Recensione Star Wars - La saga completa

Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana...

recensione Star Wars - La saga completa
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Ritorno su Tatooine

In più di cento anni dalla sua nascita, il cinema ci ha fatto vivere (e rivivere) in migliaia e migliaia di epoche, universi e situazioni delle più disparate. Innumerevoli le avventure che il pubblico ha vissuto, anche solo limitandoci alla fantascienza. Eppure c'è una saga che, indipendentemente dai gusti e dalle preferenze personali di ognuno di noi, non solo ha fatto storia, ma è anche la più (è proprio il caso di dirlo) universalmente conosciuta: quella di Star Wars.
Quasi trentacinque anni ci separano dalla prima uscita cinematografica di questo fenomeno partorito dall'immaginazione sconfinata di George Lucas, che tanto ha fatto sognare diverse generazioni di fan. Con la più nota space opera della storia del cinema sono letteralmente cresciuti milioni di appassionati, al di là di mode, polemiche e tentativi più o meno riusciti di integrarne la mitologia.
Il cuore pulsante di Guerre Stellari (come l'ha conosciuto, originariamente, la mia generazione) è unico e inimitabile, e lo sa bene chi negli anni '80 ci è cresciuto, e ha avuto a disposizione alcune delle più belle storie cinematografiche su cui fantasticare, e che ad ogni modo, spesso, si fanno da parte davanti al fascino dei viaggi interstellari, delle avventure al servizio degli ideali Jedi, del semplice e irresistibile sibilo stridente dell'accensione di una Light Saber.
Movieye è qui per omaggiare questa saga in modo personalissimo, allegando alla completa e attenta disamina del nuovissimo cofanetto in Blu-Ray -lanciato sul mercato italiano il 13 settembre- i nostri ricordi, le nostre personalissime analisi di un fenomeno, la nostra innata passione per il cinema e, soprattutto, per le emozioni che esso ci suscita.
Grazie George. Che la forza sia con te.

Marco Lucio Papaleo

Un capolavoro fuori dal comune

In quel 1977 che, tra le molte altre cose, assistette alla misteriosa dipartita di Elvis Presley e che vide la città di New York soggiogata dalla raccapricciante serie di omicidi ad opera di David Berkowitz - il celebre killer della 44 sul quale Spike Lee ci ha addirittura costruito quello che è forse il miglior titolo della sua filmografia (Summer of Sam, ovviamente!) - un giovane cineasta californiano di nome George Lucas, allora reduce da un’opera prima - giustamente - considerata rivoluzionaria (L’uomo che fuggì dal futuro, 1971) e da un musical epocale come American Graffiti (1973), diede alla luce il primo capitolo di una saga fantascientifica per la quale, ormai, si fa davvero fatica a trovare definizioni quantomeno appropriate.
Senza nulla togliere al capolavoro kubrickiano 2001: Odissea nello spazio (1968), Guerre stellari annovera, tra i suoi innumerevoli meriti, quello di aver impresso nell’immaginario collettivo di varie generazioni di spettatori una concezione dell’Ignoto che oggi non potremmo immaginare in nessun altro modo, tanto astratta e (apparentemente) inconcepibile da risultare stupefacente e, in fondo, non lontana da quella che è la nostra realtà.
Col passare degli anni, l’influenza esercitata dalla saga sulla cultura popolare ha raggiunto livelli del tutto fuori dal comune, tanto da spingere svariate altre personalità del settore non solo al plateale tentativo di omologazione ma anche a vere e proprie dichiarazioni d’amore - sempre, e rigorosamente. tra il serio e il faceto - come quelle rappresentate da Balle spaziali (1987), eccezionale parodia firmata dal genio di Mel Brooks, e il dittico Clerks (1994, 2006), nel quale il regista Kevin Smith dà vita a un autentico e memorabile duello a colpi di cinefilia tra i personaggi del film, che discutono animatamente su quale sia la miglior saga cinematografica di tutti i tempi tra Star Wars e Il Signore degli Anelli.
Bibbia del cinema di fantascienza, oggetto di culto per cinefili e non, l’epopea cinematografica di Guerre stellari prosegue, al sorgere degli anni ’80, con due nuovi capitoli per il grande schermo (L’impero colpisce ancora, 1980 e Il ritorno dello Jedi, 1983), nessuno dei quali, però, diretto da George Lucas, che tornerà dietro la macchina da presa solo nel 1999 con Star Wars: Episodio 1 - La minaccia fantasma, primo tassello della nuova trilogia, che molti di noi non avrebbero probabilmente mai voluto vedere realizzata.

