Stargirl, una favola americana che riscrive il genere teen

Su Disney+ arriva Stargirl, una storia che racconta le preoccupazioni adolescenziali e le pulsioni che l'amore regala quando si è ancora giovani.

recensione Stargirl, una favola americana che riscrive il genere teen
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Stargirl è uno dei contenuti originali di Disney+, arrivato in Italia nello stesso mese della release americana, per una produzione pensata appositamente per il 2020. In pieno stile Disney, rispettando tutti quei dettami che sono tipici dell'azienda di Burbank, il film è l'adattamento cinematografico del romanzo di Jerry Spinelli, pubblicato in Italia nel 2004 e ambientato in Arizona nel 1980. Diversamente, però, dallo scenario originale del romanzo, Stargirl viene ambientato ai giorni nostri, negli Stati Uniti moderni, fatti di smartphone e selfie, di cuffie e Spotify, ma affrontando un tema che è sempreverde: l'amore adolescenziale.

Siamo fatti della materia delle stelle

Stargirl Caraway è una ragazza eccentrica, armata di ukulele e sempre pronta a suonare una canzone adatta al momento, con la sua voce soave. È arrivata in Arizona, a Mica, una piccola cittadina nella quale non succede mai niente, insieme alla madre. Il suo modo di vestire è diverso, quasi eccentrico, e il suo comportamento non fa che attirare l'attenzione, specialmente dei suoi compagni di classe della Mica Area High School, che ben presto inizieranno ad apprezzarla per il suo modo di fare gioviale e allegro. Stargirl è arrivata a Mica per sconvolgere la vita quotidiana degli abitanti della piccola cittadina, in particolar modo di Leo Borlock. Il ragazzo, orfano di padre, sin dai nove anni ha iniziato a indossare una cravatta con un istrice, per poter portare sempre con sé il ricordo del genitore scomparso. Il suo atteggiamento, però, lo ha fatto diventare presto il bersaglio preferito dei bulli, che nel doposcuola gli andavano a tagliare le cravatte dopo averlo steso a terra.
La soluzione per evitare i soprusi è stata quella di omologarsi agli altri, di accettare la sconfitta della propria diversità. L'arrivo di Stargirl nella sua vita e nella sua stessa scuola, oltre a dargli una scossa al cuore e fargli scoprire la gioia dell'amore, gli dà anche una spinta per essere se stesso e per non preoccuparsi più dei giudizi degli altri.

Teen idol e musica nel mondo Disney

Stargirl è un personaggio caratterizzato meno di quanto venga fatto nel romanzo, dov'è vegetariana e quasi figlia dei fiori, ma che comunque riesce a colpire immediatamente lo spettatore. A darle vita c'è il giovanissimo talento Grace VanderWaal, classe 2004 e già protagonista dei palcoscenici con il suo ukulele, tratto distintivo che anche in Stargirl ritorna sovente. Accanto allo strumento che porta sempre con sé, sono i suoi vestiti a renderla un personaggio affascinante. Plaid e salopette, uniti a quei capelli a secchiello, la rendono una ragazza che non può non attirare l'attenzione di Leo. Tra i due nasce subito un'intesa molto particolare, perché dall'altro lato c'è un giovane moderato, modesto, mai sopra le righe e particolarmente attento a essere introverso. La ragazza non perde tempo e non lascia alcun tipo di dubbio in Leo: dopo l'apprezzamento da parte di Cannella, il suo topo domestico, arriva quello di Stargirl, che dà il via a una storia d'amore rigorosamente casta e molto tenera con lui.

I momenti trascorsi insieme sono come una carezza sul volto dello spettatore, una di quelle soffici e che dispiace debbano finire. Daltronde la storia raccontata potrebbe sembrare un classico teen drama, come tanti che si vedono ultimamente arrivare dall'America, eppure qui è tutto diverso, perché i temi sono intensi, in grado di emozionare.
È giusto anche dire che la sceneggiatura non affonda mai le mani nello sporco, non si preoccupa mai di infilare il coltello nella piaga e analizzare le problematiche sociali che si vivono a Mica. Del resto non è questa l'intenzione del film, che non fa nessun tipo di denuncia sociale, bensì racconta un mondo patinato.

