Sto pensando di finirla qui, recensione del film Netflix di Charlie Kaufman

Charlie Kaufman mette tutto sé stesso, la sua precisa e ineffabile scrittura assieme alla celluloide che gli scorre nelle vene nel suo film per Netflix.

recensione Sto pensando di finirla qui, recensione del film Netflix di Charlie Kaufman
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Vi ricordate quando avete visto per la prima volta i genitori della vostra ragazza, o del vostro ragazzo? Quello strano sentimento di inquietudine mista alla paura di non farcela, pensando di fuggire al primo istante in cui l'imbarazzo avrebbe conquistato la tavola. Prendete tutto questo e avrete solo una sparuta percentuale di Sto pensando di finirla qui di Charlie Kaufman. L'autore statunitense torna dietro la macchina da presa, scrivendo un dramma esistenziale per Netflix che mescola tutta la sua esperienza vitale, il suo cinema onirico e sopra le righe, capace però di raccontare noi stessi. Perché l'assoluta bravura di Kaufman sta esattamente in questo: zoppicare sul palco davanti a una platea affollatissima e parlare a tutti, quando in realtà sta rispondendo alla singola domanda che non abbiamo avuto il coraggio di fare.
Perciò scopriamo assieme perché Sto pensando di finirla qui è... ogni nostra esperienza, dal perfetto inizio al traguardo finale.

Genitori, figli e neve

Cindy sta andando con il fidanzato Jake a conoscere i suoi genitori. Fattoria isolata, neve, tormenta. Ma è solo fuori, o le sta turbinando la vita fra cuore e cervello?
Charlie Kaufman ci mette pochissimo a farci capire che qualcosa non va. Che ci sono altri mondi, altre vite. Tra voice over e poesia, telefonate improvvise e anziani inservienti.
Cosa sta succedendo in Sto pensando di finirla qui? Perché questa domanda striscia fra i nostri occhi, che si tranquillizzano negli ordinari momenti di coppia esplodendo con i pensieri sul "finirla qui" di Cindy. Ma finire... cosa? La storia con Jake? La sua vita? Jake sembra poterla sentire, ma forse non riesce a capirla. Non fino in fondo.
Ecco perché l'atmosfera alla fattoria diventa subito un maldestro twist fra lo strano e l'inquietante, come se Scappa - Get Out ballasse con Indovina chi viene a cena?
Kaufman gioca con noi, in maniera lancinante, sfruttando due colossi come Toni Collette e David Thewlis, genitori... vecchi? Giovani? Entrambe le cose, e nessuna delle due.

I bivi circolari della vita

Tutti conosciamo il cliché della vita che passa davanti agli occhi prima di morire. Ma nessuno lo sa per certo. E se pezzi di esistenza ruminassero come onde quando solamente si pensa di farla finita?
Charlie Kaufman sfrutta l'ignoto per sezionare i pensieri suicidi, senza cappi a cui appendersi, facendo soltanto volare la mente. Cindy ammette che quando si pensa alla morte ci si rende conto che, forse, lo si è sempre fatto. E allora cosa ha più senso? Tutto, e niente.
Ogni frammento diventa quotidianità disumana, come un pezzo di piccolo universo capace di traghettarci tra passato, presente e futuro. Fra mondi alternativi vicinissimi a noi, solo di un soffio.
Sono gli stessi che Jaco Van Dormael esplorava con Mr. Nobody, e Charlie Kaufman rimescola la stessa lezione in Sto pensando di finirla qui. La costante è sempre la protagonista, che sballottata qua e là resta comunque a galla, anche cercando un gelato in mezzo alla neve.
Perché c'è un valore sentimentale al ricordo dell'amore, e proprio la memoria futura viene qui analizzata, fra precise incongruenze e splendide incomprensioni. Dopotutto, come scriveva David Foster Wallace, "non puoi uccidere il tempo col cuore", giusto?

Charlie Kaufman e David Lynch

E mentre ci si rotola nella poetica risacca di Sto pensando di finirla qui, ecco che inizia a farsi strada il nome di David Lynch. Prima un'eco lontana, ovattata, poi il cinema puro irrompe con dolce rabbia, traslando la visione di uno dei più importanti autori di sempre nelle mani di Kaufman, che la smembra a modo suo.
Il montaggio inizia a farsi allusivo, selvaggio, capace di buttarci dentro una tromba di scale nella quale cadere all'infinito. Il cinema esce dallo schermo per farci entrare, si scambia di posto con noi, pronto a renderci protagonisti rivoluzionando tutto, proprio come accadeva in Strade perdute.

Kaufman non fa mai un passo indietro, confondendoci fino all'ultimo, mentre semina piccole lezioni di vita incasellate nelle memorie sfuggenti dei suoi personaggi.
Sto pensando di finirla qui riesce a essere totalmente pirandelliano, facendoci indossare dagli occhi dello spettatore a seconda del suo umore, del suo trascorso e dei pensieri foschi che ne hanno avvelenato la mente.
E poco importa se, come Cindy, abbiamo visto troppi film: c'è bisogno di una percezione di questo tipo per aprirsi totalmente al mondo, accettando il dolore, la perdita, il sangue, le grida e tutti gli "sparuti incostanti sprazzi di bellezza" di sorrentiniana memoria.
Perché se tornare a casa è sempre così difficile, beh, tra le quattro folli mura del cinema di Charlie Kaufman ci sentiremo sempre e comunque al caldo.

Sto pensando di finirla qui Verso l'incontro con i genitori del proprio ragazzo, Cindy inizia a riflettere sulla sua vita, pensando di "finirla". Oppure l'ha sempre fatto. Charlie Kaufman per Netflix crea un prodotto in cui svena tutto il suo cinema, la sua scrittura, in cui sfrutta accenni di genere per mescolare con onirica sapienza Mr. Nobody a David Lynch. Un viaggio dentro noi stessi calcolato da un montaggio straniante e millimetrico, dove nulla è come sembra e, forse, tutto lo è davvero. Sto pensando di finirla qui è cinema allo stato puro, in grado di farti sentire al caldo anche durante una tormenta di neve.

8

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