Soldado, la recensione: la stirpe dei sicari si fa muscolosa ed essenziale

Stefano Sollima si allontana dal Sicario di Denis Villeneuve e dirige un film solido, muscoloso all'estremo, che piacerà agli appassionati del genere.

recensione Soldado, la recensione: la stirpe dei sicari si fa muscolosa ed essenziale
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Chi ha amato Sicario di Denis Villeneuve, probabilmente ne porterà dentro ancora i segni, le atmosfere, il sapore aspro e il suo linguaggio brutale. Percepirà ancora oggi il dolore degli occhi di Emily Blunt nelle battute finali, la determinazione di Josh Brolin, lo sguardo glaciale di Benicio Del Toro, e probabilmente si aspetta di ritrovare tutto questo anche in Soldado, sulla carta diretto sequel dell'opera del 2015. Così però non è, nel bene e nel male.
Il personaggio della Blunt, a suo modo motore di molti eventi del film originale, non c'è più, la nostra attenzione va dunque rivolta altrove, alla ricerca di un altro collante; inoltre è cambiata la sedia della regia, che in Soldado è occupata dal nostro Stefano Sollima.
Il suo è un arrivo di peso, importante, che cambia stile e linguaggio dell'opera originale, rendendo tutto più muscoloso ed esplicito. La mano del regista di ACAB - All Cops Are Bastards, Suburra, ma soprattutto Romanzo criminale - La serie e Gomorra - La serie si nota sin dai primi istanti, durante i quali pone sul tavolo alcune carte essenziali che giocherà nel corso di tutta la narrazione.

Opposti e contrari

Il confronto con Sicario infatti è soltanto etereo, concettuale: ritroviamo due dei personaggi originali, due attori come Josh Brolin e Benicio Del Toro, così come siamo ancora catapultati al violento confine fra Messico e Stati Uniti, dove la guerra fra la DEA e i cartelli della droga e del traffico di esseri umani (interessati ad attraversare illegalmente i Paesi) va in scena senza sosta.
Il lavoro di Villeneuve però finisce qui, intento a rimanere una perla del nostro recente passato - e qualsiasi ulteriore confronto sarebbe tanto inutile quanto superfluo. Soldado lascia meno spazio al pensiero, alle cose non dette, per spingerci con forza dentro l'azione. Appare sin dal principio un film meno cervellotico del suo predecessore, più carnale, fisico ed essenziale. Stefano Sollima inoltre ha sfruttato, o almeno così sembra, questo progetto come "valvola di sfogo" della sua intera carriera sino ad oggi, sfruttando ogni singolo centesimo del corposo budget americano a disposizione.
Siamo infatti lontani anni luce dalle ristrette piazze di spaccio di Gomorra, dove la camera a mano e le immagini volutamente sgranate restituivano scene ruvide, low-fi, per renderci partecipi di una situazione di assoluto degrado. Negli Stati Uniti abbiamo a che fare con uno degli eserciti più potenti e attrezzati del mondo, con elicotteri d'assalto, pronto ad agire lungo distese di terra e deserto senza fine.
Sollima ha così "ripulito il suo sguardo" e lanciato la sua camera nel cielo, rendendola libera di volare, muoversi, roteare, al servizio dello spettacolo più genuino e funzionale. Proprio per questo abbiamo usato, in apertura, la parola "muscoloso", perché Soldado è un prodotto "di sostanza", pieno di azione, di mezzi pesanti e scene crude. Gli scontri in auto, gli inseguimenti in elicottero, il suono dei proiettili sono quasi costanti scena dopo scena, sono pochi i momenti di respiro in cui riordinare le idee.
Esattamente come i protagonisti del film, anche il pubblico in poltrona ha poco tempo per reagire, per comprendere cosa sta accadendo e prendere di conseguenza la migliore scelta possibile. Un tipo di narrazione che certamente funziona, se si ama un cinema che mescola senza troppi fronzoli elementi action ad altri più thriller, sacrificando certo un po' di solennità e pace autoriale. In questo Sicario e Soldado sono due lungometraggi paralleli, opposti e contrari, seppur complementari se pensiamo al mondo in cui sono ambientati.

Il linguaggio in ogni sua forma

Stefano Sollima si focalizza principalmente sull'incomunicabilità fra personaggi, scava nei loro sentimenti più profondi in relazione al dovere, lasciandoli sospesi fra ciò che bisogna fare per mestiere e ciò che invece sarebbe preferibile fare per non ritrovarsi con il cuore dilaniato dalla colpa e dal rimorso. Josh Brolin e Benicio Del Toro riescono a materializzare questo concetto alla perfezione, con mestiere ed esperienza, soprattutto il secondo, capace di apparire glaciale e cangiante allo stesso tempo - del resto il compito del suo personaggio è recitare una parte, infiltrarsi in ogni dove ed essere sempre qualcun altro.
Fra loro non c'è più la combattente di cristallo Emily Blunt, si insinua però la piccola Isabela Moner, che interpreta magnificamente una scontrosa Isabel Reyes.
Nonostante i pochi anni, la giovane Isabela affronta il suo ruolo con decisione e maturità, calandosi con assoluta freddezza (almeno inizialmente) nei panni della figlia di un importante trafficante. Trafficante che in realtà non appare mai sullo schermo, la sua figura è quasi fittizia, proprio perché a Stefano Sollima e a Taylor Sheridan, autore della sceneggiatura, non interessa mettere in scena una classica guerra fra buoni e cattivi.
È molto più interessante affrontare le dinamiche fra i tre protagonisti principali, i loro comportamenti in relazione ai vari contesti con cui devono misurarsi, con la piccola Isabel a fare da ago della bilancia fra morale e dovere - con una quarta, inedita figura che potrebbe spingerci verso un potenziale terzo film.

Questo rende Soldado un film funzionale, ben bilanciato fra azione e significato, seppur meno pregno del suo celebre predecessore. Probabilmente impiega un po' troppo tempo "a partire", come un motore diesel, la prima parte inoltre può risultare leggermente confusa e pesante per lo spettatore più casual. Si salta da una parte all'altra del globo, cercando di capire i motivi di un'ondata di attentati che hanno colpito gli Stati Uniti, per poi impostare la missione principale che va in un'altra direzione ancora.
Solo quando Brolin e Del Toro sono finalmente pronti a ingaggiare il fuoco, il film decolla e ingoia lo spettatore in una scia di tensione e azione con pochissimi momenti di stanca, diretta da Sollima in maniera davvero autorevole e imponente.

Soldado Il linguaggio autoriale di Denis Villeneuve si trasforma e si fa più muscoloso, fisico, in questo sequel firmato Stefano Sollima. Soldado appare infatti come un solido film di genere, in cui il non detto lascia spazio ai proiettili e all'azione. Manca la figura di Emily Blunt, Josh Brolin e Benicio Del Toro però hanno comunque un nuovo ago della bilancia, pronto a tenerli sospesi fra ciò che è giusto e ciò che è doveroso. Il significato, fra una missione e l'altra, non manca di certo, Sollima e Sheridan però preferiscono di gran lunga riempire lo schermo anziché la testa dello spettatore, strizzando così l'occhio agli appassionati del cinema action/thriller più puri.

7.5

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