Submerged, la recensione del film con Steven Seagal

Steven Seagal è a capo di una squadra di mercenari impegnato a sventare un losco piano terroristico riguardante il controllo della mente in Submerged.

recensione Submerged, la recensione del film con Steven Seagal
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Chris Cody, mercenario pluridecorato, si trova da tempo dietro le sbarre: durante l'ultima missione infatti, lui e la sua squadra furono costretti ad infrangere diverse leggi militari affinché questa riuscisse pienamente. Ora però gli Stati Uniti sembrano avere di nuovo bisogno di quell'affiatato e implacabile team, liberato dalla prigione con la promessa di una piena grazia se si impegnerà a sventare un nuovo, imminente pericolo per l'intera Nazione. All'ambasciata americana di Montevideo infatti l'ambasciatrice viene uccisa dagli uomini della sicurezza, scopertosi poi essere sotto l'influenza di un potente dispositivo di controllo mentale. Cody e i suoi uomini dovranno così infiltrarsi nella base dei terroristi e liberare i prigionieri, salvo comprendere di trovarsi in mezzo ad un losco intrigo governativo che li ha usati come pedine sacrificabili.

Mind control

Un incipit potenzialmente affascinante, che strizza l'occhio a diramazioni fantastiche, caratterizza la narrazione di Submerged, ennesimo straight to video interpretato nel 2005 da Steven Seagal. E non poteva essere altrimenti visto che in fase di regia e sceneggiatura troviamo Anthony Hickox, autore di due piccoli cult horror come Waxwork - Benvenuti al museo delle cere (1988) e Warlock - L'angelo dell'apocalisse (1993). Peccato che le buone premesse di partenza, che guardano ad un classico come Và e uccidi (1962) di John Frankenheimer, non vengano pienamente sfruttate da una messa in scena ambiziosa ma pasticciata che va ad incartocciarsi in risvolti spesso poco plausibili, complicati dall'eccessivo numero di storyline secondarie e personaggi di secondo piano (sui quali spicca il mercenario di Vinnie Jones). Nonostante il basso budget il cineasta cerca di trovare soluzioni dall'alto impatto spettacolare, con la parte finale all'interno del teatro che omaggia, con tutti i limiti del caso, tanti classici del cinema ambientati durante un'opera lirica. Preso a pezzi il film funzionerebbe anche, con una discreta gestione delle coreografie e una sostenuta dose di ritmo action, ma è nella sua complessità che emergono tutti i difetti di fondo. Hickox vuol raccontare troppo in una storia eccessivamente complicata che non si fa mancare niente, dallo spezzone all'interno del sottomarino all'attacco alla base-diga, dagli inseguimenti automobilistici ai serrati conflitti a fuoco featuring i classici combattimenti a mani nude che vedono il Nostro, monoespressivo più del solito, impegnato senza troppa convinzione. Improbabile è l'aggettivo che più si adatta all'operazione, incapace di comprendere i propri limiti d'origine e destinata, seppur con l'onore delle armi, ad affondare nelle profondità dell'oceano b-movie.

Submerged Concettualmente esagerato rispetto ai limiti (tecnici, attoriali e di budget) di partenza, Submerged perde per strada alcuni discreti spunti in una confusione narrativa che si fa ben presto preponderante nei novanta minuti di visione, ricchi di varietà ma incapaci di dar vita ad una costruzione coesa del tutto. Anthony Hickox si fa prendere la mano dalla voglia di strafare, riuscendo a creare alcuni passaggi suggestivi ma andandosi a scontrare con tutti le negligenze ormai canoniche delle produzioni b-movie straight to video che vedono per protagonista il corpulento Steven Seagal.

5

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