Southbound, un antologico road-movie horror in un loop temporale Recensione

In una zona desertica si intrecciano i destini dei diversi personaggi protagonisti di Southbound, horror antologico on the road giocato sui loop temporali.

recensione Southbound, un antologico road-movie horror in un loop temporale
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Gli horror antologici stanno vivendo negli ultimi anni una vera e propria nuova giovinezza, con diversi film a episodi diretti sia da giovani speranze che da maestri del genere; nella maggior parte dei casi però la narrazione è spesso legata da un filo comune denominatore che va a incastrare superficialmente le varie vicende ivi raccontate. Southbound opta invece per una via più coraggiosa e complessa andando a intersecare minuziosamente i cinque tasselli da cui è composto, dando il via ad un vero e proprio loop temporale nel quale i dettagli giocano un ruolo fondamentale nel procedere degli eventi, con tanto di citazioni più o meno marcate ai capitoli precedenti / successivi. La vicenda inizia con la fuga di Mitch e Jack, due amici di vecchia data, che si ritrovano sporchi di sangue in fuga su un furgoncino; non ci è dato sapere la natura del loro presumibile atto criminale, ma scopriamo che la coppia ha qualcosa da espiare quando viene seguita a distanza da delle inquietanti presenze, sorta di neri angeli vendicatori pronti a far pagare loro una qualche colpa. Quando poi i nostri si trovano bloccati in una piccola stazione nel deserto, con la strada che continua a riportarli in quel luogo qualsiasi direzioni questi percorrano, comprendiamo come poteri al di sopra di ogni logica spiegazione siano scesi in campo.

Uno per tutti, tutti per uno

Sin da subito la radiofonica voce introduttiva (quella del guru dell'indie-horror a stelle e strisce Larry Fessenden) ci introduce ad una narrazione poggiata sui temi portanti dei rimorsi e della colpa, con i peccati compiuti destinati ad essere vendicati, e non a caso tornerà a premessa di ognuno dei rispettivi episodi, cinque per la precisione. Southbound è un'opera affascinante per la sua vorticosa sceneggiatura che, raccontandoci storie collegate tra di loro e aventi luogo sulle desolate e polverose strade desertiche del Sud degli Stati Uniti, agisce come contenitore di diversi sottogeneri del cinema dell'orrore. Già il primo tassello (diretto come quello finale dal collettivo losangelino Radio Silence) ci porta in atmosfere inquiete e opprimenti che viaggiano sui binari di una ghost-story mostruosa, con tanto di creature demoniache (sorta di amorfi scheletri alati) ad insidiare i due primi protagonisti della visione. Il continuo poi agisce in una piacevole e originale moltitudine di generi, dalle sette sataniche del secondo capitolo alle malsane e disturbanti influenze da torture-porn ospedaliero del terzo, infilandosi poi nel cinema di vampiri e nel più classico dei prototipi home invasion, prima di "ritornare" alla base di partenza con un'efficace e sorprendente naturalezza. Ci troviamo di fronte ad una costruzione organica che, ambientata in una sorta di Triangolo delle Bermuda popolato da forze oscure, sa colpire duro con una violenza fisica e morale di gran fascino dando vita ad un thriller dell'anima messo in scena sotto forma di espiativo road-movie, accompagnato come nella migliore tradizione del caso da un'avvincente colonna sonora rock ed elettronica (con tanto di influenze gobliniane). Non è un caso che parte della critica americana lo abbia definito come "un Twilight Zone per la generazione indie-horror", definizione con la quale ci troviamo perfettamente d'accordo.

Southbound Mostruosi mietitori alati, sette sataniche, improvvisate operazioni ospedaliere, creature di stampo vampiresco e brutali invasioni casalinghe caratterizzano i novanta minuti di Southbound, ispirato horror antologico che lega saldamente ognuno dei suoi cinque episodi, strettamente collegati sia a livello di causa / effetto sia temporalmente da un loop senza fine che coinvolge i rispettivi protagonisti, ognuno con una colpa o un rimorso da espiare. Un'ampia zona desertica nel quale i destino dei numerosi personaggi sembra segnato ad un'eternità di sofferenza, salvo trovare una possibile scappatoia tramite alcuni dettagli assimilabili a quelli del reale epilogo della La torre nera di Stephen King.

7

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