Berlinale 66

Recensione Soy Nero

Il dramma dello spazio ‘vuoto’ che segna il confine tra Messico e Stati Uniti raccontato attraverso il punto di vista particolare di Nero Maldonado, un giovane messicano in cerca del suo sogno americano.

recensione Soy Nero
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Il confine tra Messico e Stati Uniti è un esteso tratto di terra contraddistinto da un lungo muro di cinta (uno dei tanti cosiddetti Muri della vergogna), con militari armati e telecamere in continua osservazione; un luogo dove ogni giorno e da troppi anni va in scena una guerra fredda più silente delle altre ma altrettanto subdola, atroce, e infinita. Migliaia e migliaia di sudamericani (specie messicani) al limite della sopravvivenza cercano di valicare il confine per scampare a un futuro di sicura tragedia nella speranza di carpire (come i loro ben più 'fortunati' vicini) parte, o ciò che rimane, del sogno americano al di là del confine, e diventare - in un modo o nell'altro - cittadini americani (un titolo che ai loro occhi è garanzia di tutti quei diritti da sempre negati, primo fra tutti quello alla vita). Molti muoiono lungo la strada, altri vengono trucidati sulla soglia del sogno, altri ancora rimpatriati subito dopo perché sprovvisti della documentazione necessaria. Un vero calvario che non risparmia nessuno. Nero Maldonando (Soy Nero - ovvero "Io sono Nero") è un giovane ragazzo messicano che ha vissuto a Los Angeles ma è stato poi rimpatriato, ragion per cui condivide con la stragrande maggioranza dei suoi coetanei e compaesani quello stesso sogno di evasione. Ad alimentarlo in lui è l'idea del ‘dream act', ovvero una proposta legislativa secondo la quale al verificarsi di determinati parametri, al cittadino straniero viene garantita una cittadinanza provvisoria che potrebbe in qualche caso diventare definitiva. Uno di questi è l'aver fatto parte per almeno due anni dell'esercito americano e, in caso di congedo, esser stati congedati con onore. Una corsa ad ostacoli mirata dunque a quell'obiettivo che il giovane Nero inizierà proprio valicando quel recinto spesso usato insieme agli amici come rete di pallavolo, che proseguirà poi alla ricerca del fratello, apparentemente e inspiegabilmente insediatosi nei fasti di una vita losangelina da nababbi. Ma, mai come in questo caso, non è tutto oro quel che luccica, e la possibilità di dar seguito a quel sogno maturato nell'arretratezza culturale ed economica del suo paese natio, sarà per Nero sempre più labile.

No man's land

Soy Nero racconta una pagina d'attualità che al cinema è stata molte volte affrontata e raccontata, con diversi punti di vista e da diverse 'frontiere'. Numerosi i documentari che hanno parlato di vite di oltre confine smarrite senza nome (NN - nomen nescio) o senza identità (Chi è Dayani Crystal?), per raccontare da vicino i tanti drammi che ogni giorno si avvicendano in queste estese terre di nessuno - No man's land. L'iraniano Rafi Pitts (It's Winter, The Hunter) costruisce un film che segue idealmente tre capitoli, che indicano rispettivamente il sogno di fuga, la fuga e le conseguenze della fuga. Ma l'alternanza di registri e di atmosfere che segnano le transizioni da una fase all'altra restano opache, mentre a essere evidente è il netto squilibrio che si crea tra l'intento documentaristico dell'opera da un lato e il suo continuo ritorno a logiche di finzione dall'altro. Un lavoro sospeso sotto più punti di vista che smarrisce il suo filo nel corso della lunga fuga di Nero, intrecciando storie parallele di altre (troppe) vite allo sbaraglio (come i tanti elementi della ricca vita del fratello o il misterioso, inquietante americano in viaggio con la figlia). Così, la storia di quel muro e dei militari (non a caso tutti messicani, neri, arabi e mai 'veri' americani) messi in prima fila al confine, fa perdere le sue tracce, proprio come accade alle tante esistenze che non hanno vinto la loro chance di salvezza. Un film che aveva un buon potenziale tanto narrativo quanto registico e che, suo malgrado, si perde in una scrittura non a fuoco e un montaggio che in più di un caso pone in evidenza gli squilibri narrativi.

Soy Nero Il dramma dello spazio ‘vuoto’ che segna il confine tra Messico e Stati Uniti raccontato attraverso il punto di vista di Nero Maldonado, un giovane messicano in cerca del suo 'personale' sogno americano. Un tema ricco di spunti, tutti legati a tragiche storie di attualità. Ma il film dell'iraniano Rafi Pitts mischia intenti (documentaristico e di finzione) e registri, trascinando la storia di questo giovane eroe (o martire) oltre gli ‘spazi’ e i tempi funzionali del suo racconto.

5.5

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