Stanlio e Ollio, la recensione del film con John C. Reilly e Steve Coogan

Nel 1953 Stanlio e Ollio, nella fase calante della loro carriera, prendono parte a un tour teatrale nel Regno Unito per tentare di rilanciarsi.

recensione Stanlio e Ollio, la recensione del film con John C. Reilly e Steve Coogan
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Nel 1937 Stan Laurel e Oliver Hardy, l'inossidabile coppia di comici conosciuti come Stanlio e Ollio, stanno partecipando alle riprese de I fanciulli del west, titolo che diventerà uno dei loro più grandi classici. Tra un ciak e l'altro il primo dei due compari ha un'accesa discussione con il produttore Hal Roach, in quanto ritiene di poter aumentare i suoi guadagni personali e del collega, minaccia così di stracciare il contratto e passare a un'altra società, Oliver è invece più accomodante e ha intenzione di rispettare quanto firmato.
Questo porta Hardy a prendere parte a un film senza lo storico socio, scelta che rimarrà profondamente centrale nei rapporti tra i due, che ritroviamo di netto sedici anni dopo nella cittadina di Newcastle, in Inghilterra.

Entrambi gli attori sono reduci da problemi di alcolismo e il successo di un tempo è ormai un lontano ricordo, con la difficoltà sempre crescente del convincere registi e produttori a garantirgli ruoli da protagonista; messi alle strette economiche i Nostri sono costretti a prendere parte a un tour teatrale, in attesa che la sceneggiatura di una pellicola su Robin Hood venga approvata da un produttore londinese.
Dopo i primi spettacoli con i teatri mezzi vuoti, lo show itinerante acquista sempre maggior attenzione mediatica e le serate vanno sempre sold-out, ma tra Stan e Oliver (raggiunti nel frattempo dalle mogli, arrivate da Oltreoceano) vi è un rancore sopito dovuto a non detti di molto tempo prima.

I fanciulli della risata

Difficile dire chi sia stato il più grande attore comico della storia: se la critica solitamente usa dividersi tra le fazioni Charlie Chaplin e Buster Keaton, un posto di rilievo lo ha sempre avuto la coppia formata da Stan Laurel e Oliver Hardy, in Italia conosciuti inizialmente come Cric e Croc e poi canonicamente come Stanlio e Ollio. Il primo biopic su questi due personaggi leggendari, amati da grandi e piccini di generazione in generazione, arriva a 53 anni dalla morte del primo e a ben 61 da quella del secondo, e invece di concentrarsi sul periodo più foriero di successi della loro carriera (introdotto solo nel prologo, che mostra un evento chiave del futuro a venire) si focalizza su quello discendente, con l'ultimo tour teatrale intrapreso in Regno Unito dal duo, la cui fortuna sul grande schermo era ormai un lontano ricordo.

La maggior parte dell'azione si svolge nel 1953 e nei precedenti 8 anni i Nostri avevano girato soltanto un film, Atollo K (1951), un gap che li ha costretti a portare i loro sketch nel vecchio continente e sul palco del teatro per racimolare guadagni e provare a rilanciarsi.

La resa dei conti

Il regista Jon S. Baird, autore degli apprezzati Cass (2008) e Filth (2003) nonché di episodi televisivi di serie cult come Vynil e I'm Dying Up Here, opta per una via malinconica che non nega comunque spazio alla risata: è particolarmente interessante notare il marcato parallelismo tra i personaggi e gli attori che, anche nella quotidianità, sembrano rispecchiare i comportamenti dei loro alter-ego. Lo sketch diventa così vita e viceversa in un gradevole cortocircuito che diventa sentito omaggio alle due icone, le cui gag più famose vengono poi riportate pari-passo sul palcoscenico senza perdere un briciolo di contagiosa ilarità.
Certo, il passo da Hollywood a scalcagnati teatri di provincia non è tra i più indolori e lo sfarzo mostrato nei primi minuti, con decine di comparse di peplum e western, è volutamente esasperato per accentuare lo stacco con la fase di declino (dovuto anche all'esplosione di più giovani colleghi come Abbott e Costello alias Gianni e Pinotto), seppur nell'ultima parte del film pronta in apparenza ad aprire a un nuovo sfavillante inizio.

L'arrivo delle consorti, diverse per carattere ma entrambe piene di tenerezza nei confronti dei due rispettivi uomini, dona ulteriore pepe ai passaggi chiave della vicenda, intrisi verso il finale di un profondo afflato nostalgico.
Gran merito della riuscita dell'operazione è delle magistrali interpretazioni di Steve Coogan e John C. Reilly, alle prese con performance di vero e proprio mimetismo in panni che sarebbero stati improbi per chiunque: i due attori si calano nella parte in maniera perfetta, imitando gesti, sguardi e movenze delle controparti originali con rispetto e personalità, restituendone tutto il fascino ingenuo e stralunato dietro il quale si nascondeva l'essenza stessa della loro comicità.
Il breve slancio d'immaginazione che mostra una scena del Robin Hood mai realizzato dalla coppia, alimenta dolci rimpianti su un possibile capolavoro mancato.

Stanlio e Ollio La coppia di comici più amata di sempre rivive su grande schermo in un ispirato biopic che ne ripercorre le fasi calanti della carriera quando, ormai ignorati dai grossi produttori ed entrambi pieni di acciacchi, presero parte a un tour teatrale in Inghilterra per tentare di rilanciare la loro immagine e rimpinguare il portafoglio. Stanlio e Ollio funziona per una calibrata gestione di ritmi e atmosfere, con la comicità che esplode sia nelle scene di vita privata (spesso specchio di quanto vissuto dai loro alter-ego) che nella riproposizione sul palco delle leggendarie gag che tanta fortuna gli diedero sul grande schermo, mentre una drammaticità nostalgica caratterizza in particolar modo l'ultima parte di visione. Il risultato è un'opera ricca di fascino che può contare sulle straordinarie performance di Steve Coogan e John C. Reilly, mimetiche reincarnazioni degli originali dai quali riprendono sguardi e movenze in maniera identica e personale al contempo.

7.5

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