Smetto quando voglio - Ad Honorem, la recensione: la Banda è per sempre

Con un episodio rocambolesco e divertente, Sidney Sibilia conclude nel modo migliore possibile la sua trilogia dedicata "alle migliori menti italiane"

recensione Smetto quando voglio - Ad Honorem, la recensione: la Banda è per sempre
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Le cose belle prima o poi finiscono. Sono lì a ricordarci la caducità della vita, tanto breve quanto meravigliosa, ricca di opportunità e bivi da percorrere. Più che citare il pendolo schopenhaueriano, però, vogliamo restare in territorio nostrano e prendere come esempio Ungaretti e le sue foglie d'autunno, noi, appesi all'esistenza in costante bilico nel vuoto, soprattutto le giovani generazioni di studenti e laureati che devono affrontare oggi quel mattatoio sociale ed emotivo che è divenuto il mondo del lavoro. Ecco, per questi e molti altri nelle stesse precarie condizioni, le cose belle forse finiranno sempre prima di quanto facessero per i loro genitori, ma se c'è una cosa da imparare da cult movie come Il Corvo è anche che "non può piovere per sempre", e in parte, come spinta psicologica a reagire, lo Smetto Quando Voglio di Sydney Sibilia voleva forse insegnare proprio questo; ad essere, cioè, il motore positivo della propria esistenza, a credere in un talento fin troppo bistrattato mettendolo al servizio delle proprie esigenze, per elevarsi in quanto persona, per togliere da sotto le scarpe un orgoglio per troppo tempo calpestato.
Il fatto è che c'è una linea sottile che separa la voglia di riscatto dall'egomania, limite che i nostri cervelloni non hanno oltrepassato nei primi due riusciti capitoli della trilogia, che si conclude adesso con questo Ad Honorem, dove a trascendere la pazzia troveremo però una nemesi già introdotta in Masterclass che costringerà Pietro Zinni e compagni a contromosse decisive.

Ottima condotta

Proprio come già visto nel secondo capitolo della saga, girato comunque back-to-back con questo terzo, Ad Honorem riprende le fila della storia dove l'avevamo lasciata, e cioè con la Banda divisa in vari carceri e con l'intuizione geniale di Zinni (Edoardo Leo) sulla SOPOX, scoperta in realtà essere la formula per sintetizzare il micidiale Gas Nervino. Purtroppo non gira proprio per il verso giusto a nessun membro del gruppo, anche se Pietro, sotto perizia psichiatrica, continua a parlare di "un uomo" con l'obiettivo di liberare il gas a Roma, in una zona non meglio specificata. E parte importante di questa terza, riuscitissima parte di Smetto Quando Voglio è proprio il villain Walter Mercurio, interpretato con grande intensità espressiva e immedesimazione da Luigi Lo Cascio. Sibilia e l'attore ne parlano ironicamente come estremizzazione negativa del Geometra Calboni di Fantozzi, spiegando come in realtà a funzionare sia stata l'idea di esplorare il background di questo personaggio, raccontandolo prima come uomo e solo poi come cattivo, in qualche modo motivandolo e distaccandolo dai classici nemici americani di queste grandi trilogie, privi di spinta morale e guidati solo da un'inestinguibile sete di potere. La genesi del villain nel film è poi senz'altro una delle sequenze più belle e riuscite dell'intero progetto, che fa della chimica motivo di commozione irrefrenabile e della perdita causa scatenante di vendetta e pazzia, regalando al cinema pop italiano un cattivo per nulla caricaturale e invece molto riuscito, davvero degno di questo nome. Per affrontarlo e mandare a monte i suoi piani, ovviamente, la Banda dovrà riuscire a trovare un modo di evadere dal carcere, dando al film un'interessante impostazione da heist movie improntato al breakaway.
Obiettivo, questo, voluto e ricercato da Sibilia e dagli sceneggiatori, così da donare all'ultimo capitolo della serie ampio respiro, lasciandolo muovere in una nuova direzione oltre alla già sperimentata commedia nerd all'italiana e all'azione. E i generi si abbracciano e si miscelano alla perfezione, in un percorso non dissimile dagli incastri narrativi pensati nel corso degli anni per far funzionare la saga, più volte ripetuti e strutturalmente insindacabili.

C'è sapore di continuità, di sottile ma brillante epica capitolina, tutta volta al mainstream e al pop caciarone, ironica e parodica, eppure con qualcosa di bello e importante da dire. Smetto Quando Voglio, dal primo fino Ad Honorem, funziona ed entusiasma proprio per la sua candida fierezza e per la bontà dei ridotti contenuti che ha da offrire, volti alla decostruzione sistematica della figura dell'intellettuale italiano, nei film prima bullizzato dalla società e poi a sua volta bullo all'attacco di quell'insieme di regole che lo incatenevano.

Cum Laude

Come poi sottolinea nel film il Giorgio Sironi di Lorenzo Lavia, "anche le lauree Ad Honorem hanno un voto", che è il cum laude, paradossalmente non numerale ma scritto. E allora ecco che in questo ultimo, grande atto si palesa ancora una volta la totale passione e la dedizione di un Sibilia davvero bravo in cabina di regia, che sorprende di nuovo grazie al suo stile energico e a sequenze cinematograficamente strutturate a dovere.
Il giovane autore salernitano si è anche occupato insieme a Michele Braga della scelta dei brani, lavorando molto di repertorio con pezzi come Fix You dei Coldplay ma utilizzando anche temi specifici per i personaggi, tra sonorità electric-synth e potenti percussioni e chitarre rock, senza contare il tuffo nel mondo dell'Opera con l'aria del Barbiere di Siviglia, tra l'altro realmente cantata in tenore da un portentoso Stefano Fresi. Insomma, in questo suo trittico d'esordio Sibilia e i suoi collaboratori si sono egregiamente distinti da una massa ormai ristagnante di registi e maestranti del Bel Paese senza quid, meritandosi riconoscimenti e successo. Adesso si guarda avanti, verso un progetto meno corale e più dedicato al singolo, ma con la stessa incredibile voglia di non smettere mai di stupire.

Smetto quando voglio - Ad Honorem Smetto Quando Voglio - Ad Honorem è la perfetta conclusione di una trilogia pop nostrana dal taglio intellettuale/nerd brillante e sofisticato, prodotto inconsueto e ben accetto nel cinema di genere italiano. Sibilia confeziona un terzo e ultimo capitolo di ampio respiro, che si muove agilmente tra commedia, action e heist-movie in stile breakaway, dando spazio di emergere a ogni protagonista, che invece di sgomitare si unisce in un unico corpo atto alla riuscita del progetto. Il villain di Luigi Lo Cascio è poi ulteriore valore aggiunto a questo Ad Honorem, che ci sentiamo di promuovere "honoris causa" cum laude. Divertente, ritmato e con una precisa epica pop capitolina, il finale della saga della Banda dei Cervelli si dimostra in conclusione grande, grandissimo intrattenimento Made in Italy, fiero delle sue radici e consapevole dei traguardi raggiunti. Lunga vita alla Banda!

7.5

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