Recensione Squola di Babele

La scuola multiculturale raccontata come fonte di arricchimento umano e sociale nel bel documentario della regista francese di origini italiane Julie Bertuccelli. Dal 23 aprile nelle sale italiane distribuito da Kitchen Film

recensione Squola di Babele
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Parigi, giorni nostri. In una scuola della capitale francese (l'istituto Grange-aux-Belles di Parigi) i banchi di una delle classi sono affollati da alunni delle più disparate nazionalità. Inclusi all'interno di quella che è considerata una ‘classe di inserimento', alunni dagli 11 ai 16 anni di origini serbe, venezuelane, senegalesi, cinesi, irlandesi, ucraine (e molte altre ancora) convivono a stretto contatto nel tentativo di allenare la loro lingua d'adozione (il francese, appunto) e allenarsi a quella convivenza e multiculturalità che appare per certi versi e ai loro occhi assai ardua. La differenza con gli ‘altri' (quelli che parlano bene la lingua e che si credono di fatto "superiori") rimarca infatti il disagio insito nelle storie complesse e spesso assai dolorose di questi adolescenti profondamente ostacolati (almeno più di tanti coetanei) nella loro ricerca di una stabilità. C'è chi fugge da una realtà di violenza e ha perso il ricordo della propria madre, chi resiste per eludere la tetra realtà dell'infibulazione e di un matrimonio combinato, chi fugge dalla persecuzione neonazista e si spende per aiutare i propri genitori al reinserimento, e infine anche chi ha trovato in quell'esilio francese il luogo ideale per (di)mostrare il proprio talento e la propria determinazione. Una diversità che passa tanto nei modi di fare dei giovani protagonisti di questo Squola di Babele (titolo originale La cour de Babel) quanto nella realtà delle loro origini, riaffermata attraverso quella genitorialità assai eterogenea che si avvicenderà di fronte all'insegnante di classe durante i colloqui. Dal loquace silenzio di una madre cinese all'orgoglio incontenibile di un padre rumeno si manifesta infatti tutta la distanza ma anche la prossimità di un sogno d'integrazione che in più di un caso non è frutto di una scelta ma piuttosto la diretta conseguenza della necessità di dare a sé e ai propri figli una speranza per il futuro.

A lezione di vita

Solo in quest'ultimo anno cinematografico non si contano i film/documentari che hanno avuto come soggetto o oggetto narrativo il mondo della scuola, dell'apprendimento o del sistema educativo più in generale. Solo qualche giorno fa avevamo parlato di un documentario italiano (Educazione affettiva) che scrutava il mondo della scuola italiana ad altezza bambina, attraverso gli ultimi giorni tra i banchi di una quinta elementare in Toscana. Ad aprire invece gli onori del Rendez-Vous (Festival del cinema francese contemporaneo che ogni anno di questi tempi porta a Roma, Palermo, Bologna, Torino, Napoli e Milano il savoir-faire francese cinematografico) è Squola di Babele della regista Julie Bertuccelli (suoi sono anche gli apprezzati lavori Da quando Otar è partito e L'albero). Anche qui lo sguardo ad altezza bambina si sofferma sull'importanza del rapporto - di fiducia e reciproca affezione - che si andrà consumando e consolidando tra l'insegnante e i suoi alunni. Julie Bertuccelli segue con partecipazione e rispetto profondi il progressivo riallineamento di un'adolescenza fragile e disagiata a uno schema sociale nuovo ma senza dubbio più solido di quello lasciato alle spalle. Emozioni tra loro in contrasto (determinazione, insicurezza, gioia, tristezza) e realtà così diverse da esser considerate in qualche caso perfino "aliene" (come definirà un giovane studente i cinesi), si incontrano e scontrano tra i banchi di scuola per nutrire il seme di una necessaria tolleranza sociale. La Bertuccelli realizza un documentario sensibile e curato dove questa mescolanza umana si lascia finalmente alle spalle i toni del disagio per abbracciare invece il volto univoco dell'arricchimento. Modi diversi di pensare e guardare al mondo sono infatti riuniti tra i banchi di un'unica classe, il cui senso di unione e appartenenza verranno paradossalmente rafforzati dal sottile e permeante senso di esclusione iniziale. Un film delicato e necessario che sin dal titolo si presenta come un omaggio alla metafora di un mondo immerso in un caos linguistico e sociale eppure incredibilmente ricco di spunti umani e culturali.

Squola di Babele Presentato come film d’apertura del Festival Rendez-Vous - Appuntamento con il nuovo cinema francese, Squola di Babele della regista Julie Bertuccelli osserva il mondo sempre più misto, multiculturale della scuola contemporanea con sguardo sincero e delicato. Al centro dell’opera si muove il valore di un arricchimento originato dall’incontro di culture diverse, di norma costrette invece a scontrarsi con il pregiudizio sociale e la paura del diverso.

7.5

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