Francesco Manca

Una galassia vicina, vicina

Come si può descrivere un poche righe la grandezza di un immaginario che ha influenzato almeno tre generazioni di appassionati? Semplicemente non si può, per questo motivo scuserete chi scrive se, per una volta, abbandona il plurale giornalistico.
Quando uscì il primo Guerre Stellari al cinema non ero ancora nato, per cui non posso dire di essere un fan della prima ora. La mia iniziazione avvenne abbastanza tardi, prima con le VHS della saga originale (recuperate chissà in quale armadio da mia madre, all’epoca insegnante in un ITIS che stava archiviando tutta la sua biblioteca). Qualche minuto di visione, l’epica colonna sonora iniziale ed è subito malattia. Nel 1997 imploro i miei genitori di portarmi al cinema a rivedere la trilogia sul grande schermo e, negli anni successivi ho vissuto in diretta la lunghissima gestazione della nuova trilogia, fra polemiche feroci, conferme e qualche lacrima alla fine de La Vendetta dei Sith.
La creatura di Lucas ha una forza che solo i grandi narratori sanno distillare nelle loro opere: Star Wars afferra lo spettatore e lo sbatte in un mondo tanto avulso dalla realtà quando credibile e affascinante, dove l’improbabile diventa realistico e il fantastico si trasforma in quotidiano. Il fulcro della saga non sono le gesta della famiglia Skywalker o l’epico scontro fra Lato chiaro e Lato oscuro, l’esalogia fonda il suo straordinario successo sul mondo che ha saputo portare alla vita.
Se dovessi scegliere una sola caratteristica per descrivere i sei film non avrei dubbi: l’ingenuità che li pervade. Solo un sognatore (un po’ pazzo, un po’ geniale) nel 1977 avrebbe puntato tutta la sua carriera su una space opera con riferimenti new age, dalla trama incerta e, come se non bastasse, che richiedeva uno sforzo tecnico e produttivo più ampio di quello messo in piedi da Kubrick per 2001: Odissea nello spazio. Star Wars si è scolpito a fuoco nei nostri cuori perché, al contrario di quasi ogni altra saga fantascientifica, unisce agli ovvi elementi d’avventura e azione una fragilità umana introvabile anche in film più blasonati. Lucas non è un intellettuale e non è neppure un grandissimo regista ma è un narratore di dimensioni elefantiche, capace di avvolgerci nella sua visione senza possibilità di appello, unendo fantasia e tecnica, fiaba e tragedia, cinema e sogni.

Per me, come per molti altri, la Galassia lontana lontana non lo è mai stata per davvero.

