Recensione Sleeping Around

Vite allo sbando che cercano rifugio nel sesso

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Partendo dal proprio adattamento dell'opera teatrale di Arthur Schnitzler Girotondo, Marco Carniti (affermato regista teatrale) scarnifica il sottotesto emozionale dell'atto sessuale, ridotto - da una società che si muove solo per obiettivi e risultati - a mero esercizio fisico, o - peggio - a moneta di scambio di un consumismo che ingloba anche e soprattutto la mercificazione dei corpi. Cinque coppie che si muovono sullo sfondo di uno scenario futurista, il non luogo di quelle metropoli nel cui grigio-acciaio sprofondano i colori delle identità, e che allacciano rapporti carnali seguendo un vizioso circolo di cronicità sessuale e aridità affettiva. Da questo intreccio di pulsioni sessuali emerge un quadro di sostanziale vuoto comunicativo, parole scambiate per mascherare la reale assenza di un qualcosa da dirsi che sia latore di profondità emotive, relazioni radicate nella consapevolezza di un voler (con)dividere che è linfa vitale dei rapporti stessi. Carniti prova a tradurre la drammaturgia teatrale al cinema cogliendo molto bene atmosfere e percezioni, mancando però di costruire quello scheletro narrativo che al cinema (che manca della estemporaneità e degli spazi teatrali) è sempre necessario per dare tono e fluidità narrativa all'opera.

Carosello di vite

Siamo in una metropoli qualunque, che incarna un po' tutte le grandi, dispersive metropoli. All'ultimo piano di un avveniristico edificio si sta tenendo una conferenza stampa sull'innovazione pubblicitaria del futuro: la possibilità di proiettare i marchi pubblicitari sulla luna piena. Poco dopo, l'intraprendente e provocante direttrice marketing Sara (Anna Galiena) incontra Marcelo Casares, noto sociologo e stimato professore universitario, al fine di persuaderlo (verbalmente e ‘fisicamente') a prestare il suo volto per la campagna pubblicitaria della innovativa China Cola lanciata dall'agenzia per cui lei lavora. La seduzione non sortirà gli effetti sperati ma farà da cerniera alla catena di intrecci esistenti tra i dieci protagonisti del film: Sonia, una ragazza bulimica che tenta di sedurre il suo professore, Marcelo, appunto, mentre quest'ultimo s'intrattiene regolarmente con Elena, medico legale e in crisi col marito Giovanni, ex pilota d'aereo ora disoccupato e impotente, che cerca di trovare nuovi stimoli con Lory, una hostess disinibita ma profondamente sola che incontra per caso Paolo, giovane ragazzo malato di AIDS e per questo in crisi con la compagna. A chiudere il cerchio ci sono Bed, ragazzo-padre tunisino alle prese con un figlio da crescere e Ricky, ragazzo vergine che vuole sperimentare l'amore e decide di farlo con Sonia.

Teatro al cinema

Un circolo di legami sessuali fine a sé stesso, e proiettato all'infinito, che descrive la monotona ciclicità della società odierna, che si muove frenetica senza mai concedere alle situazioni e ai rapporti un loro peso specifico. Carniti, complice l'ottimo lavoro scenografico nella ricostruzione di un'atmosfera vuota e futurista, coglie bene il vortice di insensatezza del sesso occasionale, di corpi svuotati di pensiero e dunque istintivamente spinti all'accoppiamento come animali. Il film soffre però, nella circonvoluzione di corpi e pensieri, di uno sbilanciamento formale e di un'eccessiva schematizzazione che volatilizzano un po' il senso dell'opera. Resta un lavoro coraggiosamente fuori dagli schemi, capace di ritrarre con un certo crudele realismo la diffusa disillusione di oggi, che attraversa tutti ma che s'inasprisce col passare degli anni e l'accumularsi delle speranze infrante.

Sleeping Around Marco Carniti (tras)porta dal teatro al cinema Girotondo di Arthur Schnitzler, tratteggiando con lucidità il dinamismo sessuale che si accompagna alla sostanziale inerzia emotiva che attraversa le generazioni, le classi sociali, i sessi, senza mai - sostanzialmente - modificarsi. Se da un lato la vivida connotazione scenografica di luoghi estranei a loro stessi trasmette bene il senso di smarrimento esistenziale connaturato al film, dall’altro la struttura ‘teatrale’ non favorisce sempre la fluidità narrativa dello stesso, che - nel passaggio dal palco allo schermo - risente a livello di ritmo e pregnanza della sua stessa struttura circolare.

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