Sobibor - La grande fuga, la recensione del film con Christopher Lambert

L'attore russo Konstantin Khabenskiy esordisce dietro la macchina da presa con un dramma bellico ambientato nell'omonimo campo di concentramento.

recensione Sobibor - La grande fuga, la recensione del film con Christopher Lambert
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Seconda Guerra Mondiale. Il campo di concentramento di Sobibor, in Polonia, ospita centinaia di prigionieri ebrei, sotto lo stretto controllo dell'esercito tedesco.
I nazisti gestiscono la struttura con crudeltà e deridono in più occasioni le loro impotenti vittime, il tutto sotto il comando del crudele e impassibile comandante Karl Frenzel.
Qualsiasi tentativo di fuga è punito non solo con la morte di chi cercava di scappare, a farne le spese sono anche altri innocenti: in questo modo gli aguzzini riescono a tenere a bada possibili rivolte, seguendo una pratica ben comune agli uomini del Reich.
Ma la situazione è diventata ormai insostenibile e dopo aver ricevuto la notizia che in un altro campo di sterminio è avvenuta una strage prima dell'abbandono da parte dei nazisti, l'ex ufficiale sovietico Alexander Pechersky comprende come sia arrivato il momento di reagire.

Gli orrori della Storia

Costruito nel marzo del 1942, nell'ambito dell'Operazione Reinhard, il campo di sterminio di Sobibor è oggi considerato tra quelli in cui avvenne il maggior numero di vittime durante il secondo conflitto mondiale: per alcune fonti vi persero la vita oltre duecentomila prigionieri, la maggior parte di origine polacca.
Negli Anni Ottanta venne già realizzato un film a tema, la produzione televisiva Fuga da Sobibor (1987) che vedeva tra i protagonisti il compianto Rutger Hauer. Sobibor - La grande fuga ripercorre i drammatici eventi che ebbero luogo in quel tragico palcoscenico, pur romanzando in diversi passaggi chiave sia i personaggi che le fasi clou della vicenda.
L'attore russo Konstantin Khabenskiy esordisce dietro la macchina da presa, ritagliandosi anche il ruolo da protagonista, e prende a piene mani dai classici del filone, riuscendo a fare tesoro del budget non certo esorbitante stimato in circa l'equivalente di due milioni e mezzo di dollari.

Pro e contro

E se dal punto di vista della messa in scena e del dispendioso numero di comparse le due ore di visione possiedono una certa forza, lo stesso non si può dire per la sceneggiatura, che affastella troppi personaggi secondari e non riesce a imprimere la giusta profondità a quelli principali.
Allo stesso modo il tratto grottesco/caricaturale con il quale vengono caratterizzati i soldati tedeschi risulta forzato in più occasioni, a cominciare dal comandante interpretato da un Christopher Lambert evidentemente fuori parte.
Le due ore di visione propongono così una serie di sevizie, fisiche e psicologiche - la violenza più estrema è sempre comunque lasciata fuori campo, anche in vista della destinazione per il grande pubblico -, che preparano il terreno all'esecuzione del piano di fuga delle concitate fasi finali.

Una delle scene madri in particolare è inutilmente appesantita da uno slow-motion eccessivo e per nulla necessario, che finisce per trasformare il passaggio chiave del racconto in una sorta di stanca e banale celebrazione schiava della più scontata retorica. Una scelta poco consona visto anche che fino a quel momento le dinamiche più action-oriented erano state gestite con una certa sobrietà.
L'impressione generale è quella di un film che vive di fiammate ma incompiuto nella sua complessità, troppo attento nel cercare uno spettacolo tragico di facile presa e commozione per essere anche sensibilmente genuino.

Sobibor - La grande fuga Dramma di stampo bellico ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, Sobibor - La grande fuga racconta la tragedia vissuta sulla propria pelle dai prigionieri dell'omonimo campo di concentramento, situato in Polonia e sotto il controllo dell'esercito nazista. Esercito nazista più cattivo che mai e al centro di sequenze sempre più grottesche e gratuite che vedono come involontari sparring-partner gli ebrei lì rinchiusi. Loro sono infatti la miccia necessaria a scatenare la rivolta, della quale risultano più interessanti le fasi preparatorie che la vera e propria messa in atto. Con un Christopher Lambert fuori parte nelle vesti del villain e un cast di buoni poco carismatico, per quanto numeroso sia il parterre di figure secondarie e di comparse, le due ore di visione possiedono discreti passaggi ma non riescono a mantenere eguale interesse per tutto lo svolgimento, tra scene gratuite e forzate che tolgono parziale verosimiglianza a una vicenda così crudelmente reale. Il film andrà in onda domenica 7 febbraio alle 21.25 su RETE4 in prima visione tv.

5.5

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