Nicolò Carboni

Universo di cartone

Pupazzetti e maschere di cartone. Mi piacerebbe poter rimandare a elementi più ‘cinefili’: il romanticismo della storia, i rivoluzionari effetti speciali, il modo assolutamente nuovo di concepire la fantascienza, mescolandola con temi tratti dai poemi epici e dalle fiabe tradizionali, ma la verità è che i miei primi ricordi legati a Star Wars hanno a che fare con il merchandise. Con la serie, io ci nasco. Letteralmente, intendo. Sono del settembre ’76, appena qualche mese prima dell’uscita del primo episodio. Cioè, del quarto. A questa cosa non mi ci abituerò mai.
Comunque, avevo ancora da bazzicare pannolini, biberon e parecchi cartoon Disney prima di passare al ‘battesimo di fuoco’ del primo film live - action al cinema. Che credo proprio sia stato E.T. (1982, visto almeno 13 volte. In sala. I videoregistratori non erano ancora diffusi).
Qualche tempo dopo, mio padre, che per lavoro viaggiava molto, mi porta dal Belgio un libro con le immagini de Il ritorno dello Jedi. C’erano delle maschere di cartone con i volti di tutti i protagonisti, che si potevano ritagliare e, previo un artigianale e certosino lavoro di elastico e pinzatrice, anche indossare. Il mio preferito era Yoda.
Non che lo conoscessi. Ma era piccoletto, verdognolo e assomigliava parecchio a E.T., che ai tempi era il mio idolo. Quando lo vidi al cinema restai quasi deluso: era vecchio e moriva subito! Mica lo avevo capito che era un terzo episodio...pardon, sesto, eridaje!...di una saga che già vantava miriadi di ammiratori in tutto il mondo. Sapete com’è, a sette anni alle trame dei film non ci fai poi tanto caso. C’erano i “mostri”, le spade laser e un tipo assurdo con l’asma e una tazza del cesso nera al posto della testa che minacciava di distruggere l’universo, per me era più che sufficiente.
Il bello è che, a quei tempi, quando in sala usciva un ennesimo episodio di una serie di successo, gli altri li si recuperava al cinema. Per la gioia dei miei genitori, che dovevano accompagnarmi e pure stare attenti per poi spiegarmi per filo e per segno tutto ciò che non capivo - e mio padre probabilmente si pentiva di avermi regalato quel dannato libro dal Belgio - li recuperai all’inverso. Prima L’Impero colpisce ancora - secondo episodio, cioè...quinto! - e infine Una nuova speranza (vabeh...lasciamo stare i conti!) che però al tempo si chiamava ancora semplicemente Guerre Stellari.
Comunque, credo di aver capito qualcosa della trama solo con l’arrivo in casa del primo VHS, che mi permise di registrare sulle reti Fininvest, con tanto di meravigliosi stacchi pubblicitari, e poi rivedere in ordine cronologico - per quanto possibile, dato che mancavano ancora gli episodi I, II e III - l’intera epopea. Ogni tanto confondevo Coccolino con Chewbacca, ma grossomodo, finalmente, c’eravamo.
Arrivarono poi le meravigliose videocassette ufficiali, la riedizione cinematografica del ’98, con le scene aggiuntive che sinceramente se ne poteva fare a meno, libri, fumetti, videogiochi e giochi di ruolo, che andavano a costituire il cosiddetto ‘expanded universe’, dove autori delle più svariate origini si divertivano ad aggiungere pezzi al puzzle, combinando spesso e volentieri casini inimmaginabili. In teoria, Lucas approvava tutto. In pratica, probabilmente leggeva solo i titoli e diceva ‘Ok’!
Come si spiegherebbe altrimenti il fatto che Luke e Leia, che si sarebbero rivelati essere fratello e sorella ne Il ritorno dello Jedi, copulavano senza senso di colpa alcuno nel romanzo La gemma di Kaiburr di Alan Dean Foster? Il libro, per altro niente male, è del ’78. Evidentemente alla possibile parentela dei due nessuno ci aveva ancora pensato.
Dei pupazzetti ho già parlato? Ne avevo parecchi: Luke in versione contadino e in versione Jedi navigato, Obi-Wan, Chewbacca, Darth Vader, una guardia gamorreana e i droidi, tra quelli che ricordo, tutti minuscoli e tutti bellissimi, con un ingegnoso sistema meccanico che simulava, quand’era il caso, la fuoriuscita del raggio laser (di plastica) dalle spade. Ho sempre desiderato il set con Jabba the Hutt completo di Principessa Leia in catene e mutande. Sapete com’è, gli ormoni cominciavano già a farsi sentire. Ma costava troppo, e poi del resto, nel frattempo, avevo scoperto il Playboy show.
Sulla seconda trilogia, che poi è la prima, vado veloce. Il primo - sì! Il primo! Finalmente ci ho azzeccato! - mi è piaciuto abbastanza, nonostante Jar Jar Binks e l’insostenibile sequenza con la gara degli sgusci. Il secondo era già datato un mese dopo l’uscita, con tutti quei modelli in CGI che fanno tanto Playstation 1. Il terzo, un bel film, se si accetta il rincoglionimento di Obi-Wan, che da vecchio dichiara di non aver mai visto C1P8 mentre scopriamo che ci ha scorrazzato insieme per anni, e altre amenità di questo genere che fanno tanto parlare i fanboy. Ma forse ero già troppo adulto, troppo disincantato, troppo attento alla trama. E poi, mi mancavano le maschere di cartone, accidenti.

