Recensione Somnia

Regista del non esaltante Oculus - Il riflesso del male, Mike Flanagan torna all'horror tramite Somnia, immerso in incubi di matrice nightmariana e immancabili apparizioni spettrali.

recensione Somnia
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È inutile sperare ogni volta in un risvolto diverso: quando in un film dell'orrore una coppia decide di prendere in adozione un bambino, quest'ultimo ha senza alcun dubbio qualcosa che non va.
Ne sanno qualcosa in Somnia i coniugi Jesse e Mark Hobson, ovvero la Kate Bosworth di Superman returns e il Thomas Jane di The punisher, i quali non sembrano essere più gli stessi in seguito alla perdita del figlio Sean alias Antonio Romero; tanto che, non potendone avere altri, decidono di accogliere nella loro casa il piccolo di otto anni Cody, la cui madre è stata portata alla morte da un tumore al pancreas.
Il Cody cui concede anima e corpo Jacob Tremblay e che, affettuoso e intelligente, si rivela, però, terrorizzato dall'idea di addormentarsi; arrivando, di conseguenza, a fare di tutto per rimanere sveglio.
Una sorta di discendente in miniatura degli adolescenti protagonisti della saga Nightmare, quindi, ma dalla quale vengono in un certo senso prese le distanze introducendo il fatto che i sogni del nuovo arrivato si materializzano nella realtà mentre lui dorme.

Una famiglia... da incubo

Una facoltà che i due genitori adottivi cercano di sfruttare per avere più volte con loro il defunto Sean dal momento in cui se lo ritrovano davanti durante il sonno di Cody; senza immaginare, però, che quest'ultimo sia anche tormentato da un boogeyman partorito dall'universo onirico che, distante nei connotati dall'artigliato Freddy Krueger e molto più vicino ad un incrocio tra gli alieni dello spielberghiano Incontri ravvicinati del terzo tipo e gli ossuti dello zombie movie romantico Warm bodies, si rivela non poco pericoloso.
Boogeyman chiamato "L'uomo Cancro" e sotto le cui mostruose fattezze si nasconde Christopher "Topher" Bousquet, destinato a rappresentare soltanto uno degli elementi che provvedono a far balzare dalla poltrona almeno gli spettatori meno abituati alla paura su celluloide.
Perché, tra forte retrogusto proto-Insidious e apparizioni improvvise evidentemente influenzate dal cinema horror orientale d'inizio XXI secolo (con tanto di spettro sotto al letto), i seguaci irriducibili del genere non possono fare a meno di provare una sensazione di già visto nel corso della oltre ora e mezza di visione, strutturata su lenti ritmi di narrazione tempestati di occasionali spaventi.
Lenti ritmi atti a generare attesa nei confronti di un epilogo che, però, nel ribadire che nessuno se ne va mai via completamente perché vive nella nostra mente e nel nostro cuore, sfodera la sua originale carta vincente offrendo interessanti spunti di riflessione nei confronti del ben più terrorizzante e difficilmente annientabile orrore reale della malattia.
Spingendoci quindi a tirare un sospiro di sollievo e a non rimpiangere affatto i soldi del biglietto acquistato con incertezza, soprattutto dopo aver letto che il regista Mike Flanagan è lo stesso che nel 2013 ci rifilò il mediocre Oculus - Il riflesso del male.

Somnia Il perdono, l’amore genitoriale e l’idea che la comprensione delle radici della nostra paura ci permette di vincerla e privarla della sua forza sono le tematiche che il cineasta originario di Salem Mike Flanagan affronta in Somnia, concepito parallelamente all’home invasion Il terrore del silenzio. Tra spunto iniziale chiaramente debitore nei confronti degli incubi nightmariani (ma non sembra trattarsi dell’unica influenza proveniente dal cinema di Wes Craven) e consuete apparizioni spettrali improvvise che si riallacciano a tutto il filone orientale e americano d’inizio terzo millennio, niente di particolarmente nuovo sotto il sole... ma con una spiegazione finale che promuove da sola l’intero film valorizzandone ulteriormente la non eccelsa sceneggiatura.

6.5

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