Slender Man: la recensione del film tratto dal terrificante mito Creepy Pasta

L'inquietante personaggio nato dalla mente di Victor Surge sbarca al cinema, in un film horror poco curato e diretto da Sylvain White.

Slender Man: la recensione del film tratto dal terrificante mito Creepy Pasta
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Il termine Creepypasta è derivativo dalle cosiddette storie Copypasta, che a loro volta sono uno slang del Copy and Paste, copia e incolla. Questi racconti girano infatti per il web copiati e incollati da un sito a un altro, in modo da aumentare il bacino d'utenza dei lettori, sempre più attivi e curiosi.
Nel tempo il Copy è stato poi sostituito con il Creepy per indicare i racconti horror, brevi e molto diretti. Tra i personaggi più amati, conosciuti e spaventosi dei Creepypasta troviamo proprio questo Slender Man, traducibile nell'italiano "uomo esile", creato per un concorso fotografico indetto da Something Awful da Eric Knudsen, il cui nome d'arte è Victor Surge.
Il finto mito dello Slender Man ha poi lentamente cominciato a diffondersi a macchia d'olio e su diversi livelli mediatici, valicando il grande muro del web per essere adattato in libri, documentari o videogiochi. Il prossimo 6 settembre l'inquietante personaggio è pronto a sbarcare al cinema nel film diretto da Sylvain White (The Losers), che si dimostra però una trasposizione stanca e tediosa di un personaggio che avrebbe forse meritato di più.

Beffarsi delle leggende

Difficile tirare qualcosa di davvero originale dal cappello quando poi Hollywood ha già sfruttato il mito in più di un'occasione, modificandolo all'occorrenza. Lo stesso Slender Man ha dei tratti riconducibili ad altro, questo perché nasce innanzitutto dalla mente di un fan dell'orrore e perché, in secondo luogo, come molti altri personaggi del genere, si rifà alla leggenda dell'Uomo Nero.
Le vittime prescelte sono quindi sempre bambini o ragazzi, nel caso del film di White ragazze, quattro per l'esattezza, Hallie, Wren, Katie e Chloe. Sono studentesse come tante, migliori amiche da tempo. L'opera non ha prologhi, né aperture di alcun genere e anzi, ci presenta subito le protagoniste intente a chiacchierare con un gruppo di ragazzi cercando di organizzare la serata, anche se non possono rivelare di cosa si tratti perché "è un segreto". La sera stessa, Katie organizza un pigiama party a casa sua e Chloe rivela che il segreto segretissimo del gruppo è l'idea di invocare lo Slender Man.
Sembra che le ragazze conoscano il mito che aleggia nel web ma fatichino a credere che possa essere reale, fatale e ormai imperdonabile ingenuità di molti protagonisti del genere horror. Il problema, infatti, è l'immedesimazione del pubblico nelle scelte delle ragazze, che devono sì attenersi a determinate esigenze narrative, ma tra queste non è detto che debbano rientrarci stupidità e faciloneria.
Hallie e le amiche non ci vengono presentate né come le leader della scuola, né tantomeno come le sfigate di turno. Sono un gruppo eterogeneo come tanti, curioso, che si fuma qualche spinello, parla di ragazzi e si gode la vita. Tutto sembrano, tranne che sempliciotte, anche se poi, di notte, quando scelgono di invocare lo Slender Man seguendo il video tutorial (sì, c'è il video tutorial per invocarlo) non appaiono certo ragazze sveglie. È come se, in una serata tra amici, qualcuno parlasse di Re Peimon, ottavo sire degli Inferi, e di colpo tutti si fiondassero a evocarlo, perché tanto cosa mai potrebbe succedere?
Mano sul fuoco, non accadrebbe mai una cosa del genere, perché molti nascondono dentro una certa avversione o paura per il misticismo o la spiritualità, e prima di chiudersi nel tentativo divertito di richiamare forze oscure ci penserebbero due volte. Non perché esistano davvero, ma perché farlo le renderebbe più reali e spaventose, agendo in modo venefico sulla psiche.

Ovviamente Hallie e le altre lo fanno senza troppo pensarci e il video di cui sopra è corredato da un susseguirsi ipnotico e sinestetico di simboli pagani e suoni distorti. Le ragazze sembrano catturate, ma dopo poco tornano a ridere e divertirsi.
Da lì, White salta una settimana e ci spiega che Hallie e le altre hanno avuto diversi e agghiaccianti incubi sullo Slender Man. Durante una gita in un cimitero storico, Katie mostra dei segni di squilibrio mentale, fissando angosciosamente il bosco e, di lì a poco, scomparendo nel nulla. Qualcosa è arrivato per dare la caccia alle ragazze!

Beware the Slender Man!

La storia ideata da David Birke per il grande schermo non funziona. Non lo fa dall'inizio, presentandosi immediatamente con delle protagoniste inadatte, un'atmosfera sbagliata e un clima mortifero pesante e asettico.
Guardando Slender Man, la voglia principale è quella di uscire dalla sala e tornare alla palpabile inquietudine del Sinister di Scott Derrickson, film che più di tutti negli ultimi anni ha attinto dalla mitologia del personaggio di Surge, incrociandola con esoterismo e leggenda dell'Uomo Nero per creare un horror implacabile.

Non si può dire lo stesso dell'adattamento di Sylvain White, che ha sì molti tratti disturbanti ma non è ben chiaro come voglia agire nel corso dello sviluppo della storia. È palesemente un titolo di natura jump scare, ma non ne ha molti e non riesce a sfruttarli come si deve. Al contempo, però, i novanta minuti del racconto pare vogliano avere velleità psicologiche superiori alle reali capacità del progetto, anche se poi queste ultime fagoticano voracemente le ambizioni dello script di Birke, rigettandole in malo modo sul grande schermo.
I momenti realmente spaventosi si contano sulle dita di una mano e il mito dello Slender Man viene affrontato mediante immagini di repertorio e video mokumentary creati ad hoc, proprio come se si stesse eseguendo una ricerca su internet. Il resto è un ammasso di effetti speciali cheap, inquadrature mosse, zoomate all'indietro per l'effetto vertigo e immagini disturbanti atte a riempire una storia tragica nella sua generale vacuità.
Volete essere spaventati? Aspettate che faccia buio, rimanete soli in casa, spegnete tutte le luci e aprite la ricerca Google: Il migliore Slender Man resta quello ineffabile e misterioso, senza ridicole spiegazioni biochimiche e soprattutto senza obbligare lo spettatore a un'ora e mezza di un film che sembra soprattutto attenersi al termini Copy and Paste, senza il creepy, privo di originalità e per nulla pauroso.

Slender Man Privo di particolari velleità psicologiche, incapace di sfruttare al meglio la sua natura inquietante e i vari jump scare, Slender Man di Sylvain White si dimostra un horror davvero poco ambizioso e privo di originalità, insofferente alla ricerca di uno spavento di qualità. Di immagini disturbanti ce ne sono, ma il clima non è mai realmente agghiacciante e la mitologia del personaggio, utilizzata con una povertà creativa, sì che fa paura. Andate oltre, senza timore.

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