Andrea Guglielmino

Mito, leggenda, religione

Creare nuovi mondi. Plasmarli ogni qual volta di dettagli e piccole, spesso gradite, altrove meno, sorprese insospettabili, fino a creare delle vere e proprie mitologie e, nel mondo reale, a fondare religioni basate sulla prettamente fantasiosa e mera materia cinefila. George Lucas è riuscito con l'esalogia di Guerre Stellari a trasportare il Cinema di fantascienza oltre i confini stessi del genere, arrivando a toccare picchi di pubblico probabilmente secondi a nessuno, e in ogni angolo del globo. "Luke, io sono tuo padre", "La forza sia con te" e altre frasi storiche sono divenute quasi uno status quo, che possono uscire dalla bocca di un bambino di cinque anni o di un canuto ottantenne. L'importanza che Star Wars ha avuto per la massa, unendo platee trasversali, è ancor oggi incredibile, e a tratti inspiegabile, e non perde ogni giorno che passa un minimo del proprio smalto. La saga sopravvive, pur criticata nella più recente trilogia, cronologicamente antecedente a quella degli anni '80. Ma il Mito permane, la Leggenda di Luke Skywalker, Han Solo, Obi Wan, Leila, Chuwbecca, Yoda e naturalmente Darth Fener (o Vader che vogliate) continua a percorrere gli anni con la stessa potenza di un tempo. Dal classicismo quasi western dei capitoli quattro, cinque e sei, comunque spettacolari per l'epoca, agli sfavillanti effetti speciali dei primi tre episodi, abbiamo imparato ad affezionarci alle storie di questi eroi e anti-eroi, anime dannate in universi infiniti pronte a lottare per il destino della galassia. Certamente le nuove leve non hanno forse il fascino dei vari Harrison Ford, Alec Guinness e Mark Hamill (la cui carriera andò in seguito clamorosamente in declino), ma permane comunque l'idea globale di una storia ancor oggi in grado di stupire e emozionarci come una favola d'altri tempi, fatta di cavalieri coraggiosi e temibili chimere, di un'epica sotterranea avvolta nella luce folgorante di una lightsaber.

Maurizio Encari

Crescere con 'Guerre Stellari'

Star Wars”. Per me queste due parole non valgono come “Guerre Stellari”. Sia chiaro, intendono e sono entrambe la stessa cosa ma affettivamente hanno un calore diverso. Non è per sterile patriottismo ma sono queste le due parole sotto cui ricordo le avventure nello spazio di Luke Skywalker, Han Solo, la Principessa Leila e Darth Fener e il pelosissimo Chewbecca.
Ad iniziarmi a questa epica saga è stata, cosa piuttosto atipica, mia madre che, appassionatissima di cinema, poco dopo lo svezzamento mi ha trasmesso da subito questa “mania” incontrollabile; mostrandomi per la prima volta a poco più di un anno l’episodio “Una Nuova Speranza”, per anni conosciuto solo come “Guerre Stellari”, al massimo aggiungendo l’uno per distinguerlo dagli altri, in me è scattata la scintilla che mi ha portato piano piano ad amare il cinema e a volerne fare la mia vita, seppur adesso solo a livello accademico e semi professionale. Devo ammettere che non ci capivo niente, al massimo potevo ripetere qualche nome o meglio qualche versaccio di “Ciube” ma a vedere le stelle, le astronavi, le spade 'luminose' impazzivo letteralmente.
La mia infanzia non è stata costellata (e non uso questo termine casualmente) di incessanti visioni dei cartoni Disney, né tanto meno degli anime giapponesi, troppo violenti secondo mio padre ma, anche per questo, molto affascinanti. In quegli anni nel videoregistratore stazionava in pianta stabile un VHS nero con un’etichetta gialla con sopra scritto “L’Impero colpisce ancora”. La ricordo nitidamente e la conservo ancora, tanto da tenerla qui accanto a me mentre vi sto scrivendo.
A ben vedere è piuttosto ben conservata, anche se le bobine si sono un po’ ingiallite, ma porta ancora alcuni segni delle mille e più visioni.
Questa cassetta registrata, chissà quando, da mio padre, il quale non disdegnava affatto il genere e che spesso si univa al cineforum casalingo, ha contribuito a formare il mio gusto cinematografico e solo per questo, a lei e a chi ha ideato la fantastica storia al suo interno, tanto umana ma stellare e fantascientifica al tempo stesso, va' la mia profonda gratitudine.
Potrete canzonarmi dicendo che non ho vissuto degnamente la mia età di bimbo senza le canzoncine di Mary Poppins, Robin Hood o simili ma, signori, posso dire con grande orgoglio di aver conosciuto Yoda prima di molti tra voi.
Sicuramente voglio più bene a lui che, per esempio, a Topolino, che mi sta anche piuttosto antipatico.
So’ soddisfazioni.

