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Spiderhead Recensione: il thriller con Chris Hemsworth non convince

Una base segreta e degli esperimenti pericolosi: come Spiderhead ha tutto il potenziale per essere un ottimo film, ma non riesce a utilizzarlo.

Spiderhead Recensione: il thriller con Chris Hemsworth non convince
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È il grande momento per Joseph Kosinski. È ovvio che quando si vanno stendendo le lodi di Top Gun: Maverick la prima persona che salta alla mente è l'iconografico Tom Cruise, sorridente e abbronzato al fianco del suo F-18, sornione quasi fosse consapevole fin dal poster della grandezza globale che il sequel di una sua pellicola già cult avrebbe suscitato. Una maestosità, teorica e spettacolare, di cui abbiamo anche noi parlato nella recensione di Top Gun Maverick, dalla quale si evince che la mano di Kosinski dietro la macchina da presa rimane comunque una garanzia d'intrattenimento. Non poteva perciò che incuriosire il suo ritorno, davvero in breve tempo, stavolta su schermi più piccoli vista l'uscita del suo Spiderhead tra le pellicole di giugno 2022 di Netflix, dentro a cui si porta il suo "Rooster" Miles Teller, facendolo questa volta affiancare dall'attore supereroistico Chris Hemsworth.

Lontano da occhi indiscreti

In verità se Teller arriva dai cieli aperti di un addestramento aereo mentre Hemsworth dagli astri celesti di Thor: Love and Thunder, il loro Spiderhead, adattato dall'opera Escape from Spiderhead dello scrittore e saggista George Saunders, si concentra interamente su di una base scientifica lontana dalla vita quotidiana dove a fare da cavie sono detenuti dello stato americano.

Un laboratorio in cui si è scelto autonomamente di venire, in cui non ci sono celle o restrizioni e in cui ogni porta rimane aperta. Ma soprattutto un posto in cui per ogni esperimento viene richiesta l'autorizzazione da parte del soggetto coinvolto, il quale deve acconsentire affinché le flebo con dentro fluidi e sostanze vengano iniettate sotto la propria pelle, generando reazioni immediate e istantanee che, a detta del loro creatore, "potrebbero cambiare il mondo". La retorica del creare un bene che aiuterebbe gli altri viene applicata al senso di colpa di un personaggio come quello interpretato da Miles Teller, il quale ricerca una redenzione che potrebbe arrivare tanto dal farsi corpo su cui testare prodotti in grado di alterare la percezione della realtà o, a dire il vero, dal tentare proprio di fermare il tutto. Spiderhead, che prende il nome dalla struttura che tentacolarmente trattiene i prigionieri nella sua rete e li collega secondo attività e sperimentazioni, ha perciò il portato dell'intrigo farmaceutico che nasconde l'intenzione di incrementare i profitti grazie all'apparenza bonaria e familiare del suo ideatore.

Un Chris Hemsworth per un personaggio borderline fedele tanto ai principi della scienza, quanto al richiamo dei soldi, uguale a tanti altri genialoidi, ma psicotico e infantile a modo suo, catalizzatore di una morbosità che sospinge la maggior parte della visione del film di Kosinski, fin quando si comprende che è lo stesso racconto a non saper bene dove andare.

Un Chris Hemsworth al suo meglio

La classicità e linearità di un Top Gun: Maverick si perde in un film la cui tipologia è totalmente diversa, ma di cui si percepiva la potenzialità di un thriller sottaciuto, capace di sovvertire anche alcune delle regole del genere andando alla ricerca di un'originalità che fa però perdere la bussola narrativa, sballata quando sono delle necessarie spiegazioni a dover sopraggiungere.

Un racconto che precipita proprio nel momento di maggior tensione della pellicola, in grado di stuzzicare finché rivela di non saper come calare i propri assi, credendo ingenuamente di poter contare su quella bolla chiusa in cui ha inserito personaggi e pubblico, rovinandosi purtroppo con frenesia. Joseph Kosinski non fa dunque centro come col suo iperbolico Top Gun, ma conferma di saper guardare con un certo occhio alla direzione dei suoi attori, riuscendo a tirare fuori forse una delle migliori interpretazioni di Hemsworth. Sicuramente e volutamente macchiettistico, costruito come immaginiamo tanti uomini d'affari (soprattutto se scienziati) e quasi assuefatto dalle sue stesse trovate, l'interprete si concede di aderire completamente al ruolo di Steve Abnesti, affascinando con una trasformazione che poche volte si era abbinata tanto bene all'attore e che porta a dispiacersi viste le sorti comunque mediocri e soltanto semi-sufficienti del film. Un'opera che aveva realmente ogni componente per venir esaltata, andata di traverso come i test in cui vengono coinvolti pazienti e osservatori. Un esperimento finito male, uno di quelli a cui non si richiedeva di salvare il pianeta, ma solamente di saperci divertire.

Spiderhead Spiderhead ha un'atmosfera e un'intuizione di base che riescono da subito a intrigare lo spettatore, che si ritrova coinvolto nelle dinamiche tra scienziati e cavie incuriosito da cosa potrà accadere all'interno della storia. Peccato che la sceneggiatura si perda freneticamente sul finale, quasi non riuscendo ad articolare bene cosa avesse in mente per la spiegazione degli avvenimenti nel suo racconto. Una nota di merito va però a Chris Hemsworth, particolarmente bravo sotto l'occhio vigile della direzione di Joseph Kosinski.

5.5

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