Star Wars

Star Wars: L'ascesa di Skywalker, la recensione del film di J.J. Abrams

Il capitolo conclusivo dell'epopea fantascientifica degli Skywalker si rivela epico e visivamente poderoso con i suoi fisiologici difetti.

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Avevamo lasciato Rey (Daisy Ridley), Finn (John Boyega), Poe (Oscar Isaac) e tutti gli altri membri della Resistenza su Crait, in fuga dal Primo Ordine guidato da Kylo Ren (Adam Driver) ormai divenuto Leader Supremo. Il film di Rian Johnson aveva diviso pesantemente pubblico e critica circa il continuo della Nuova Trilogia, creando una profonda spaccatura tra i fan, alcuni convinti della bontà delle intuizioni dell'autore mentre altri no, avendo vissuto quelle scelte come un imperdonabile tradimento del canone della Saga.
Niente più Snoke, parentele di Rey messe da parte, trio di eroi separato e una coraggiosa decostruzione concettuale della Forza, non più vista come fonte d'energia incanalabile dai soli Jedi o Sith ma naturalmente alla portata di tutti, insita nell'esistenza stessa delle cose. Questi i punti revisionati da Johnson che hanno fatto imbestialire non pochi appassionati, tanto che in Star Wars: L'ascesa di Skywalker si è deciso di tornare con pochi compromessi alla visione iniziale di J.J. Abrams, dandogli carta bianca nella stesura di una sceneggiatura che potesse concludere il corso della Nuova Trilogia tirando anche le fila dell'intera Saga. Un chiaro affronto a Rian Johnson pensato per essere riparatorio ma anche epico, un ultimo viaggio ai confini della Galassia in cerca di confronti e verità.

Entusiasmo, retcon e fanzine

È molto facile inquadrare questo Star Wars: L'ascesa di Skywalker all'interno della Nuova Trilogia, perché non somiglia in alcun modo né a Il risveglio della Forza né tanto meno a Gli ultimi Jedi. Da una parte non c'è l'esigenza di fare ancora nuovi proseliti o convincere i vecchi fan a tornare in sala, mentre dall'altra si perde un filo di carattere e spessore per puntare all'emotività del pubblico, a quello che lo spettatore voleva già dal capitolo di Johnson ma che il regista ha deciso di negargli.
Inutile nasconderlo, dato che lo stesso J.J. Abrams non ne ha fatto mistero: quelle scelte sono andate a scardinare completamente la visione del nuovo corso cinematografico. Interessanti e virtuose quanto si vuole ma troppo "pericolose" da continuare, perché foriere di un drastico quanto spaventoso cambiamento all'interno dei meccanismi dell'epopea fantascientifica degli Skywalker.

Ecco allora che già l'iconico scroll di presentazione comincia un'operazione di retcon che dura per i restanti trenta minuti, ristabilendo l'Ordine naturale delle cose, quello iniziale. Si intuisce già da qui il tono quasi sempre solenne degli eventi, che devono guidare l'audience all'interno di un periglioso cammino finale fatto di rivelazioni (più o meno sconcertanti, ma anche più o meno attese) e diverse novità. Non solo riguardanti la Nuova Trilogia ma anche quella Originale, dato che Abrams e Chris Terrio sono riusciti a confezionare un lavoro di sintesi encomiabile di tutti gli elementi a cui dare ancora spiegazione, motivazione o risposta.

C'è davvero tutto e ritorna ogni cosa, dalle verità su Snoke a quelle su Rey, dalla bentrovata presenza dell'Imperatore Palpatine (Ian McDiarmid) fino ai nuovi poteri della Forza. Tutto talmente essenziale e desiderato che sembra quasi una fanzine cinematografica organizzata senza mire qualitative particolari, concentrata soprattutto sulla condivisione di risposte a lungo ricercate; un'opera che sembra proprio scritta da un fan e da chi conosce molto bene ogni strato contenutistico della Saga, tant'è che l'autore ha ammesso sin da subito di aver incontrato George Lucas prima della stesura della sceneggiatura, che contiene infatti indirettamente anche alcune sensibilità del regista.