Giovanni Villani

Un mondo senza Star Wars

E’ difficile immaginare un mondo senza “Star Wars”.
Da molti definita la saga cinematografica per eccellenza, essa contiene tanti di quegli elementi e situazioni che ben si presta all’etichettatura di vera e propria esperienza.
Definire l’appartenenza di Guerre Stellari a un solo genere ben definito sarebbe semplicemente riduttivo, oltre che superficiale. Analizzando l’intera opera risulta facile trovare continui rimandi e allegorie pienamente trasmutabili nel mondo odierno, una vera e propria enciclopedia di contenuti racchiusa in 13 ore di pellicola. E’ un percorso che noi stessi, da episodio ad episodio, compiamo insieme ai personaggi. Una storia che, per quanto triste e oscura in certi frangenti, appassiona e commuove, ci fa gioire e ci rammarica. Chi di voi, da piccolo, non ha mai sognato d’intraprendere un’avventura simile al fianco di Luke o Ian Solo, e di toccare almeno per una volta una Lightsaber? Una storia d’altronde che ha dato molto, tanto, al cinema che conosciamo oggi. La vicenda di Anakin (perché Star Wars, inutile girarci intorno, riguarda principalmente lui), un eroe che diventa antieroe per poi ridiventare, nei suoi ultimi istanti di vita, di nuovo l’eroe della situazione. Un percorso di vita, ribadisco, perché ognuno di noi nella sua vita può facilmente cadere nelle tentazioni del “lato oscuro” di tutti i giorni, salvo poi ritornare in pista più carichi di prima. Anzi, potrei perfino azzardare che è anche giusto caderci il più delle volte, per apprezzare meglio gli errori ed evitare di rifarli. Ora, a George Lucas può essere mossa ogni genere di critica, questo è indubbio, e qualcuna potrebbe anche essere ampiamente valida e giustificata, ma è altrettanto indubbio che egli è stato il creatore di un vero e proprio universo. Un universo che probabilmente avrà avuto i suoi spunti, le sue citazioni più o meno ammesse, ma che, come vastità e completezza, non è sicuramente secondo a nessuno. Un impatto culturale devastante che ha catturato intere generazioni e che molto probabilmente ne catturerà ancora molte altre, sdoganando il fenomeno del merchandising nel mondo, cosa impensabile prima del 1977.
Frasi come “Che la Forza sia con te”, o “Luke, io sono tuo padre” rimaste nell’immaginario collettivo da oltre 30 anni, capaci di trasmettere un sorriso al solo sentirle pronunciare anche da chi non è affatto avvezzo di cinema. E le musiche? Cosa sarebbe Star Wars senza la “Fanfara Imperiale”, o il main theme opportunamente riadattato a seconda della situazione? Un connubio e un’armonia audiovisiva difficilmente replicabili.
Personalmente, non riesco ad inquadrare il momento esatto in cui mi sono appassionato alla saga di Star Wars. Sembra assurdo dirlo, ma mi sono ritrovato fan praticamente da sempre, fin da quando nelle notti del 31 dicembre trasmettevano le cosiddette “maratone” con i primi 3 episodi della saga, maratone che, nonostante avessi anche le 3 VHS maniacalmente custodite e visionate quasi a cadenza mensile, suscitavano in me sempre una costante gioia e un interesse crescente. Di Star Wars tendo a non considerare ogni episodio a se stante, secondo me sarebbe un vero e proprio errore farlo, proprio perché ogni episodio, entrando nella visione d’insieme, rappresenta un’importante tassello dell’intera vicenda. Anche il tanto criticato “La Minaccia Fantasma” è secondo me necessario a far carburare con la sua vena di semplicità e ingenuità una vicenda che in tempi immediatamente futuri avrà ben poco di semplice e ingenuo. Un vero e proprio percorso di vita, dagli albori dell’innocenza agli attimi poco prima della morte.