Si parte proprio dalle cravatte di Leo, che il ragazzo riceve a ogni suo compleanno in maniera misteriosa in scatole sempre colorate ed elaborate, lasciate davanti alla porta d'ingresso di casa sua. La presenza di Stargirl, poi, trasmette quell'alone di magia che dà la sensazione di ritrovarsi in un sogno, come avviene sicuramente a Leo, soprattutto nelle riflessioni finali. La protagonista viene calata all'interno dello scenario dalla regista Julia Hart come se fosse un talismano per tutto ciò che la circonda. Può far piovere al momento giusto, con la sua musica è in grado di ammaliare tutti i presenti e con lei anche la squadra di football ha iniziato a vincere, dopo anni di anonimato. Le sue performance al torneo di oratoria fruttano il primo trofeo nella storia della scuola di Mica.

Grace VanderWaal è la ragazza perfetta per vestire i panni di Stargirl, rispondendo perfettamente a quell'identikit che è tipico delle bellezze acqua e sapone che la Disney inserisce nelle sue produzioni. Ancora più di quanto lo sia stata Miley Cyrus nei panni di Hannah Montana, la VanderWaal ha quella bellezza genuina e pura che si inserisce benissimo nel contesto scolastico superiore. Nessuno le corre dietro, non si perde tempo a immaginarla come bellezza inarrivabile, con un trucco pesante o pronta a sfilare sulle passerelle di Gossip Girl a New York. Solo il giovane e naif Leo ne è attratto per la sua particolarità, per il suo casto interesse nel sorriso dai denti imperfetti di Grace, per il suo modo di cantare che gli ricorda i vinili del padre.

Il ballo e la fine

Un po' Pippi Calzelunghe, un po' Pollyanna, il personaggio di Stargirl è una lettera d'amore alla diversità, alla stranezza, nella sua accezione positiva. È nel momento in cui Leo le chiede di essere come gli altri che è costretta a spogliarsi dei suoi abiti e tornare a essere Susan, il suo nome di battesimo, perdendo la sfida con il mondo intero. Proprio come Leo, anni prima. In questo frangente arriva la lezione più importante per lo spettatore, che capisce che la priorità della maturazione e dello stare bene è comprendere la bellezza della diversità. A fare da contorno alla vicenda c'è un tappeto musicale docile e gradevole. Leo e Stargirl si ritrovano a duettare più volte, rendendo la commedia Disney un perfetto connubio con la musica, offrendo dei momenti che esaltano il rapporto di coppia. Senza, però, dimenticare la filosofia che si nasconde dietro la storia, affidata alle sapienti parole di Giancarlo Esposito, l'attore che è passato alla storia per il suo ruolo in Breaking Bad. Qui si veste da santone del paese, quasi da deus ex machina: anche la sua figura aiuta a percepire quell'alone di magia e sogno che circonda l'intero film, fino a una riflessione sui dinosauri e sulla reale natura di Stargirl.

Stargirl Stargirl si mantiene sempre in maniera superficiale su quella che è la zona delle problematiche sociali. Parla di bullismo, ma senza mai effettivamente spiegarne le brutture; commenta la diversità, ma la rende genuina e ne semplifica le spigolature. Lo stesso rapporto sentimentale tra Leo e Susan è figlio delle storie a tema Disney, che vivono prive di passione e quindi quasi surreali. Questo distacco dalla realtà potrebbe spingere gli spettatori a scetticismo nei confronti della commedia, ma per il resto Stargirl ha il grande onore di svecchiare il teen drama, rendendolo molto più ovattato e onirico dei suoi contemporanei. Inoltre il personaggio di Grave VanderWaal si candida come perfetta Pippi Calzelunghe dei nostri tempi.

7.5

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