Silent Night Recensione: John Woo, dove sei tu?

John Woo torna al cinema con Silent Night - Il silenzio della vendetta, revenge movie con Joel Kinnaman protagonista assoluto.

Silent Night Recensione: John Woo, dove sei tu?
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Fra le tante risposte che fortunatamente si possono dare alla domanda "Che cos'è il Cinema?" c'è di sicuro una pellicola come Hard Boiled e quindi, per estensione, la filmografia di John Woo. L'autore di Hong Kong ha segnato in maniera indelebile il genere action, creando emuli, epigoni e tutta una schiera di lungometraggi che avrebbero tanto voluto essere come i suoi ma senza trovarne mai l'estro creativo.

Ecco, Silent Night - Il silenzio della vendetta sembra proprio il film che un grande ammiratore di John Woo ha girato ricalcando i manierismi del maestro senza riuscire a riprodurne la grandiosità e quasi mai trovandone i guizzi che ne hanno da sempre contraddistinto lo stile. Il problema fondamentale è che l'ha girato proprio John Woo.

Silent Night: il silenzio della vendetta e delle emozioni

La cosa assurda è che Silent Night parte esattamente come aveva promesso: sangue e Natale mescolati assieme in una violenza esagerata che inizia a flirtare con il sopra le righe.

Campanellini al collo e maglioni brutti mentre macchine si schiantano e sgherri di una gang muoiono nei modi peggiori possibili. Poi però tutto si ferma e inizia a riavvolgere la storia del Brian di Joel Kinnaman per spiegare come si è arrivati al sangue brutale di cui sopra e qualcosa inizia a scricchiolare. La tassa da pagare di un revenge movie (cioè la parte che porta alla vendetta del protagonista) inizia a sembrare davvero troppo esosa, fra inquadrature esasperate di lacrime che scendono e riempitivi estenuanti che reiterano il concetto di famiglia distrutta dalla morte del figlio. Brian infatti deve allenarsi e "formarsi" per sfogare la sua vendetta ma Silent Night a questo punto si inizia a sfilacciare senza capire bene di cosa vuole parlare, tra gang che infestano quartieri residenziali, poliziotti incapaci, il volto armato dell'America borghese e disagio sociale un tanto al chilo.

Poco Silent e un po' di Night

Le premesse annunciate di un film senza dialoghi non è che siano proprio così rispettate: si parla poco in Silent Night ma qualcosa la si dice, perciò viene meno anche l'eventuale "gioco" di coordinare un film action muto dal punto di vista del parlato (anche se Joel Kinnaman ha provato a non parlare per mesi per Silent Night).

Elemento che avrebbe giovato al lungometraggio di John Woo, dato che il ritmo è uno dei problemi principali di Silent Night: troppo lunga la parte preparatoria alla vendetta e troppo breve quella in cui Brian si scatena veramente contro i colpevoli della morte del figlio.

In mezzo personaggi appiccicati senza alcuno spessore e minima utilità, dalla moglie interpretata da Catalina Sandino Moreno passando per il detective di Scott Mescudi fino al villain con il volto di Harold Torres, la cui massima caratterizzazione è avere un tatuaggio a coprirgli gran parte della testa. Senza contare poi il tema natalizio completamente inutile ai fini di Silent Night: l'apertura del film di John Woo faceva presagire una commistione tra periodo festivo di gioia e sangue a fiumi ma tutto si prende talmente tanto sul serio da risultare solo macchiettistico e mai veramente a fuoco, finendo per poter ambientare Silent Night in qualsiasi altro periodo dell'anno e con qualsiasi altra canzone festiva a dargli il titolo.

Tra John Woo e John Wick

E John Woo dov'è? Lo si intravede qua e là in un manierismo troppo arrotolato su sé stesso: le scene action sono ben girate ma nulla hanno a che fare con le grandiosità squisitamente esasperate che hanno fatto la storia dell'autore di Hong Kong.

Anzi, a tratti paiono un tentativo di ricopiare una versione cotta e mangiata di John Wick senza avere nulla dell'estetica e della poesia in movimento action della saga con Keanu Reeves (ve lo raccontavamo nel nostro speciale sulla violenza di John Wick 4 che sublima il cinema action). Funziona bene la classica scena della scalinata da uno contro tutti, ma per il resto, paradossalmente, sembra quasi più interessante la parte preparatoria alla carneficina vera e propria, visto che Brian è una persona qualunque prima della tragedia che lo colpisce. Silent Night però non sa bene se sottolinearla e pare quasi un fattore a cui il lungometraggio si deve sottoporre invece di diventare elemento narrativo e tematico del film. John Woo non fa errori gravi (tranne un momento del finale che definire pacchiano sarebbe un eufemismo persino per le sparate più sopra le righe a cui ci ha abituati) ma non brilla nemmeno, riuscendo sì a sfruttare il corpo e il volto di un Joel Kinnaman perfetto per il genere ma volendo caricare in maniera sfibrante l'emotività di Silent Night e perdendo quindi aderenza con la commistione suggerita all'inizio tra Natale e sangue.

All is calm, all is bright, recita il secondo verso della canzone natalizia da cui deriva il titolo. Ed è un po' quello che succede a Silent Night e a noi mentre lo guardiamo: tutto è calmo, tutto è chiaro. Che per un revenge movie molto sanguinolento diretto da uno dei più importanti registi action di sempre non è proprio il massimo.

Silent Night John Woo Il ritorno di John Woo sul grande schermo non è purtroppo di quelli sperati. Silent Night - Il silenzio della vendetta tenta di mettere in scena un revenge movie alla John Wick senza mai riuscire a incidere seriamente, con una regia manieristica ben lontana dai capolavori a cui l'autore di Hong Kong ci ha abituati. Il sangue scorre fortunatamente copioso e sulla violenza non si lesina mai, con un Joel Kinnaman corpo perfetto per il ruolo, ma il film si prende troppo sul serio, venendo meno anche al patto di mescolanza tra periodo natalizio e morti estreme, tanto che Silent Night lo si poteva ambientare in qualsiasi altro periodo dell'anno e non sarebbe cambiato poi molto.

5.5

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