Nunzio Gaeta

Progetti da Sith

Una Galassia Lontana Lontana...”, no, una introduzione ancora più banale sarebbe “Tanto Tempo Fa” oppure: “La prima volta che vidi...”.
Proviamo a fare un articolo banale che piaccia alla gente, puntando sulle emozioni che Star Wars ha suscitato. Forse raccontando di come ci ha fatto volare, o vedere mondi fantastici... creature meravigliose, no, non va, ancora più retorico.
La lotta tra il bene e il male. Questo funziona bene, ci cascano sempre. I più esaltati sosterranno il bene, scrivendo piccoli urletti nei commenti, come lo “Yippie!” di Anakin.
I lettori che vorranno fare i “diversi” invece esalteranno il male, con tanto di citazioni da Darth Vader, oppure da un Sith generico. Perfetto.
Ma ci manca ancora un inizio, ci vuole banalità celata, non è come inserire Jar Jar nell'episodio uno, sarebbe troppo palese, un Pippo in Guerre Stellari non serve...
No, ecco, sfruttiamo questa cosa: il dissenso. A pochi piace Jar Jar, questo farà pressione sulla folla e ci appoggeranno, saranno sordi e ciechi al resto delle mie parole ma leggeranno “Jar Jar è brutto” e dunque apprezzeranno la recensione pur ignorando il resto.
Questo basterà forse per smuovere il primo interessi, ma dobbiamo far rimanere a “galla” il pezzo più a lungo possibile.
Non possiamo usare il giochetto della Forza per inculcare interesse, serve un altro tipo di trucco.
Donne! Ecco. I fans di Star Wars sono per lo più maschi, una donna potrebbe attirarli a noi, i doppi sensi sarebbero fuori luogo ma se riusciamo a trovare una scusa che stia in piedi senza che... ci siamo!
Forse mettere un'immagine di Leila in bikini aiuterà, è un classico, i nerd la sognano di notte, anche Natalie Portman con la pancia di fuori sarebbe una buona idea. Fantastico.
Si, è quello che ci serve, aggiungiamo anche questo, poi un po' di scene di azione, parliamo di adrenalina e chiudiamo il cerchio.
Donne poco vestite e spade che schioccano, la lotta tra il bene e il male per smuovere gli animi sensibili e poi Jar Jar per indirizzare l'odio e sfruttarlo.
Questo articolo verrà riorganizzato, per trasformarsi nel Primo Impero Galattico.
La useremo come chiusa. Questa roba piace. La cattiveria fa audience.

Daniele Daccò

L'edizione Home Video in Blu-Ray Disc

A cura di Nunzio Gaeta

Come volevasi dimostrare, a poco più di una settimana dalla sua uscita, è già record di acquisti per il cofanetto completo in BluRay dell’intera saga di Star Wars: più di un milione di cofanetti venduti in tutto il mondo, ponendo difatti un nuovo traguardo nel mercato home video dell’alta definizione. E la spiegazione è presto data: per la prima volta infatti, viene venduto al pubblico un intero cofanetto comprendente tutta l’esalogia di Guerre Stellari, questa volta nello splendore del full HD, condito da ben 3 BluRay extra pieni di contenuti speciali divisi tra interviste, documentari, scene inedite e altro ancora, per un totale di 9 BluRay complessivi. Praticamente l’edizione definitiva per la saga ideata da George Lucas. Ma andiamo ad analizzare più a fondo questa vera e propria enciclopedia made in Lucasfilm.

