Sono Solo Fantasmi, la recensione del film di Christian De Sica

Il nuovo film di e con Christian De Sica, a caccia di fantasmi insieme a Carlo Buccirosso e Gianmarco Tognazzi.

recensione Sono Solo Fantasmi, la recensione del film di Christian De Sica
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Se c'è qualcosa di strano nel tuo quartiere, chi chiamerai? I Ghostbusters, ovviamente. Tuttavia se il quartiere è napoletano, è difficile che Bill Murray & co. si precipitino da New York fino alla città partenopea. Ecco perché in quel caso la soluzione migliore è probabilmente chiamare i fratelli DiPaola.
Christian De Sica, dopo aver coronato la rimpatriata con il collega di sempre Massimo Boldi, girando nel 2018 Amici come prima, e tornando dietro la macchina da presa a distanza di 13 anni da The Clan, si cimenta in un'avventura che lo allontana dai consueti progetti cinematografici natalizi, ai quali aveva abituato il pubblico italiano negli ultimi decenni.
Finalmente potremmo dire, perché l'attore-regista, a dispetto della fama che lo lega ai cosiddetti cinepanettoni, quando ha l'occasione di uscire un po' dal seminato festivo dimostra di essere un attore a tutto tondo, capace potenzialmente di affrontare registri e personaggi ben più approfonditi di quelli proposti da qualsiasi 'Natale a'.
Sono solo fantasmi è qualcosa di diverso, quantomeno una sterzata dalla zona di comfort che costituiva sinora il suo cinema, composto da tanta commedia natalizia e sporadiche incursioni in altrettante comedy fortemente legate alla tradizione nostrana.
Sono solo fantasmi si presenta sin dalla locandina come qualcosa di differente.

Disperazione familiare

In principio ci sono tre personaggi chiave al centro della trama. Thomas (proprio Christian De Sica) è un prestigiatore fallito, che dopo aver conosciuto un periodo di grande successo in televisione ha ripiegato nell'intrattanimento per bambini alle feste di compleanno. Senza grande successo. Carlo (il sempre divertente Carlo Buccirosso) ha sposato una rampolla milanese e viene costantemente umiliato dal suocero e dalla moglie, dopo numerosi fallimenti in campo imprenditoriale. Ugo (Gianmarco Tognazzi) è il fratello problematico, con diversi danni psicologici che l'hanno portato a vivere in un ospedale psichiatrico. I tre si ritrovano nella città natale a causa della morte improvvisa del padre. Sentimenti contrastanti animano i tre figli ma il genitore ha lasciato ben poco ai tre eredi e la casa napoletana ipotecata presto andrà all'asta nel caso non venisse riscattata. Per pura casualità i tre iniziano così a fingere di scacciare presunti fantasmi dalle case e dalle attività che richiedevano la loro presenza.

Dal loro debutto come acchiappafantasmi, Thomas, Ugo e Carlo comprendono di poter racimolare diversi quattrini ingannando le persone con un finto rituale magico. Da quel momento in poi le dinamiche dei tre s'intersecano e accelerano verso il finale.
Sono solo fantasmi parte da un principio estremamente attuale: Thomas, Carlo e Ugo sono tre fratelli che risentono, in maniera completamente diversa, della complessità odierna della società. La loro disperazione diverrà motore di crescita e voglia di voltare pagina per cercare quella rinascita che è soprattuto sentimento di rivalsa nei confronti del mondo che li circonda.

Fantasmi partenopei

Questo nuovo Sono solo fantasmi si presenta da subito come un'opera curiosa, soprattutto nel contesto cinematografico italiano. Con il soggetto di Nicola Guaglianone, colui che si è occupato dello script di Lo chiamavano Jeeg Robot, e del fumettista Menotti, il film di De Sica cerca di rifarsi in qualche modo al cinema americano, strizzando l'occhio in più occasioni alle opere a stelle e strisce. Il tutto senza perdere mai di vista la tradizione classica italica. La bravura di De Sica sta proprio nel trovare un mix piuttosto riuscito tra le influenze inevitabili del cinema oltreoceano e il rassicurante scenario nostrano.
Napoli si presenta in maniera ambigua - seppur costellata di tipico riso e folklore da cartolina del Belpaese - e risulta perfetta per abbracciare un contesto comico e goliardico, trasmettendo al tempo stesso un'inquietudine adatta al contesto di latente paura che Sono solo fantasmi cerca di infondere allo spettatore.

E sono proprio loro, i fantasmi a sorprendere di più. De Sica ha ammesso di essersi avvalso del supporto del figlio Brando - formatosi negli Stati Uniti - per ricreare un immaginario storicamente legato a produzioni straniere.
Gli effetti speciali con i quali vengono create le presenze all'interno della maestosa casa partenopea dei fratelli DiPaola mostrano tutte le potenzialità di un lavoro per nulla posticcio, tanto che lo stesso De Sica ha confessato: "Da quel punto di vista abbiamo spesso dovuto smorzare i toni, tagliare qualche scena su richiesta della produzione". Siamo ancora lontani dai risultati orrorifici di titoli con impianti produttivi differenti ma è palese un'evoluzione interessante e soprattutto credibile, che non lascia spazio all'ironia e che in diversi momenti riesce persino a inquietare lo spettatore.

Quell'omaggio che commuove

Sono solo fantasmi presenta comunque tutti i limiti di certi escamotage ricorrenti delle commedie di cui lo stesso Christian De Sica è stato spesso uno dei nomi più illustri. Non mancano le dinamiche farsesche e le gag scatologiche, così come le sequenze frettolose - soprattutto quelle di contorno e raccordo - dove la sceneggiatura paga dazio a una certa scrittura di grana grossa, che meglio calibrata avrebbe potuto contribuire a regalare un salto di qualità meritato. Sono solo fantasmi ha comunque il merito di avventurarsi, con criterio e giudizio, in un sentiero che avrebbe potuto condurlo dalle parti dello scult.
In realtà non di rado il film di De Sica trova una sua coerenza stilistica e l'immaginario che se ne ricava è certamente valido.

Tuttavia a colpire maggiormente è un finale inaspettato, che il regista costruisce ad hoc per il padre Vittorio, al quale Christian regala un omaggio di pregevole impatto emotivo e dal quale attinge per il personaggio del fantasma principale, dalle caratteristiche molto simili al genitore; donnaiolo, giocatore d'azzardo compulsivo ma innamorato dei suoi figli, nonostante le contraddizioni.
La sceneggiatura proprio sul finale prende una direzione volta a far dialogare idealmente padre e figlio ma tutto il film è pervaso e sottilmente segnato dalla impercettibile ma costante presenza di Vittorio De Sica. E in questo caso non sono affatto solo fantasmi.

Sono Solo Fantasmi Sono solo fantasmi è una commistione di generi interessante, con Christian De Sica che tenta (in parte) di discostarsi dal suo classico cinema al quale ha abituato lo spettatore ormai da diversi decenni. Nonostante la componente farsesca e le gag dozzinali non manchino, il film trova la sua quadra grazie a un equilibrio interessante fra commedia e horror (molto soft), con effetti speciali di buona fattura e una tensione narrativa costante. Ben riuscito l'omaggio finale dell’attore al padre Vittorio.

6

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