Recensione Star Trek

L'epopea spaziale di J.J. Abrams riesce a far contenti vecchi e nuovi fan

recensione Star Trek
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Let’s reboot

In un’era in cui il cinema raramente si impegna nel creare qualcosa d'innovativo, siamo letteralmente invasi da produzioni tratte da libri, romanzi e fumetti, o che sono derivazioni di franchise ‘vecchi’ ormai di decenni, e che spesso faticano a stare al passo coi tempi, trascinandosi stancamente su uno zoccolo duro di fan.
Lo storico marchio di Star Trek, creato più di quaranta anni fa dal genio di Gene Roddenberry, ha seriamente rischiato di fare questa fine. Col passare degli anni e delle saghe, infatti, ci si è accorti della necessità di restituire freschezza e vitalità alle avventure della Flotta Stellare, con il sistema in gergo denominato ‘reboot’ che consiste nel rinnovare la formula del prodotto dimostrandosi però sempre rispettosi della fonte originale. In questo modo si riesce nell’intento di accontentare i fan di lunga data, ma anche e soprattutto di avvicinare nuovi possibili appassionati senza che questi debbano aver già visto gli episodi o le serie precedenti.
Il modo più semplice di far ciò è, naturalmente, creare un prequel, una storia che narri avventure vissute dai protagonisti prima di quelle già conosciute.
Operazioni di questo genere non sempre si dimostrano riuscite e di successo. Paramount, per la rinascita di Star Trek, si è allora affidata al nome e alla perizia di un regista tanto giovane quanto di sicuro affidamento: J.J. Abrams (regista ed ideatore delle serie Alias e Lost, e di film come Cloverfield e Mission: Impossible III).

Dal diario di bordo della U.S.S. Enterprise...

In un futuro dove la tecnologia aero-spaziale ha fatto passi da gigante, ma la vita sulla Terra scorre in maniera relativamente pacifica, giovanissimi e geniali cadetti si preparano all’ammissione nella Flotta Stellare, ente astronautico paramilitare dedito all’esplorazione pacifica del cosmo e alla scoperta di nuove forme di vita con cui relazionare.
Talentuosi, ma inesperti e, soprattutto, non pienamente coscienti delle proprie potenzialità, spesso in preda all’irrequietezza tipica della loro giovane età, questi allievi cercano così di trovare il loro posto nell’universo.
Tra loro vi è Spock (Zachary Quinto), enfant prodige di razza vulcaniana, ma con sangue umano nelle vene, combattuto tra ragione e sentimento, e James T. Kirk (Chris Pine), figlio di un grande eroe di guerra, ma indisciplinato e scapestrato, a dispetto delle sue enormi risorse.
Il rapporto fra i due, così diversi fra loro, non potrà che sfociare in un confronto tutt’altro che amichevole: tuttavia essi rappresentano due facce della stessa medaglia, come avranno modo di scoprire durante la loro prima vera missione, un tentativo di salvataggio del pianeta Vulcano attaccato dal rinnegato romulano Nero (Eric Bana), in cerca di cieca vendetta per la sua specie.

Innovare la tradizione

Il film, lungo più di due ore, mostra tutti gli antefatti alla primissima serie televisiva, regalandoci i gustosissimi retroscena sul cammino di maturazione di tutti gli ufficiali della U.S.S. Enterprise, qui al suo turbolento viaggio inaugurale.
Non manca nessuno, e tutti hanno il giusto spazio, e non c'è mai l’impressione che i personaggi siano di ‘contorno’ o rappresentino semplici omaggi alla tradizione. Ognuno è parte integrante della squadra e ha una funzione ben precisa. E’ questo un elemento di continuità molto importante: lo Star Trek di Abrams è, in questo senso, rispettoso della visione originale sulla fantascienza della serie classica, una concezione decisamente diversa da quella dello sci-fi moderno, che ama spesso farci vedere futuri distopici e neri in cui l’umanità da spesso il peggio di sé.
In Star Trek invece le difficoltà non mancano mai, fino a rappresentare sfide che sfiorano l’impossibile, eppure alla fine viene fuori il meglio che la razza umana (e le sue razze ‘consorelle galattiche’ come quella vulcaniana) hanno da offrire: ingegno, forza d’animo, fiducia negli altri, ottimismo, per giungere “là dove nessuno è mai giunto prima, nell’ultima frontiera dello spazio”.
Un messaggio che ha sempre affascinato i ‘trekkies’ di lungo corso e potrebbe tornare a farlo con le nuove generazioni.
Questo anche grazie all’evidente impegno profuso da tutto il cast, e da Abrams in primis, regista su cui la Paramount ha puntato molto.

Un cast ‘spaziale’

Abrams è riuscito egregiamente a svolgere il compito che gli era stato richiesto: dare un’impronta ‘action’ al titolo, senza perdere di vista il suo imprinting originale.
In questo è stato certamente coadiuvato da un grande lavoro di sceneggiatura portato avanti da Roberto Orci e Alex Kurtzman, che più volte hanno lavorato con lui e che sono anche gli artefici di un’altra rinascita: quella dei mitici Transformers di Michael Bay.
Uno scrpt avvincente in cui c’è posto per la miglior fantascienza, tanta azione, ma anche il giusto tocco di umorismo ed emotività, come già teneva ad assicurarci Abrams quando, nel Novembre scorso, ci aveva fatto assistere in anteprima ad alcune scene del film.
A questo, ci sono da aggiungere degli effetti visivi non invadenti, ma di prim’ordine, creati da Roger Guyett della Industrial Light&Magic, curatore degli effetti in tante pellicole importanti, come Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo o Star Wars III: la vendetta dei Sith.
Parlando degli attori, invece, non si può che rimanere soddisfatti del giovanissimo cast che ha dato vita agli altrettanto giovani eroi del film: sia Pine che Quinto hanno palesato, oltre che un phisique du role perfetto per le rispettive parti, doti attoriali di tutto rispetto, dimostrando di essere convincenti e di rispecchiare gli amatissimi personaggi originariamente interpretati da William Shatner e Leonard Nimoy senza doverli forzatamente imitare.
Stessa cosa si può dire, ad ogni modo, del resto dell’equipaggio, tutto formato da attori con solida esperienza alle spalle anche se ancora non molto famosi (come il Simon Pegg de Shaun of the Dead e Hot Fuzz.
Gli unici nomi davvero noti nel cast sono infatti quelli di Winona Ryder (qui nella parte della madre di Spock), Eric Bana (mai visto così truccato e accecato dall’odio) e dello stesso Nimoy, che ha accettato di buon grado la proposta della produzione di tornare a vestire, seppure per poco, i panni del vulcaniano più famoso della storia, nonostante i suoi quasi ottanta anni.

Star Trek Star Trek è uno di quei rari casi in cui il trailer non mostra le scene migliori del film e non crea aspettative che verranno poi disilluse; Abrams è riuscito col suo talento in un’impresa decisamente non facile, e che gli aprirà certamente tantissime porte. Un film visivamente e contenutisticamente pieno ed appagante, adatto a tutte le età e a tutti i gusti, agli appassionati come ai neofiti. Bravo JJ, continua così, e come si suol dire... verso l’infinito...e oltre!

8.5

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