Il cofanetto, una volta aperto, presenta un piccolo libretto chiamato “Guida alla Galassia”, con dentro numerose illustrazioni prese dai vari capitoli, e nelle pagine finali il resoconto completo dei contenuti bonus presenti sui 3 supporti aggiuntivi. Di seguito si troveranno ovviamente i 9 BluRay, divisi in ordine cronologico da Episodio I fino a Episodio VI, e successivamente i 3 BluRay bonus, uno per la nuova trilogia, uno per la vecchia e uno pieno di documentari e features varie.
Parliamo ora della nuova trilogia e della sua resa audio/video, vero fulcro di questa nuova conversione. Come qualità video restiamo ovviamente su altissimi livelli, con una nitidezza e colori assolutamente straordinari, come da aspettative.

La nuova trilogia

Forse l’unico film ad avere una resa a tratti inferiore è proprio Episodio I - La Minaccia Fantasma: il film, girato per metà in digitale e per metà con il vecchio sistema a 35 mm, risulta in parte eccessivamente granuloso, fattore dovuto forse ad un eccessivo utilizzo del filtro DNR per la riduzione del rumore, attuo ad uniformare la diversità della pellicola. Filtro che porta a “levigare” anche alcune texture, le quali tendono, in alcune occasioni, al piatto e ad una slavatura eccessiva. Piccola modifica apportata in Episodio I è quella riguardante Yoda, ora finalmente digitalizzato rispetto al pupazzo di dubbia qualità presente in origine.
Per Episodio II invece il discorso è decisamente diverso: girato interamente in digitale, il film si presta pienamente al passaggio all’alta definizione, restituendo un’immagine assolutamente limpida, colorata al punto giusto e piena di particolari. Immagine che tende ad evitare difetti anche per le scene più cariche d’azione. Ed ecco che, con Episodio III, giungiamo alla vetta nonché alla perfezione video toccata da questa saga: il film, come è facile intuire, si pone ai vertici per la sua resa sui pannelli in FullHD, donando una qualità incontrata raramente in altri BluRay. Magia realizzata anche grazie alla totale assenza di filtri post-processing utilizzati per mascherare problemi delle pellicole precedenti. Tutta la scena, anche durante i decisivi ed angoscianti duelli finali, non poteva esser trasportata né immaginata in una maniera migliore. Una delizia per gli occhi.

La trilogia originale

Passando alla vecchia trilogia, è facilmente constatabile il lavoro certosino e valido effettuato dagli studios nel tentare di portare nelle glorie dell’HD anche film con ormai 30 e più anni sulle spalle. Ovviamente, per pellicole così antiquate, si fa quel che si può. Ed ecco che ritorna la tanto odiata grana, non presente come ci si aspetterebbe ma ugualmente visibile. Inutile ribadire che per nitidezza e qualità complessiva siamo comunque ben distanti dai livelli dei dvd, fortunatamente. Le numerose ambientazioni, tra le quali va citata quella de La Città delle Nuvole, sembrano avere una seconda giovinezza. A stonare però con il contesto, e la cosa è ancor più visibile sui pannelli in alta definizione rispetto al passato, è l’opera di restaurazione effettuata da Lucas sugli Episodi IV, V, e VI (lo stesso che alla fine degli anni ‘80 ha assolutamente negato ogni eventuale post-modifica alla saga). E’ un’operazione che ha scatenato l’ira dei numerosi fan che in questo stesso cofanetto reclamavano a gran voce la presenza della vecchia edizione cinematografica. Invece di arricchire il quadro, molti degli effetti speciali nonché alcune creature aggiunte nelle numerose scene, stonano, e molto, con il resto dello scenario. Esempi eclatanti sono i mostriciattoli visibili a Tatooine, la rivisitazione della creatura canterina nel covo di Jabba o lo stesso Jabba nel dialogo aggiuntivo che lo vede insieme a Ian Solo in Episodio IV. Un lavoro aggiunto ad un’opera che non ne sentiva affatto il bisogno. Ma l’aggiunta più criticata resta senza dubbio quella del sonoro “NOOOO” finale pronunciato da Fener nel momento in cui egli si ribella all’Imperatore, esclamazione che tende a modificare anche in maniera drastica l’intero significato di quella scena. E’ una modifica oltretutto criticata dallo stesso attore che ai tempi ha impersonato il Leggendario Sith. Ovviamente, a causa della modifica effettuata nella versione in dvd, fatta per creare una maggiore continuità con la nuova saga, lo spirito di Anakin alla fine di Episodio VI continuerà ad avere le fattezze di Hayden Christensen.

