Star Wars

Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma Recensione

Sedici anni dopo la conclusione della prima trilogia, George Lucas è tornato dietro la macchina da presa per raccontarne l'antefatto.

recensione Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma
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"Un effetto speciale è uno strumento che si usa per raccontare storie. Un effetto speciale senza una storia è piuttosto noioso." C'è un che di ironico sapendo che a pronunciare quella frase è stato George Lucas, il quale a detta dei più ha dato corpo alla seconda parte dell'affermazione con la seconda trilogia di Star Wars, intrisa di effetti digitali (anche nei punti più insospettabili, come il montaggio di alcune scene di dialogo) e per lo più priva di quella componente magica che aveva reso gli episodi IV, V e VI appuntamenti imprescindibili al cinema. Particolarmente vituperato è La minaccia fantasma, talmente indigesto ai fan di vecchia data che l'insuccesso della riedizione in 3D nel 2012, tredici anni dopo l'uscita originale, ha portato alla cancellazione del progetto che prevedeva la conversione stereoscopica di tutti i film della saga. E sebbene le generazioni più giovani lo difendano, già nel 1999 vi erano segnali evidenti sull'esito artistico dell'Episodio I: Trey Parker e Matt Stone, autori di South Park, concepirono una parodia di Jar Jar Binks dopo aver visto solo il trailer, prevedendo che il personaggio sarebbe stato odiato dai fan.

Tanto tempo fa, in un computer lontano lontano...

Tornato dietro la macchina da presa dopo aver affidato la regia dei due film precedenti a Irvin Kershner e Richard Marquand, Lucas si riconferma in questa sede un ottimo creatore di mondi ma anche alquanto maldestro nel raccontare una storia coerente in questo universo, tra allegorie politiche drammaticamente inerti, conversazioni cervellotiche che cozzano con la componente più mistica della saga e intermezzi comici che non fanno veramente ridere. Le sequenze più puramente spettacolari dimostrano che gli effetti speciali rimangono il punto forte di un cineasta che ha aspettato che la tecnologia fosse compatibile con la sua immaginazione, ma la propensione per il digitale dà al tutto un'aria fredda e artificiale, seppellendo il pathos epico della prima trilogia (a livello di contesto storico è utile fare il paragone con Matrix, uscito lo stesso anno e più equilibrato nel suo miscuglio di spettacolo e filosofia). Col senno di poi anche Lucas avrebbe, a quanto pare, scelto un punto di partenza diverso per il secondo trittico: La minaccia fantasma soffre di problemi quasi televisivi, essendo sostanzialmente un lungo pilot che contiene tutte le informazioni necessarie (si fa per dire) prima di poter passare alla storia vera e propria negli episodi successivi.


Simile ma diverso

In questo oceano di pixel galleggiano vari attori talentuosi, con l'intenzione di dare un'umanità alla patina digitale del film. Un intento che riesce solo a metà, poiché anche Liam Neeson, ambiguamente carismatico, ha delle difficoltà dinanzi a una sceneggiatura poco accomodante per la recitazione. Ewan McGregor, ossessionato dal tentativo di emulare Alec Guinness, e Natalie Portman, nota all'epoca come "bambina prodigio" in termini di capacità recitative, vengono sopraffatti dalla meccanicità dell'operazione, e persino Frank Oz (la voce originale di Yoda) dà qualche segno di stanchezza al fianco di uno spaesato Samuel L. Jackson. Eppure qualche promessa c'è, per l'esattezza nella forma di Ian McDiarmid che torna nel ruolo di Palpatine con inquietante eleganza, ponendo le basi per gli sviluppi narrativi che interessano veramente sia a Lucas che ai fan. Sviluppi anticipati in una variante insolita della scena bonus dopo i titoli di coda: al termine dei credits si sente il respiro di Darth Vader...

Star Wars Universe George Lucas torna al cinema e alla sua creatura più famosa con l'occhio puntato interamente sullo spettacolo e sulle evoluzioni tecnologiche, perdendo di vista la componente fiabesca e umana della prima trilogia di Star Wars. Il capostipite della saga prequel è un prodotto macchinoso e freddo, degno di nota solo per alcune sequenze action davvero impressionanti.

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