L'epica standardizzata di Star Wars

Non è insomma un capolavoro di scrittura, L'ascesa degli Skywalker, perché tra compromessi e revisioni obbligate non sa bene come orientarsi in una marasma di necessità a cui dare prontamente udienza, ma in fondo nessuno sperava davvero nell'opera magna del franchise. È anzi spesso un progetto maldestro o fin troppo prevedibile e combina veloci scambi di battute con un montaggio frenetico e scombussolato, forse il peggiore (solo quello iniziale, a dire il vero) dell'intera Nuova Trilogia. Il ritmo della narrazione risente in sostanza della retcon del racconto, finché non si riallinea ogni componente della continuity e si entra nel vivo dell'epica conclusione.
Qui si comincia a viaggiare all'interno della storia e per diversi pianeti, incontrando nuove razze e nuovi personaggi come il simpatico ingegnere Babu Frik, la combattiva Zorii Bliss (Keri Russell) o anche Jannah (Naomi Ackie): protagonisti secondari a loro modo importanti e legati a qualche essenziale sviluppo della trama. Non si può dire altrettanto dei Cavalieri di Ren, invece, che ancora una volta fungono da mero orpello all'evolversi del racconto, premiati però con una presenza scenica precedentemente assente.

Dove il capitolo conclusivo della Saga degli Skywalker (e lo è davvero) funziona poi magnificamente è nel comparto visivo: sontuoso, ricco di contrasti, immaginifico, di una potenza estetica davvero poderosa. Abrams sa come dirigere un film di Star Wars e non perde tempo a ricordarcelo, mostrandoci tutta la dirompente energia espressionista della sua regia, carica sì di effetti ma comunque innamorata di una certa forma, di determinati colori, di una passione per l'immagine d'impatto che da sola vale il costo del biglietto, specie quando si tratta di epica.

Quello di Rey e dei suoi compagni è in fondo il viaggio dell'eroe, irto di ostacoli e peripezie e con il solo obiettivo di ristabilire la pace nella Galassia. C'è poi l'eterno duello tra Lato Chiaro e Lato Oscuro che qui prende una via decisamente interessante, assestando qualche colpo al cuore degli appassionati e puntando a un effetto commozione nitido e funzionale. Nel terzo atto si avverte comunque una sensazione di déjà vu che arriva direttamente ma impropriamente da Avengers: Endgame - e in più di un passaggio. Non è però colpa di nessuno se non di una riscrittura cinematografica dell'epica da blockbuster, apparentemente standardizzata per essere a seconda dei casi più o meno valida, più o meno memorabile.

In Star Wars: L'ascesa di Skywalker proprio l'epica gioca un ruolo fondamentale ma non sempre centrato, spesso messa in scena con fragile esaltazione e altre volte invece di straordinaria magnificenza, a seconda dell'importanza della sequenza narrata o del duello coreografato.
Al netto dei tanti errori in cui può incappare (e incappa) un film di questa portata - conclusivo, chiarificatore, magniloquente -, Star Wars: L'ascesa di Skywalker si rivela in definitiva una chiusura a suo modo efficace e soddisfacente, incapace di accontentare tutti ma priva di esorbitanti sbavature sistemiche, tematiche o concettuali, con la quale si rimette l'orizzonte della Saga in prospettiva per poi raggiungerlo e superarlo, verso chissà quali nuove avventure.

Star Wars - L'ascesa di Skywalker Con Star Wars: L'ascesa di Skywalker si conclude l'epico viaggio di vecchi e nuovi eroi della Galassia Lontana Lontana, in un capitolo finale che prende apertamente le distanze da Gli ultimi Jedi e si adopera in un’importante retcon. Non è certamente la più grande opera del franchise, carica com'è di cliché narrativi e di alcune scelte degne di una fanzine non ufficiale, eppure il film di J.J. Abrams si rivela un soddisfacente punto d'arrivo anche grazie a un comparto visivo davvero straordinario e a tante immagini che lasciano un segno indelebile nel cuore dei fan. Un montaggio non sempre ben elaborato e spesso frastornante e accelerato non aiuta come vorrebbe l'incedere degli eventi, che si rivela comunque variegato, in piccola parte originale e molto godibile. Molte new entry sono efficaci (Babu Frik, Jannah), vecchie conoscenze purtroppo poco incisive (I Cavalieri di Ren), eppure la battaglia decisiva tra Lato Chiaro e Lato Oscuro, tra Rey e Kylo Ren, tra Primo Ordine e Ribellione, è uno di quegli eventi a cui vale la pena assistere e davanti a cui è meraviglioso commuoversi. Con tutti i limiti del caso, che vanno da un'epica standardizzata a decisioni davvero opinabili, è bello mettersi un attimo da parte e ammirare la Saga tornare per un'ultima volta in prospettiva, raggiungendo e superando l'orizzonte dell'epopea degli Skywalker verso chissà quale nuova avventura.

7.5

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