale, ha infine capitolato alla tentazione di ‘arrotondare' i suoi guadagni facendo da corriere per la malavita. Una breccia nella sua vita di uomo onesto che Alberto non ha mai avuto il coraggio di confessare alla moglie, ancora aggrappata all'ideale di un'onestà che non cede a compromessi e scorciatoie. Ma il diavolo ci mette lo zampino e, durante una delle classiche trasferte calabre per ritirare la merce, Alberto si ritrova addosso un altro gruppo di malviventi interessati allo stesso carico che non si faranno scrupoli - pur di convincerlo a fare i loro interessi - a prendere in ostaggio la sua famiglia (la moglie Laura e i due figli piccoli). Spinto dalla disperazione di voler salvare la vita dei propri cari, la ‘strada' di Alberto incrocerà così quella di Sergio (Daniele Liotti), altro uomo ‘comune' finito (anch'egli) per necessità a servire la ‘Ndrangheta. Entrambi ‘malviventi' dell'ultima ora Alberto e Sergio troveranno in quella fuga-inseguimento il coraggio per ritrovare la loro identità di uomini e padri, un'identità smarrita sotto il peso di un'incertezza economica che ha fatto vacillare - irrimediabilmente - le fondamenta dei loro valori.

L'asfissiante perdita d'identità

Primi piani stretti sui volti a veicolare una claustrofobia mentale che si alterna alla dinamicità dell'inseguimento, via di fuga o punto d'arrivo di una vita che ha perso le proprie tracce, mescolatesi alle polverose attività di un sottobosco malavitoso che sembra salvare e poi in realtà uccide (se non la persona fisica almeno integrità e valori). Un Vinicio Marchioni che tiene testa a un personaggio semplicemente complesso nella sua incapacità di (ri)trovare la strada maestra; un comune uomo buono ritrovatosi per necessità a ‘giocare' al criminale che non è, e che di conseguenza si troverà a combattere in una situazione alla quale è fondamentalmente impreparato. Forse ancora più viscerale e toccante il Sergio di Liotti, costantemente lacerato dalla paura di perdere o non meritare l'amore del figlio. Una storia di crisi (tema che al momento appare quanto mai attuale) economica che muta in crisi esistenziale restando fedele allo sviluppo psicologico dei suoi protagonisti e che non scivola in inutili digressioni narrative. Resta il pathos, il dramma di famiglie rovinate per un attimo di sbandamento, un illusorio secondo in cui la scorciatoia sembrava possibile e invece stava, inesorabilmente, allontanando da quel prato di piccoli fiori blu da cui facevano ostinatamente capolino onestà e sacrificio.

Sulla strada di casa Emiliano Corapi firma una buona opera prima misurata nella forma e generosa nei sentimenti, che riesce a far emergere grazie alla costanza con cui bracca la 'comune' disperazione dei due protagonisti, padri rapiti da una crisi che è diventata avvolgente, in cui è annegata anche la capacità di discernere il bene dal male. Buone le prove di Vinicio Marchioni e Daniele Liotti che, aiutati da uno script equilibrato senza grandi storture, seguono intensamente l’evoluzione dei loro personaggi. Più defilate e marginali le interpretazioni della Finocchiaro e della Pandolfi.

7

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