Recensione Silent Hill

Le nebbie di Silent Hill avvolgono e rapiscono Rose e Sharon: riusciranno a uscire vive dalla cittadina maledetta?

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

La famiglia Da Silva vive un'esistenza apparentemente normale: i due coniugi Christopher e Rose sono una bella coppia, la cui esistenza è arricchita dalla presenza di Sharon, una bimba delicata con la passione per il disegno. La piccola, tuttavia, soffre di disturbi del sonno, che la portano ad avere incubi, sonnambulismo e allucinazioni, con attacchi sempre più frequenti e pericolosi, durante i quali la ragazzina invoca il nome di una misteriosa cittadina, Silent Hill. Disperata, Rose parte in direzione del luogo recando con sé Sharon all'insaputa di Christopher, che a sua volta cerca di rintracciare moglie e figlia, nel frattempo apparentemente scomparse nel nulla. Le nebbie di Silent Hill le hanno letteralmente inghiottite, e mentre l'uomo scopre il terribile e disgraziato passato della città tramite le sue ricerche, Rose rimane separata da Sharon ed è costretta ad affrontare, con l'aiuto di una coraggiosa poliziotta, i mortali orrori che il destino (e non solo) ha in serbo per lei...

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Laddove la saga videoludica di Silent Hill è riuscita nel suo intento di riportare il meglio del cinema fanta-horror nei videogiochi e metterne al centro dell'azione i suoi fruitori (con riferimenti di peso a King, Carpenter, Lynch, Jodorowsky fino ad arrivare a Lyne, Argento, Fulci), non altrettanto facile era il percorso inverso, portando la saga al cinema. Un onere toccato, nel 2006, a Christophe Gans, già autore del discreto cinecomic Crying Freeman, e a suo agio nelle atmosfere del pauroso e del fantastico con titoli all'attivo come Il patto dei lupi e Necronomicon (e, più recentemente, con la sua versione de La Bella e la Bestia).
Il risultato finale, per buona parte di critica, pubblico generalista e appassionati del videogioco originale, è stato più che positivo. Anzi, il primo film tratto da Silent Hill è stato da molti salutato come la miglior trasposizione su celluloide di un videogioco, primato che, in sostanza, per molti detiene ancora. Sicuramente il film di Gans ha dalla sua un'atmosfera inquietante e curatissima, presa di peso dal gioco originale e nella quale i fan possono sentirsi tranquillamente “a casa”. La cittadina di Silent Hill è resa alla perfezione, e altrettanto bene sono rese le creature, umane o meno, che lo abitano, in tutte le sue “realtà”. La cenere che fluttua in aria tra la nebbia, le chiassose sirene, il mondo che si trasforma in altromondo: tutto molto bello, e portato in scena con criterio, gusto e tanti citazioni al gioco, da un cast inoltre adatto e in parte. Peccato, tuttavia, distaccarsi in più punti dai binari della narrazione originale, portando poi avanti la storia tramite il passaggio in splendide e decadenti location alla ricerca dei vari deus ex per far procedere la trama: proprio come se fossimo in un videogioco, ma senza il dono dell'interattività, e quindi perdendo parecchio in coinvolgimento. Alcune sequenze risultano davvero ben realizzate, ma non tutto quadra nel corso delle due ore e oltre di durata del film, che tuttavia segna un punto a favore per la realizzazione di pellicole simili, pur non portando ad un'immediata serializzazione come nel caso, ad esempio, di Resident Evil: per l'altalenante sequel abbiamo dovuto aspettare ben sei anni.

Silent Hill Se dovessimo valutare Silent Hill in quanto horror/thriller a se stante il giudizio non potrebbe che essere favorevole: nonostante un paio di sbavature il film di Christophe Gans ha atmosfera da vendere e un sottotesto psicologico di tutto rispetto. Arrivando al paragone col videogioco originale, invece, c'è di che discutere: la trama diverge in moltissimi punti, con alcuni cambiamenti arbitrari (usuali in questo genere di produzioni tratte dai vg) che tuttavia risultano interessanti, nella maggior parte dei casi. Quel che conta, ad ogni modo, è che l'opprimente, decadente atmosfera del titolo Konami trasuda anche dalla pellicola, per un vero e proprio viaggio nell'inferno della mente umana.

7.5

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