Star Wars

Solo: A Star Wars Story, recensione del film di Ron Howard

Uno dei personaggi più amati del franchise stellare torna in versione giovane, in un film dalla lavorazione travagliata.

recensione Solo: A Star Wars Story, recensione del film di Ron Howard
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All'annuncio della realizzazione di Solo: A Star Wars Story, secondo film del filone antologico inaugurato da Rogue One che accompagna dal 2016 la saga di Star Wars, i fan non hanno certo fatto grandi salti di gioia. Da un lato, il fascino di Han Solo è legato in gran parte al suo passato avvolto nella leggenda, che per molti sarebbe stato meglio lasciare tale; dall'altro, era considerato a dir poco sacrilego far interpretare il pilota del Millennium Falcon a un attore che non fosse Harrison Ford. Un minimo di ottimismo però era legato alla presenza di Lawrence Kasdan, sceneggiatore di tutti i film della saga in cui è apparso Han a eccezione del primo Guerre stellari, e dei registi Phil Lord e Chris Miller, specializzati nel rendere appetibili progetti improbabili (vedi alla voce The Lego Movie). Poi, nell'estate del 2017, il fattaccio: i due cineasti sono stati rimossi dal film per "divergenze creative" a poche settimane dalla fine delle riprese e sostituiti da Ron Howard, il quale ha rigirato gran parte del materiale (abbastanza da ottenere il credit ufficiale come regista, mentre Lord e Miller sono menzionati solo come produttori esecutivi) e reinventato l'universo concepito dai suoi predecessori (Michael K. Williams, scritturato per interpretare uno dei cattivi, non era più disponibile per le riprese supplementari ed è stato sostituito da Paul Bettany). Si è quindi parlato di Solo come della prima possibile delusione commerciale del franchise, impressione smentita prima dalle prevendite americane (secondo miglior risultato del 2018 dopo Avengers: Infinity War) e poi dall'entusiasmo per l'anteprima, fuori concorso, al Festival di Cannes (dove lo abbiamo visto anche noi).


Tanto tempo fa, su un pianeta lontano lontano...

Siamo in un periodo non precisato prima degli eventi dell'Episodio IV, quando la ribellione non è ancora un progetto concreto e l'Impero domina praticamente tutta la galassia con un pugno di ferro. Han (Alden Ehrenreich) si guadagna da vivere con furti vari sul pianeta Corellia, al servizio della temibile Lady Proxima (Linda Hunt). Appena si presenta l'occasione propizia fugge verso nuovi lidi, sognando di diventare il più grande pilota dell'universo. Le sue strade incroceranno quelle dei contrabbandieri Tobias Beckett (Woody Harrelson) e Lando Calrissian (Donald Glover), nonché del Wookiee Chewbacca (Joonas Suotamo), insieme dovranno sopravvivere a un incarico pericoloso nel quale sono coinvolti il temibile Dryden Vos (Bettany) e la misteriosa Qi'ra (Emilia Clarke), legata al passato di Solo. Aspettatevi intrighi, tradimenti, inseguimenti, furti, sparatorie, duelli, tanta ironia e la nascita simbolica del mascalzone cosmico che tutti amiamo.


"Ho un buon presentimento"

Solo: A Star Wars Story è, come già lo è stato Rogue One, un prodotto ibrido: un film scollegato dalla saga principale, quindi capace di esplorare territori nuovi sul piano narrativo e formale (qui siamo dalle parti del western, come in alcuni episodi della serie animata The Clone Wars) ma al contempo ancorato alla mitologia creata da George Lucas - e perciò costretto a rispettare determinate regole, forse ancora di più rispetto al film di Gareth Edwards che, fatta eccezione per alcuni ruoli minori, aveva un gruppo di personaggi inediti. Qui il potenziale per espandere l'universo c'è, e alcuni elementi possono generare a loro volta ulteriori spin-off sia al cinema che in televisione (a seconda delle scelte della Lucasfilm), ma le vere sorprese sono poche in un lungometraggio che "deve" rispondere a certe domande (o, qualora conoscessimo già la risposta, mostrarla sullo schermo): come si sono conosciuti Han e Chewie? Come sono entrati in possesso del Millennium Falcon? Il fan service, per quanto gradevole, è all'ennesima potenza, il che potrebbe soddisfare chi vuole che il franchise rimanga statico, ma rende anche Solo il più "debole" dei lungometraggi del nuovo corso di Star Wars. Detto ciò, il divertimento è comunque assicurato.


Avventura a tutto spiano



Ron Howard, amico di vecchia data di Lucas, non ha il senso di mistero di J.J. Abrams o l'audacia di Rian Johnson, ma possiede una padronanza del mezzo cinematografico tale da avergli consentito di prendere in mano il progetto in medias res e regalarci un'avventura spaziale prevedibile ma efficace, che rispetta la natura di Star Wars come omaggio ai film seriali degli anni '30 ma che va anche più a ritroso per omaggiare il genere cinematografico americano per eccellenza, il western, con tanto di attacco al treno che rientra di diritto tra le sequenze più spettacolari del franchise. Per certi versi il timore dei fan si è avverato: non c'era bisogno di un film come Solo, ma nella sua "inutilità" si cela un blockbuster molto classico e divertente, che non dice nulla di nuovo ma racconta uno stralcio di storia stellare nel modo giusto.


Harrison chi?

Solo è un film autoconclusivo, ma lascia comunque la porta aperta ad altre avventure, che siano collegate o meno alla storia concepita da Kasdan. Potremmo quindi rivedere il giovane Han interpretato da Ehrenreich, divo emergente che fa un lavoro più che discreto senza mai cedere alla tentazione di imitare Ford, che è anche però, per ora, l'elemento più debole di quello che potrebbe diventare un franchise secondario a se stante. Poiché il passato di Han non contiene elementi inediti di spessore, è quasi inevitabile che il giovane eroe si faccia rubare la scena da quasi tutti i comprimari, in particolare Glover che si prenota un eventuale spin-off dedicato a Lando e l'attrice britannica Phoebe Waller-Bridge nei panni virtuali della droide L3-37. Il tutto senza dimenticare Chewbacca, che per l'occasione diventa un co-protagonista a tutti gli effetti ed esibisce una vera personalità a tutto tondo, formando con Han un'adorabile strana coppia che non ci dispiacerebbe rivedere in un altro film antologico, cronologia permettendo. A patto però che questo ritorno sia situato all'interno di un progetto che guardi al futuro o comunque all'inedito, invece di inseguire a tutti i costi il passato senza rielaborarlo a dovere.

Solo: A Star Wars Story Noto principalmente per la sua lavorazione travagliata e controversa, il secondo film antologico delle Guerre Stellari - Solo: A Star Wars Story - è un prodotto dignitoso e divertente, ma lontano dall'ambizione dei lungometraggi recenti del franchise ideato da George Lucas. Il passato di Han Solo non necessitava di un film intero ma il risultato è comunque un buon pezzo di entertainment, con un protagonista che riesce a non farci rimpiangere (troppo) l'assenza di Harrison Ford ai comandi del Millennium Falcon.

7

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