Il comparto audio

Per il resto, abbiamo in entrambe le trilogie una parte audio assolutamente superlativa (e altrimenti non poteva essere, visto che il THX è stato creato nel 1982 da Lucas in persona) che, nonostante il comune Dolby Digital presente nella versione italiana (eoni indietro, giustamente, al mostruoso DTS-HD Master Audio da 6.1 canali della versione inglese), difende tutto in maniera dignitosa. Sono in particolare gli effetti sonori scaturiti dalle bombe a lasciare stupefatti (spaventosa come sempre la parte audio riguardante la scena con le bombe sismiche presente in Episodio II). Ovviamente, per la vecchia trilogia, sarà sempre presente il doppiaggio originale, con tanto di nomi errati presenti nella traduzione italiota.

Contenuti extra

I contenuti speciali, come già accennato, sono tantissimi e variegati, tutti in lingua originale con sottotitoli in italiano. Si parla d’altronde di oltre 40 ore di contenuti extra, divisi in varie sezioni. Analizzando singolarmente i primi 2 BluRay bonus, uno per la vecchia e uno per la nuova trilogia, constatiamo come il tutto sia stato catalogato seguendo uno schema decisamente particolare: entrando nei vari menu, infatti, scopriremo come i contenuti siano stati divisi per pianeta, e di come ci ritroveremo a scoprire che, per vedere una determinata scena inedita ambientata a Tatooine, saremo costretti ad entrare nella sezione dedicata al suddetto pianeta. Una scelta simpatica, che però rende automaticamente necessaria la completa visione di ogni pianeta per poter visualizzare tutti i contenuti disponibili.
Nel terzo e ultimo BluRay extra, che per varie ragioni risulta essere il più “corposo”, ci vengono presentati i seguenti documentari:
- Guerrieri Stellari (2007, Colore, ca. 84 Minuti)
-Una conversazione con i maestri: L’Impero colpisce ancora 30 anni dopo (2010, Colore, ca. 25 Minuti)
- Parodie di Star Wars (2011, Colore, ca. 91 Minuti)
- La realizzazione di Star Wars (1977, Colore, ca. 49 Minuti)
- L’Impero colpisce ancora: Effetti Speciali (1980, Colore, ca. 48 Minuti)
- Mostri Classici: Il Ritorno dello Jedi (1983, Colore, ca. 48 Minuti)
- Anatomia di un Dewback (1997, Colore, ca. 26 Minuti)
- La tecnologia di Star Wars (2007, Colore, ca. 46 Minuti)
- Gli archivi di Star Wars

E’ del tutto assente, invece, uno dei documentari più apprezzati della saga, ossia “L’Impero dei Sogni”, presente nell’edizione dvd della trilogia originale. E’ un’aggiunta che avrebbe sicuramente fatto piacere ai fan più accaniti e che poteva esser tranquillamente inserita al posto del documentario inerente alle Parodie, molte delle quali decisamente scialbe

Star Wars La Saga Completa In definitiva, è facilmente deducibile come questo cofanetto rappresenti il sunto di quanto di meglio ha da offrire questa fantastica epopea cinematografica e, sebbene manchi la tanto richiesta edizione originale della prima trilogia e vi è qualche ulteriore cambiamento infelice apportato di recente, anche se si possiedono già i dvd dell’intera opera resta ugualmente un acquisto assolutamente obbligato, tanto per chi con questo Universo è cresciuto e crescerà ancora, quanto per chi è desideroso di portarsi a casa una pietra miliare della storia del cinema.

9.5

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