Spiral: L'eredità di Saw, la recensione del nuovo capitolo della saga

Diretto da Darren Lynn Bousman, il nuovo film del franchise dell'Enigmista si rivela un prevedibile poliziesco gore con poco ingegno.

Spiral: L'eredità di Saw, la recensione del nuovo capitolo della saga
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Il fallimento commerciale di Saw: Legacy unito alla fredda risposta di pubblico e critica hanno convinto la Twisted Pictures a ragionare su di un nuovo modo di intendere il franchise dell'Enigmista, che già quando tornò in sala nel 2017 era stato fermo per un lungo e importante decennio. Mentre la compagnia era alla ricerca di un'idea, dal nulla si presentò Chris Rock con un soggetto che colpì i produttori, convincendoli a procedere con la lavorazione del progetto Spiral diretto da Darren Lynn Bousman, veterano della saga richiamato all'ovile dopo 14 anni di distanza per confezionare un titolo reboot solido ed efficacemente di genere.

La storia del film segue dunque il Detective Zeke Banks (Rock), un poliziotto odiato e bistrattato dal suo intero dipartimento per aver denunciato anni prima le azioni corrotte di un suo vecchio collega. Lavorando come infiltrato per distanziarsi dall'ufficio, Zeke si ritrova improvvisamente a doversi occupare di un terribile serial killer che prende solo ed esclusivamente di mira i poliziotti, con la particolarità di utilizzare metodi di tortura e omicidio praticamente identici a quelli utilizzati da John Kramer e dai suoi apprendisti nel ruolo di Jigsaw, invitando inoltre Banks a "giocare con lui" e a catturarlo. Mentre i cadaveri delle forze dell'ordine aumentano, anche grazie all'aiuto del padre, Marcus (Samuel L. Jackson), e del suo nuovo partner, William (Max Minghella), Zeke dovrà risolvere il caso dell'Imitatore di Jigsaw e porre fine a una catena di sanguinosi omicidi che sta mettendo in allerta l'intera città.

Una povera eredità

Nonostante uno degli elementi base della saga dell'Enigmista sia effettivamente il lascito di Kramer, la continuazione del suo lavoro, del Gioco, l'idea di dover reiterare continuamente lo stesso concetto narrativo è diventata un po' stancante. Se poi negli adattamenti dei titoli italiani si ripete per due capitoli consecutivi, entrambi peraltro pensati come reboot, e questi non funzionano, l'idea è che l'eredità di Saw sia forse ormai consumata del tutto, almeno così com'è stata inizialmente pensata. E in effetti Chris Rock, nel suo soggetto, pensa a un cambio di rotta del franchise, dal thriller a un poliziesco più centrato che però perde via via sempre più mordente e divertimento, che nelle prime battute del film è invece centrale ed evidente.
A non funzionare sono tante parti messe insieme: la regia anni '00 di Bousman, l'espressività pronunciata di Rock, la scrittura nuovamente affidata alle fallimentari penne di Pete Goldfinger e Josh Stolberg e un gusto splatter fin troppo fine a se stesso, che non trova un buon riscontro narrativo nemmeno con la missione originale di Jigsaw, dato che in verità la scelta di sopravvivenza che via via questo imitatore offre alle sue vittime poliziotto appare spesso impraticabile, come se la morte in realtà sia l'unica opzione.

Questo fa perdere senso al valore stesso dell'Eredità o del Libro di Saw così vistosamente spiattellati nel titolo, perché pur sfruttando la stessa metodologia, le maschera da maiale, i pupazzi (non c'è Billy ma c'è una nuova e piccola mascotte), quello che vediamo in azione sul grande schermo molto semplicemente non è John Kramer e nemmeno uno dei suoi apprendisti, anche perché, fosse stato così, non ci sarebbe stata alcuna buona ragione per rilanciare il franchise dopo Legacy.

No. In questo il film è chiaro: Spiral è qualcosa di diverso che si ricollega lateralmente ma con decisione alla saga di Kramer, un reboot ideale che dovrebbe sancire l'inizio di un nuovo percorso cinematografico "alla Marvel", cioè all'interno di un Universo Condiviso dove andranno a intrecciarsi molte storie differenti. Quello che importa, in contesto, è però il risultato del progetto, e a dirla tutta non è un buon inizio.

Eccetto qualche guizzo in movimento, nel seguire le camminate dei poliziotti in uno del massimi cliché formali del genere, in un walk-n-talk accennato, Bousman sembra essere rimasto fermo al 2007 per stile e idee, dove la sua massima espressione cinematografica dell'inquietudine e della paura si ricollega ad accelerazioni improvvise dell'inquadratura, a telecamere tremolanti e altri escamotage ormai fuori tempo massimo, senza presa e senza resa.

Persino i sadici marchingegni e la propedeutica degli stessi non arrivano a convincere, perché non risultano attraenti nella loro valenza gore ma solo ed esclusivamente crudeli e senza fascino, sanguinosi e perversi a monte ma senza il gusto di provare a raccontare qualcosa di tragico nella tortura stessa. Tutto è facilmente esplicitato e anche l'evoluzione del racconto appare prevedibile e scontata a causa di un'incapacità generale di sceneggiatura e regia di costruire adeguatamente il puzzle del mistero, dando continue imboccate agli spettatori, che anche per inerzia, sopraffatti dagli indizi e dalla semplicità dell'intelaiatura narrativa, arrivano a scoprire tutto prima del tempo. Questo fa ovviamente precipitare l'interesse per il terzo e ultimo atto, che trascina Spiral verso una conclusione insoddisfacente e persino un po' sciocca, a imitare i finali dei capitoli più vecchi del franchise. Se questo è l'avvio di un nuovo percorso, forse è il caso di cambiare scarpe, attitudine e visione.

Spiral: L'eredità di Saw Spiral: L'eredità di Saw è il secondo tentativo di rilancio cinematografico del franchise dell'Enigmista, e proprio come Legacy purtroppo non funziona né convince. Il lascito di John Kramer e dei suoi apprendisti è un elemento a lungo sfruttato e reiterato, e forse la Twisted Pictures dovrebbe pensare a qualcosa di completamente differente anziché a un more of the same senza mordente. Nonostante inizi in modo promettente, spostando l'attenzione di genere dal thriller al poliziesco, Spiral si perde nei meandri della sua scontata e poco elaborata evoluzione, con un gusto splatter marcato ma fine a se stesso che fa persino perdere il senso stesso del lavoro di Jigsaw, anche se qui le connessioni sono dirette ma laterali con i capitoli più importanti della saga. Peccato perché l'intenzione, forse, era quella di confezionare un Seven non autoriale ma ugualmente cinico, affascinante e divertente, invece è più quello che non funziona che il resto a catturare la mente dell'audience.

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