Recensione Sils Maria

Juliette Binoche, Kristen Stewart e Chloe Grace Moretz nell'ultima, criptica opera di Olivier Assayas

recensione Sils Maria
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Un “serpente” di nuvole bianche si materializza fra le cime delle Alpi, insinuandosi con silenziosa lentezza fra le montagne di fronte allo sguardo estasiato di Maria Enders. L’apparizione delle “nuvole di Sils Maria”, piccola località svizzera nella quale risiedette il filosofo Friedrich Nietzsche, costituisce un momento emblematico del film di Olivier Assayas: un’epifania, preannunciata dalle immagini in bianco e nero del medesimo, immutabile fenomeno, ma anche una netta cesura fra il lungo atto centrale della pellicola ed il suo epilogo. Dura appena una manciata di secondi, il rapimento estatico della protagonista: tanto basta perché le sue angosce vengano messe a tacere, benché solo per un breve periodo, ma pure affinché la sua assistente, la giovane Valentine, sia inghiottita nel nulla, senza alcuna spiegazione. Una sequenza enigmatica, con risvolti simbolici aperti ai più vari tentativi di esegesi, in cui è sintetizzata l’anima di Sils Maria, l’opera che il regista e sceneggiatore francese Olivier Assayas ha portato in concorso alla 67° edizione del Festival di Cannes, a due anni di distanza dal precedente Qualcosa nell’aria.

All about Maria

Un film criptico ed affascinante, Sils Maria, che si apre come l’ennesima variante sul sempiterno modello di Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz, tuttora il massimo capolavoro in materia di dicotomia fra la realtà e la nostra percezione di essa, filtrata attraverso la rielaborazione artistica propria del mestiere dell’attore. In questo caso a vestire i panni di una moderna Margo Channing, con occhiali scuri e tablet su cui verificare in tempo reale notizie e rumors dal mondo dello show-business, è una magnifica Juliette Binoche, la quale non esita a lasciar scorrere sul proprio volto di splendida neo-cinquantenne ogni singola sfumatura degli stati d’animo del suo personaggio: Maria Enders, un’affermata diva cinematografica in procinto di rendere omaggio al defunto Wilhelm Melchior, il regista e drammaturgo che oltre vent’anni prima aveva dato inizio alla sua carriera affidandole la parte della spregiudicata Sigrid. Il testo, dal titolo Maloja Snake, era stato interpretato da Maria prima a teatro e poi sul grande schermo, e da allora la sua intera esistenza era stata segnata dall’identificazione con il ruolo da lei impersonato: la ragazza che, in virtù della sua conturbante giovinezza, coinvolgeva in uno spietato gioco di seduzione la matura borghese Helena. Ma ora, a due decenni di distanza, è la parte di Helena ad essere offerta a Maria dal regista Klaus Diesterweg, intenzionato a riportare sul palcoscenico Maloja Snake, mentre ad interpretare Sigrid sarà Jo-Ann Ellis, trasgressiva starlet che sbanca i botteghini con film di supereroi ed anima le colonne del gossip con la sua turbolenta vita privata.

TRE DONNE ALLO SPECCHIO

In Sils Maria si intrecciano pertanto una pluralità di suggestioni, che rimandano al succitato Eva contro Eva ma pure alla rappresentazione del sentimento amoroso come perverso meccanismo di potere del cinema di Rainer Werner Fassbinder - e difatti, la trama della fittizia pièce Maloja Snake ricalca quella de Le lacrime amare di Petra von Kant. Ma al di là degli echi cinefili (ben lontani, tuttavia, da uno sterile citazionismo), la pellicola di Assayas si configura innanzitutto come un formidabile gioco di specchi, il cui disegno narrativo, però, non assume affatto una precisione geometrica: il topos dello sdoppiamento subisce un’ulteriore frammentazione, evidente fin dalla presenza di tre figure femminili al cuore del racconto (come le Tre donne del film di Robert Altman). Maria, impegnata nel traumatico passaggio dal ruolo di Sigrid a quello di Helena, e quindi nella dolorosa accettazione di un vissuto esistenziale che la costringe a rivalutare le sue prospettive di gioventù, nel frattempo è ‘presa’ fra due donne, entrambe rifrazioni del personaggio di Sigrid (e quindi, per analogia, di Maria stessa): la solerte assistente Valentine (Kristen Stewart), che legge le battute di Sigrid per aiutare Maria a calarsi nella difficile parte di Helena; e la diva adolescente Jo-Ann Ellis (Chloë Grace Moretz), bersaglio delle frecciate satiriche di Assayas contro il life-style da cronaca di rotocalco e la mentalità commerciale di Hollywood (in tal senso, risulta di impagabile ironia lo scambio di commenti fra Maria e Valentine sulla saga di fantascienza che vede protagonista Jo-Ann, una sorta di parodia degli X-Men).

LA SERA DELLA PRIMA

Ma Assayas, come dicevamo, non ama le costruzioni geometriche, né tantomeno la diabolica perfezione di certe “strutture a incastro” tipiche del cinema classico: lo aveva già dimostrato in Qualcosa nell’aria, e tale caratteristica appare ancor più esasperata in Sils Maria, che procede secondo un andamento sinuoso ed ondivago, in sostanziale contrasto con la sua ripartizione nei canonici tre atti. Quello del regista francese è un film di ellissi, di “non detti”, di percorsi intrapresi e subito interrotti, di avvenimenti tragici (morti, tentativi di suicidio) che avvengono puntualmente fuori scena, di spunti lanciati ad ogni sequenza lasciando che sia lo spettatore, semmai, a raccoglierli. Lo scandalo che travolge Jo-Ann e il suo nuovo amante; l’accenno di attrazione saffica di Maria nei confronti di Valentine, spiata mentre giace addormentata indossando un tanga (un esempio di immedesimazione nella passione di Helena per Sigrid?); la misteriosa sparizione di Valentine, che si ‘dissolve’ fra le nuvole di Sils Maria... ed appunto l’epilogo, con le prove generali dell’atteso debutto in un teatro di Londra, mentre Maria sente riaffiorare dubbi, nevrosi ed insicurezze (e a tratti sembra di rivedere la Gena Rowlands del meraviglioso La sera della prima di John Cassavetes). Il trascorrere del tempo ha forse mutato il punto di vista della donna, la sua percezione della realtà, dell’arte e di se stessa? Aver osservato l’altro lato delle nuvole le permetterà di accedere ad una maggiore comprensione del mondo, o tale obiettivo è solo una pura illusione? Come ha scritto Joni Mitchell, giusto a proposito di nuvole: «I’ve looked at clouds from both sides now / from up and down, and still somehow / it’s cloud illusions I recall / I really don't know clouds at all».

Sils Maria Opera complessa ed ermetica, la cui struttura narrativa è contrassegnata da ellissi che proiettano sul racconto imperscrutabili coni d’ombra, Sils Maria recupera i temi intramontabili relativi al rapporto fra realtà e creazione artistica, mutuati da classici quali Eva contro Eva e La sera della prima ma rivisitati secondo un’ottica (post)moderna in cui i nostri contatti con il mondo sono ineluttabilmente legati ai “nuovi media” (internet in primis). Olivier Assayas costruisce in tal modo un’ambigua ed intrigante riflessione sulla natura umana in relazione con il tempo e con il succedersi delle stagioni della vita, dominata dalla presenza magnetica di un’incantevole Juliette Binoche.

8

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